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"Censura", Eduardo e Camilleri: l'aneddoto in Tv

26 Giugno 2015 Author :  

Nel 1960 Andrea Camilleri fu incaricato da Maurizio Ferrara, un importante funzionario di RAI 2, di curare, come delegato alla produzione, la prima serie televisiva delle commedie di Eduardo De Filippo, all’epoca erano 8 titoli. Fra Camilleri ed Eduardo si stabilì subito, al primo incontro, un rapporto di simpatia, di stima e di costruttiva collaborazione. Poiché a quell’epoca la sinistra nutriva una spiccata ostilità verso la RAI ed Eduardo era, appunto, di sinistra, la direzione della RAI, per evitare di attirare l’attenzione negativa della stampa durante la lavorazione e la successiva messa in onda delle commedie, ordinò a Camilleri di tagliare tutte quelle battute che potevano causare dei problemi politici. Camilleri ne parlò ad Eduardo e questi gli rispose “ Sentite Camilleri, io so che c’è questa censura, così prima di andare in sala prove, non in studio, ne parliamo e decidiamo. Alcune cose, se non portano fastidio a me, le tagliamo, altre non le taglio e voi riferite a chi di dovere che io assolutamente non le taglio”. Per fortuna quando Eduardo entrò in studio erano stati accettati tutti i testi delle sue commedie, per cui il problema della censura era stato risolto. Ma, nonostante queste promettenti premesse, che lasciavano sperare che tutto andasse bene, la sera prima delle prove della commedia “ Le voci di dentro”a Camilleri giunse dalla direzione generale un comando che non ammetteva repliche e che gli ordinava di tagliare, assolutamente, dalla commedia una battuta equivoca che, per le sue allusioni politiche, avrebbe potuto creare seri problemi con i giornalisti. La battuta incriminata diceva “Una volta le feste si facevano con un prete, un sacrestano, quattro persone dietro e venivano una meraviglia. Ora per farle ci vogliono un ministro, quattro segretari e vengono una schifezza.”Camilleri era costernato perché non sapeva proprio come dirlo ad Eduardo. I patti per i tagli erano diversi e la direzione generale, con quell’ordine categorico, non li aveva rispettati per niente. L’appuntamento con Eduardo era alle due del pomeriggio, Camilleri era nervosissimo e, per giunta, prima di uscire di casa aveva messo un piede nell’anta della porta, l’aveva urtata violentemente e gli si erano rotti gli occhiali. Non ne aveva un paio di ricambio per cui, giunto in studio, si mise in un angolo, come un cane bastonato e, poiché non vedeva niente, si limitò ad ascoltare le prove. Ormai aveva preso una decisione irrevocabile: anche se avesse rischiato di giocarsi la carriera, non avrebbe detto niente ad Eduardo del taglio imprevisto. Manco a farlo apposta, durante le prove Eduardo ripetè più volte quella battuta, come se non fosse convinto della sua riuscita.
“Che ve ne pare?”
“Molto bene, Eduardo, viene benissimo!”
Dopo un’ora e mezza di tortura, come un gatto che gioca col topo, gli chiese? “Non vi sembra un po’ troppo lunga come battuta?”
“Sì, a dire la verità, un po’ lunga lo è”
“Che ne dite, tagliamo?”
“Tagliamo!”
“Sì, tagliamo qui, quando dice che con i ministri e i sottosegretari viene una schifezza”
E la tagliò!
Dopo la registrazione scesero allo studio 3 per prendere il rituale caffè delle 17.30 e, dentro l’ascensore, Eduardo gli fece “Voi quella battuta la volevate tagliare, vero?”
“Sì, Eduardo!”
“E perché non me lo avete detto?”
“Eduà, perché me l’hanno detto ieri ed io non avevo il coraggio di dirlo a voi e, poi, mi si sono rotti gli occhiali e non vedo niente. Ma a voi chi ve l’ha detto di tagliarla?”
“La faccia vostra me l’ ha detto, la faccia che facevate mentre io la provavo. E poi ho visto come vi è tornata la felicità sulla faccia, quando vi ho detto che l’avrei tagliata”
Grande Eduardo, grande Camilleri!!. “

Francesco Apicella