Legato e imbavagliato, pestato a sangue e lasciato senza cibo per quasi quattro giorni. Poi, lunedi notte, la liberazione a pochi chilometri dalla sua abitazione nella frazione Stani di Ascea. Felice ma molto provato. L'uomo ha raccontato ieri mattina ai carabinieri di Vallo della Lucania la sua prigionia nelle campagne di Ascea. L'uomo, 48 anni, titolare di una piccola impresa edile, era sparito da giovedì pomeriggio. È stata la moglie, il giorno dopo, a denunciare la scomparsa ai carabinieri della stazione di Ascea. Le ricerche sono partite immediatamente ma del 48enne, sposato e con due figli, nessuna traccia. Ha subito due pestaggi: schiaffi, calci, pugni. Una violenza inaudita. I segni sono ancora ben evidenti in volto con ecchimosi e tumefazioni. E poi le ferite lacero contuse ai polsi compatibili con le corde che lo tenevano immobilizzato. Quattro giorni da incubo, senza cibo e solo qualche bicchiere d'acqua.
Si indaga sul movente
L’imprenditore è stato subito accompagnato per accertamenti all’ospedale "San Luca” di Vallo della Lucania, poi trasferito presso la caserma dei carabinieri della compagnia vallese dove gli inquirenti lo hanno interrogato a lungo, le indagini, coordinate dal capitano Mennato Malgieri e dirette dal procuratore capo di Vallo Antonio Ricci, sono attualmente in corso ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. La ricostruzione dell’uomo dovrà essere verificata punto per punto. E soprattutto bisognerà capire il movente del sequestro. Gli inquirenti escludono il pagamento di un eventuale riscatto ma non lasciano da parte alcuna ipotesi.