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Incendio Termoplast, Aliberti (Forza Italia) “La salute pubblica non può essere un danno collaterale”

23 Giugno 2026 Author :  

“Dopo l’ordinanza della Commissione Straordinaria e il primo comunicato dell’ARPAC, una cosa è chiara: quanto accaduto a Via Ingegno non può essere raccontato come un semplice incendio industriale né ridotto a una sequenza di messaggi di solidarietà.
Parliamo di centinaia di tonnellate di materiali plastici andati in fumo, di una nube nera visibile a chilometri, di monitoraggi su diossine, furani, PCB diossina-simili e polveri, di scuole sospese, di divieti su frutta, ortaggi, pozzi, vasche e pascolo. L’ordinanza parla espressamente di emergenza di igiene e salute pubblica. E questa definizione deve pesare nelle parole e nelle scelte di tutti”.
Lo dichiara l’avvocato Maria Rosaria Aliberti, esponente di Forza Italia, intervenendo nuovamente sull’incendio che ha colpito lo stabilimento Termoplast nella zona industriale di Sarno.
“Bene ha fatto la Commissione Straordinaria ad adottare misure immediate e rigorose: chiusura dell’opificio, stop agli scarichi, gestione delle acque di spegnimento come rifiuti liquidi, rimozione dei materiali combusti, indagini sulla ricaduta al suolo e obbligo di rendere disponibile la documentazione sugli scarichi e sulla rete di dilavamento. Sono misure necessarie. Ma non possono restare sulla carta”
Per Aliberti, ora il punto è verificare fino in fondo l’esecuzione delle prescrizioni e rendere pubblici tutti gli esiti degli accertamenti. «I cittadini non possono essere obbligati a chiudere porte e finestre e poi lasciati fuori dalla verità. Devono sapere cosa è stato bruciato, quali sostanze saranno rilevate, quali conseguenze possono esserci sui terreni, sulle colture, sulle acque e sulle persone”
L’esponente azzurra richiama anche la necessità di una verifica più ampia sulla zona industriale. “Via Ingegno non può tornare nel silenzio appena si spegneranno le fiamme. Non si tratta soltanto di un capannone danneggiato: qui sono in gioco l’aria che respiriamo, i campi che coltiviamo, la sicurezza di chi lavora nell’area e la salute di un’intera città”.
“La solidarietà non è mai in discussione. Ma la salute pubblica non può diventare il prezzo da pagare, né un danno collaterale da accettare. Servono dati, controlli, trasparenza e responsabilità. Senza sconti” conclude Aliberti.

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