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Pd, Renzi: 'Premier fidato? Ce ne sono tanti, uno è Gentiloni'

08 Novembre 2017 Author :  

"Ce ne sono tanti, uno forse se ne è accorto è a Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni, e non è arrivato lì per caso". Così Matteo Renzi a Di Martedì alla domanda di un nome di candidato premier a Palazzo Chigi alternativo al suo.(

"Non ho l'ansia di tornare a Palazzo Chigi". Così Matteo Renzi a Di Martedì. Quanto al fatto che "in tanti" gli dicono di andare avanti,"ce ne sono tanti e uno è Paolo Gentiloni che non è arrivato là per caso"

"Penso che la vicenda delle banche sia uno della tante in cui le falsità che girano in rete hanno creato un'immagine falsata. Chi ha sbagliato deve pagare, il vicepresidente di Banca Etruria è stato commissariato da noi. Il punto è che voi parlate solo di Banca Etruria ma negli anni hanno spolpato le banche e tutti zitti, banchieri, giornalisti e politici. Se uno ha paura di stare contro le burocrazie ha gli scheletri nell'armadio, i non ne ho e voglio la verità". Così Matteo Renzi a Di Martedì su La7

Il futuro premier? "E' una discussione sterile perché il potenziale premier lo decide il Parlamento e dico purtroppo, non essendo passata la riforma costituzionale... lo sceglie il presidente della Repubblica che dà un incarico". Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi a DiMartedì.

"Non credo che il Paese sia stanco e deluso, c'è tanta bella gente che vuole mettersi in gioco". Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi a DiMartedì, commentando quanto detto oggi dal presidente del Senato Pietro Grasso. "Io da premier ho sbagliato nell'approccio: ho dato l'impressione di essere molto attento ai poteri importanti anche se davo tanta attenzione agli altri luoghi del Paese. Si può anche sbagliare, io invito chi non sbaglia mai. Quando ho sbagliato, sono andato a casa io. Ma 26mila persone mi hanno detto 'cambia idea'".

"Io sono responsabile di 2 grandi risultati: una vinta alle europee e una persa al referendum, sulle amministrative abbiamo vinto in 5 regioni e perso in 2. Io leader vincente? Glielo dico il giorno dopo le elezioni politiche". Così Matteo Renzi a Di Martedì alla domanda se si senta un leader vincente

"Mi dispiace che Di Maio non ci sia perché l'aveva chiesto lui ed invece ho capito che era una bufala di Gnocchi. Aveva detto 'vieni' come quei compagni che dicono ci vediamo dopo la campanella e poi scendi e non lo trovi. Non è un modo serio, Di Maio è leader di un partito importate non deve scappare, potrebbe essere premier e quando sei premier non puoi provocare e poi scappare". Così Matteo Renzi in studio a Di Martedì sul mancato confronto con Luigi Di Maio nella stessa trasmissione. "A Di Maio - aggiunge - avrei chiesto perché Di Maio che è sempre in tv, su 25mila votazioni in Parlamento ha partecipato al 30 per cento delle votazioni in Aula, Giachetti ha l'86 per cento di presenze".

Dopo il colpo alle Regionali siciliane, il Pd alla resa dei conti interna dopo la debacle. Rosato dice che quello di Gentiloni 'è un nome spendibile', ma ricorda anche che 'il candidato del Pd resta Renzi'. L'ex premier: 'Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta'. Sulla leadership nella sinistra Bersani ha una opzione precisa: 'Grasso? Ci starebbe da Dio..'. Gli fa eco D'Alema: 'la presenza di Grasso sarebbe fondamentale'. E il presidente del Senato dice: 'Dobbiamo ridare speranza a un paese stanco e deluso'. Intanto Grillo esulta: 'Siamo la prima forza politica contro la vecchia melma, restituiremo dignità al Paese'. Salvini chiede a Mattarella di sciogliere le Camere per andare al voto il prima possibile.

"Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta", assicura Matteo Renzi nell'e-news che, rispondendo alla domanda sul fatto che deve "andarsene per sistemare i problemi", dice che "questa non è una novità, visto che hanno studiato vari modi per dirmelo: le prove false di Consip, la polemiche sulle banche, le accuse sulla mancata crescita", le elezioni in Sicilia, cioè "utilizzare ogni mezzo per togliere di mezzo l'avversario scomodo. Che poi è l'obiettivo di chi è contro di noi".

