"Gli umbri hanno dimostrato che gli italiani hanno voglia di votare": lo ha sottolineato Matteo Salvini a Perugia commentando i dati delle regionali in Umbria che hanno visto l'affermazione del Centrodestra. Per il segretario della Lega la vittoria che si delinea "è evidente e clamorosa". "Festeggio anche una grande affluenza - ha sottolineato ancora Salvini - perché di solito commentiamo sempre un calo". Il candidato del centro sinistra Vincenzo Bianconi ha telefonato alla senatrice Donatella Tesei (IL PROFILO) "per congratularsi" per la vittoria alle elezioni regionali in Umbria. Lo ha appreso l'ANSA. Bianconi ha fatto un "in bocca al lupo" all'esponente del centro destra che i dati indicano come prossima presidente umbra.
Secondo la prima proiezione diffusa dalla Rai, Donatella Tesei al 57%, Vincenzo Bianconi al 37,5%, Claudio Ricci 3,2. La Lega al 36,5%, il Pd al 21,3% Fdi al 10,3%, il M5S 8,4, FI 6%, la Lista Tesei 4,4, la lista Bianconi per l'Umbria 4,1.
"La sconfitta alla Regione Umbria dell'alleanza intorno a Vincenzo Bianconi è netta e conferma una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri che non si è riusciti a ribaltare. Il risultato intorno a Bianconi conferma, malgrado scissioni e disimpegni, il consenso delle forze che hanno dato vita all'alleanza". Lo dichiara in una nota il segretario Pd Nicola Zingaretti.
"Dalla formazione del primo esecutivo ci è stato subito chiaro che stare al Governo con un'altra forza politica - che sia la Lega o che sia il Pd - sacrifica il consenso del Movimento 5 Stelle. Ma noi non siamo nati per inseguire il consenso, bensì per portare a casa i risultati, come il carcere per gli evasori di questa settimana e il taglio dei parlamentari della settimana precedente". Lo scrive in un post su facebook il M5S.
E' la vittoria, soprattutto, di Matteo Salvini: la sua Lega viaggia sul 40% a distanza ormai siderale da FI, che potrebbe scontare anche il sorpasso di Fdi. "A occhio è un'impresa storica", gioisce, a Perugia, il leader leghista. La vittoria di Tesei era ampiamente prevista. Una sorpresa, invece, arriva dall'affluenza. Alle 19 i votanti erano il 52,8%, tredici punti in più rispetto al 2015. Del resto, nel Giardino d'Italia ci hanno messo la faccia tutti i leader nazionali e, sul finale della campagna, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, protagonista della foto di Narni con Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e Roberto Speranza. Una reunion che, evidentemente non ha pagato. E ora Salvini è pronto a chiedere il conto a un esecutivo da lui bollato come "abusivo": il voto umbro avrà ripercussioni sul governo, ripete da giorni. Difficile, tuttavia, che la sconfitta umbra inneschi una crisi. A Palazzo Chigi, nel Pd e nel M5S la sconfitta era ampiamente calcolata e anche nella maggioranza l'obiettivo prefissato era renderla meno netta possibile. Diverso il discorso per l'alleanza Pd-M5S. La sconfitta in Umbria, con il possibile (stando ai primi exit poll) crollo del M5S riporta Di Maio nel mirino del dissenso interno.
L'Umbria rischia di diventare così un nuovo casus belli per i malpancisti (con gli ex ministri Barbara Lezzi e Giulia Grillo in testa) che, in realtà, puntano a rivoluzionare la leadership del Movimento e, in parte, anche a depotenziare il ruolo della Casaleggio. Una battaglia sulla quale, al momento, Di Maio sorvola. In fondo, ragionano i suoi fedelissimi, il capo politico è stato tra i più restii a dare il via all'alleanza civica con il Pd e l'esito del voto in Umbria non fa che dargli ragione. Non solo. Di Maio, spiegano i suoi, da giorni calca le città dell'Umbria laddove solo un manipolo di parlamentari - da Paola Taverno a Fabio Massimo Castaldo - hanno scelto di fare campagna elettorale. E, non caso, nel comizio di chiusura Taverna sottolineava: "io ci metto la faccia, quando si perde e quando si vince". Certo, il voto in Umbria frena, di tanto, le ambizioni di chi nella coalizione con il Pd ci crede: da Beppe Grillo a Roberto Fico, fino a Giuseppe Conte. Proprio il premier, nella parte finale della campagna elettorale, ha scelto di scendere in campo. Ma, per il M5S, non basta. Conte, si ragiona tra i Cinque Stelle, se crede davvero in un'alleanza con i Dem ci deve mettere la faccia. Il Pd cerca di minimizzare la sconfitta.
Tra i Dem si sottolinea come lo scandalo Sanitopoli non permetteva speranze di vittoria. Per di più, si ragiona nel Pd, il voto umbro rispetta un trend ben consolidato nella Regione: gran parte dei principali Comuni è in mano al centrodestra e alle politiche del 2018, ad eccezione dell'area di Gubbio e del confine con la Toscana, Lega, FI e Fdi erano la prima coalizione dappertutto. L'orami sicuro tsunami leghista riaccende anche la battaglia interna alla coalizione del centrodestra. Una coalizione nella quale Silvio Berlusconi rischia di vedersi superato da Giorgia Meloni. E il dato potrebbe accelerare le forze centripete che affliggono gli azzuri, sia verso Italia Viva sia verso Fdi. Non solo. Con una FI "terza gamba" della coalizione diminuisce nettamente il peso dell'ex Cavaliere nella scelta dei candidati presidente nelle Regionali del 2020. Con Salvini che guarda al voto del 26 gennaio in Calabria e soprattutto Emilia-Romagna: è scardinando l'ultimo fortino rosso che l'ex ministro punta a far cadere il governo.
Normativa, documenti, istruzioni, facsimile della scheda di votazione, manifesto delle candidature a presidente e delle liste elettorali sono pubblicati sul portale della Regione Umbria, all'indirizzo