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Immensa Silvana De Santis nel dramma Frau Sacher-Masoch di Reim

03 Ottobre 2016 Author :  

di Francesco Apicella

Venerdì 23 settembre ho assistito nell’atmosfera raccolta, intima e riservata del piccolo Teatro dei Conciatori, al Testaccio, alla prima di “Frau Sacher-Masoch”, un dramma di Riccardo Reim, attore, regista e drammaturgo italiano, di grande bravura e profonda sensibilità artistica, scomparso nel 2014 all’età di 61 anni. In scena un’unica, “piccola”, grande, immensa attrice: Silvana De Santis. Con i suoi sguardi smarriti, di bambina, i suoi sorrisi improvvisi, intrisi di luci e ombre, con la sua voce, commossa e commovente, in un crescendo di infiniti chiaroscuri espressivi, Silvana si inoltra in un dedalo aggrovigliato di oggetti e di ricordi smessi e gioca a moscacieca con antiche filastrocche e canzoncine di sapore infantile, completamente rapita dalle emozioni inarrestabili che le fluiscono dentro, passo dopo passo, come un fiume in piena; sin dalle prime battute del suo intenso e struggente monologo, ricco di pathos palpitante, entra in punta di piedi nel cuore di ogni spettatore, lo ammalia e lo seduce, colmandolo, dall’inizio alla fine, di un caleidoscopio multicolore di emozioni, senza soluzione di continuità. E quando, alla fine, la musica e le luci si sono spente, lievi come una carezza, su quella fragile, tormentata e sofferta figura femminile, cesellata con cura e amore dall’arpeggio vibrante delle corde drammatiche di un’indimenticabile Silvana De Santis, mi sono alzato in piedi e ho dato l’input a una cascata scrosciante di applausi. Con effetto boomerang il pubblico rimandava all’attrice che tanto lo aveva emozionato con la sua performance, in egual misura, un flusso commosso e compatto di emozioni, calde e genuine, appena sfornate dalla pasticceria del loro cuore. Non so se anche gli altri spettatori che tanto hanno applaudito Silvana, richiamandola più volte in scena, gridando all’unisono “Brava, brava!”, si siano alzati in piedi come me, in standing ovation, perché in quel momento emotivamente non ero più tra il pubblico. Ero lì, sul palcoscenico, accanto a lei per abbracciare e coccolare il suo cuore ancora dolorante per quel dramma coinvolto e coinvolgente che la penna generosa e attenta di Riccardo Reim le aveva fatto vivere sulla scena. Mi sono sentito come un bambino che gioca con una buffa matrioska, dal viso sornione ed enigmatico, sfogliando una bambolina dopo l’altra fino a giungere all’ultima, la più piccola di tutte, alla cui scoperta seguono, insieme, soddisfazione e delusione perché è arrivato alla soluzione del gioco. E’ finita l’ansia della scoperta ma anche il gioco, purtroppo, è finito. Anch’io, come quel bambino, avrei voluto che quella carrellata di emozioni non avesse mai fine. Ma, ormai, non c’era più niente da dire, il dramma di quella fragile, sofferta, appassionata figura femminile, malata d’amore, di un “amore malato”, senza speranza di guarigione, si era esaurito e lei aveva trovato il suo porto, il suo rifugio, nel cuore di Silvana; attraverso lei potuto esprimere tutto il suo dolore, stratificato nel tempo, ed ora era in stand by. Avrebbe aspettato nell’ombra, assopita, che la magia di Silvana la risvegliasse dal suo torpore, per dare ancora una volta voce, corpo e vita al suo tormentato e sanguinante mondo interiore. Mi sembra quasi di sentirla la voce di frau Sacher-Masoch, al secolo Angelika Aurora Rumelin, che si rivolge, grata, alla sua attrice: “Grazie, Silvana, tu mi hai capito profondamente e con la tua arte sapiente e preziosa sei stata capace di “materializzare, denudandola con amore, rispetto e commozione, la mia anima “depredata” davanti a tutti. I “sei personaggi” di Pirandello cercavano qualcuno che li aiutasse a vivere, fino in fondo, il loro dramma lasciato in sospeso, incompiuto, dal loro autore. Io, invece, l’autore che si era interessato a me e al mio mondo, sospeso nelle pieghe del tempo, l’avevo trovato, mi mancava solo un’attrice capace di far rivivere e conoscere a tutti il dramma che, per tanti anni, avevo compresso nel mio cuore, segregandolo. Finalmente, Silvana, amica mia, sono felice di aver trovato in te l’attrice che cercavo. La mia attrice! Se, come diceva George Bernard Shaw, gli attori venissero pagati in rapporto al volume di emozioni che riescono a trasmettere al pubblico, sicuramente tu saresti una delle attrici più ricche del mondo. Ti abbraccio e ti aspetto ancora!” Grazie anche da parte mia, Silvana, e, sicuramente, da tutto il pubblico che ha avuto il privilegio di seguirti in teatro. “You are magnificent!” scrisse Bette Davis ad Anna Magnani quando vinse l’oscar per la “Rosa tatuata”. Voglio rubare per te quella frase famosa: “Sei magnifica!”

Con affetto e stima

Franco e frau Sacher Masoch

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