"Abbiamo Paolo Gentiloni che oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile - sostiene Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera -. Ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi lo ha detto chiaramente a Napoli: lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi. Abbiamo bisogno dell'alleanza più ampia possibile, con un programma concordato. Nel nostro partito - prosegue Rosato - ci sono per fortuna più personalità capaci di assumersi grandi responsabilità. Gentiloni è sicuramente una di queste, lo dimostra con il suo lavoro. Il candidato del Pd resta Renzi, legittimato dalle primarie. Poi - aggiunge - siamo per costruire squadra ampia e programma condiviso. Per questo resta un invito aperto, sincero e pressante a tutta la sinistra a lavorare insieme per non lasciare il paese in balia di Salvini e Grillo".

"Mattarella sciolga le Camera prima possibile - ha detto Matteo Salvini a Catania -. Sentendo gli umori del paese. Il governo Gentilonili-Renzi non conta nulla. Prima si vota meglio è. Il nostro obiettivo è quello di essere il primo partito del centrodestra anche al Sud". Poi commentando a Porta a Porta la dichiarazione di Silvio Berlusconi che vorrebbe fare le liste sulla base dei sondaggi, ha detto: "Io non faccio le liste con il televoto da casa, alla X Factor o Grande Fratello Vip. Guarderemo al territorio, la lega ha oltre 3000 amministratori".

"L'ansia di cambiamento che esprimono uomini come Falcone e Borsellino, è ciò che anche oggi ci deve spingere a cambiare e migliorare questo Paese che appare stanco e deluso e a cui dobbiamo dare speranza", ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, alla presentazione del libro "Noi, gli uomini di Falcone" di Angiolo Pellegrini.

"Renzi - sottolinea il presidente della Regione Puglia e leader di Fronte democratico, Michele Emiliano - deve prendere atto che il suo piano di perdere le elezioni in modo controllato, per non perdere il ruolo, non funziona. Perché rischia di essere una tale debacle dal punto di vista elettorale da non consentirgli neanche la difesa dei suoi, come li ha in qualche occasione chiamati". Per Emiliano, "se uno fa il segretario del più grande partito della sinistra europea con lo spirito di salvaguardare i suoi e se stesso, fa un peccato ancora più grave di quelli che ho contestato a Renzi finora, perché sta distruggendo l'unica speranza di cambiamento reale di questo Paese". Per il governatore pugliese, "il ragionamento che forse" Renzi "sta facendo", è che "se dovessimo perdere le elezioni, anche se dovessi avere distrutto tutto il fronte del centrosinistra, io porto a casa come minimo il 15-20%, mi porto un po' di deputati amici miei e in qualche maniera mi sono difeso". "Come se - ha sottolineato Emiliano - stessimo giocando a Risiko".

Cerca di smorzare i toni il ministro della Cultura, Dario Franceschini: "Non avrebbe senso intestare la sconfitta in Sicilia a Matteo Renzi", "non avrebbe senso usare strumentalmente il risultato per fini interni", "non avrebbe senso una resa dei conti nel Pd, che infatti non ci sarà" afferma. "In due settimane - spiega - si deve raggioungere un'alleanza tra le forze che stanno oggi nel campo del centrosinistra, da costruire in vista delle elezioni politiche". "L'onda populista che ha colpito l'Europa - spiega Franceschini - ha investito anche l'Italia. E il voto siciliano, che precede di qualche mese il voto nazionale, deve farci capire quale rischio stiamo facendo correre al Paese: consegnarlo alle forze antisistema. Ora, a fronte dei dati economici che ci descrivono in crescita, e a fronte della prospettiva di partecipare l'anno prossimo al processo di rilancio dell'Unione con un governo europeista, chiedo: davvero l'area di centrosinistra non ha interesse a reagire?". "Lo so - aggiunge -, le lacerazioni sono fresche e i rapporti complicati. Ma si può avere per una volta un approccio pragmatico? Il nuovo sistema di voto porta a costruire delle alleanze. Nei trecento collegi uninominali, dove vince chi prende un voto in più degli altri, questo campo non sarebbe competitivo se si presentasse diviso. Eppure questo campo esiste. Perciò rivolgo un appello a chi di questo campo è parte: per quanto sia attraversata da forti divisioni, è un'area che ha sostenuto i governi Letta, Renzi e Gentiloni, amministra insieme regioni e comuni". "Non penso all'Ulivo né all'Unione - precisa - ma ognuno potrebbe collaborare col suo simbolo e leader".

E uno dei padri nobili del Pd, Walter Veltroni, ribadisce 'il sogno della mia vita, che si è interrotto e va ripreso: è il sogno di un partito riformista che potesse conquistare il consenso della maggioranza degli italiani. Nel 2008 prendemmo 12 milioni di voti. La sinistra è portata ad avere in sogno, se non c'è questo la partita è perduta".