Quest’aneddoto musicale, divertente e simpatico, risale niente di meno che ai primi anni ’30. Siamo al Teatro Comunale di Firenze e si rappresenta il “Rigoletto”, una delle più applaudite opere liriche di tutti i tempi, musicata da Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave. Nel ruolo di Gilda, la protagonista femminile, c’è il soprano Lina Pagliughi, interprete di squisita bravura e sensibilità artistica. Lo splendore della voce e la tecnica perfetta facevano presagire per lei una carriera luminosa, sia in campo nazionale che internazionale. Purtroppo, però, il suo fisico corpulento, poco adatto a incarnare fanciulle angelicate, condizionò la sua ascesa artistica. Ebbe una carriera intensissima ma, spesso, dovette accontentarsi di brillare nei teatri minori delle grandi città. Nel finale del 3° atto, in scena è presente un sacco chiuso, all’interno del quale c’è il corpo in fin di vita di Gilda, la figlia di Rigoletto. Tantissimi soprano sono finiti, alla fine dell’opera, in quel sacco, Callas compresa. Facile, dunque! A dirsi sì ma, si sa, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e, questa volta, il mare era davvero immenso perché la Pagliughi, oltre ad essere una grandissima cantante, aveva anche una grandissima stazza, modello Moby Dick e non c’era sacco che potesse contenerla. Ci sarebbe voluto un armadio quattro stagioni o un tendone da circo ma il libretto esigeva, ostinatamente, un sacco in scena. E come fare, allora? Allo scenografo venne un’idea brillante e la espose al regista: “mettiamo in scena una grossa quercia di compensato e, quando il soprano deve entrare nel sacco, al suo posto mettiamo il suo vestito vaporoso e lei si nasconde dietro la quercia” .Con le luci basse nessuno si accorgerà del trucco. Perfetto! Il regista, sollevato, approvò subito quell’idea geniale e così fu fatto. La Pagliughi si liberò del vestito che fu messo, prontamente, nel sacco e lei si nascose dietro l’albero approntato, provvidenzialmente, in scena. Ma quando Rigoletto, intuendo che nel sacco c’è il cadavere di Gilda e, disperato, a gran voce grida “ Figlia, dove sei, figlia?”, qualcuno dal pubblico, che stava in prima fila e, dalla sua postazione d’angolo, vedeva bene dov’era la cantante, con marcato accento fiorentino esclamò “ E che nun la vedi, grullo, l’è dietro l’albero!” Quel momento dell’opera che dovrebbe essere di grande e struggente drammaticità si trasformò, con quella battuta mordace, in una parentesi di inaspettata ilarità e il teatro quasi venne giù per le risate unanimi e compatte del pubblico. Il direttore d’orchestra Gino Marinuzzi ebbe a ironizzare sul trionfo della Pagliughi nel Rigoletto dove, secondo lui, la cantante avrebbe fatto una figura da serva per via del suo fisico infelice. Commento inappropriato e di cattivo gusto perché, al di là della sua mole ingombrante, grazie alla sua voce di flautata dolcezza, omogenea nei registri, al suo legato di strumentale purezza e al suo virtuosismo impeccabile, la sua interpretazione di Gilda resta una pietra miliare nella storia della lirica. Sicuramente una delle più belle e indimenticabili.


