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Ditta scafatese legata al clan Fabbrocino | IL MODUS OPERANDI

Oggi gli arresti di 12 persone nei Vesuviani, ecco i dettagli del blitz (clicca qui)

IL MODUS OPERANDI E LE DITTE COINVOLTE - Imposizioni di forniture di calcestruzzo a prezzi maggiorati rispetto al mercato per mascherare estorsioni. E' il modus operandi adottato dal clan camorristico Fabbrocino per imporre il proprio controllo economico sul territorio taglieggiando gli imprenditori. A far luce sulle attivita' criminali un'indagine coordinata dalla Dda di Napoli e condotta da Dia, polizia e carabinieri culminate nel blitz che ha portato all'esecuzione di 12 ordinanze cautelari e al sequestro di beni e societa' per circa cinque milioni di euro. Ancora una volta e' stata accertata l'importanza strategica della produzione del calcestruzzo per il clan camorristico. Un'attivita' che rappresenta un ottimo strumento per mascherare le estorsioni attraverso l'imposizione delle forniture condizionando il libero mercato. In assenza di libera e leale concorrenza, l'impresa controllata dai Fabbrocino poteva, infatti, imporre i propri prezzi con ulteriori conseguenze sull'economia dell'intero settore. Ne e' prova quanto emerso nell'indagine rispetto alla "Gifra srl", considerata l'ultima incarnazione dell'interesse del clan Fabbrocino per il fiorente mercato del calcestruzzo. La ditta, infatti, ha adottato un listino sensibilmente maggiorato rispetto ai prezzi normalmente praticati da imprese omologhe. Sono state proprio le maggiorazioni di prezzi, a parita' di caratteristiche tecniche del materiale fornito, a essere state ritenute gli elementi costitutivi della condotta estorsiva. Gli imprenditori vittime del racket erano, infatti, costretti ad acquistare forniture nonostante l'evidente antieconomicita'. In caso contrario avrebbero subito violente ritorsioni, sia di natura personale che patrimoniale.La natura camorristica dell'attivita' imprenditoriale della "Gifra e' comprovata anche - si legge in una nota del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli - dalla contesa che ha visto contrapposto il clan Fabbrocino e il clan Di Domenico (allora capeggiato da Marcello Di Domenico, fondatore di un gruppo autonomo sul territorio nolano e poi divenuto collaboratore di giustizia) rispetto all'affidamento dell'appalto della fornitura di calcestruzzo per la realizzazione di un centro sportivo a Camposano, piccolo comune del Nolano". In particolare, il tentativo di gestire in maniera monopolistica del redditizio segmento imprenditoriale mise il clan Fabbrocino in contrasto con il clan Di Domenico per la fornitura di calcestruzzo. Contrasto terminato con l'aggiudicazione dell'appalto alla Gifra dopo l'arresto e la successiva collaborazione con la giustizia di Marcello Di Domenico nel giugno 2011.Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e quelle di alcuni imprenditori estorti hanno poi consentito di cristallizzare quanto gia' documentato da polizia, carabinieri e Dia, consentendo di fare piena luce su altri episodi estorsivi ai danni di imprese nolane attive nel campo del calcestruzzo ad opera degli emissari del clan Di Domenico. Il provvedimento cautelare ha disposto il sequestro di circa 5 milioni di euro tra quote sociali, beni strumentali e relative pertinenze di Gifra srl, con sede a Saviano, attiva nella produzione e distribuzione di calcestruzzo; Raf srl con sede a Scafati (Salerno), attiva nella produzione di conglomerati cementizi e bituminosi e Gieffe Import Export, con sede a San Giuseppe Vesuviano, attiva nel settore florovivaistico. Il sequestro di Gifra e di tutte le imprese collegate ad appartenenti al clan Fabbrocino ha, di fatto, attuato l'epilogo nella fornitura di calcestruzzo da parte dell'associazione camorristica egemone nell'agro vesuviano. Le indagini hanno provato che le attivita' criminali attuate dal clanFabbrocino, tra il 2007 e il 2012, rappresentano la continuazione del modus operandi adottato dal capoclan ora detenuto Mario Fabbrocino. Il gruppo camorristico, attraverso le societa' sequestrate nell'ambito dell'operazione "Breccia", ha continuato a vessare gli imprenditori cosi' come avveniva attraverso l'impresa di calcestruzzo "La Fortuna". Ditta per la quale fu eseguito un provvedimento di sequestro nel dicembre 2007, a conclusione di un'indagine condotta dalla Dia e coordinata dalla Dda di Napoli. In quell'occasione fu accertato che la societa' era intestata a prestanome compiacenti per evitare l'applicazione di eventuali misure di prevenzione nei confronti del capoclan in carcere. I reati contestati agli indagati sono, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di beni, estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, con l'aggravante del metodo mafioso

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