C'è chi l'ha incontrata appena pochi giorni fa in treno senza che lasciasse trasparire sulle sue condizioni. Il sorriso sul volto, sempre gentile con i suoi interlocutori, apparentemente del tutto serena. Oggi la tragica notizia che ha scosso tutti a Napoli: Gabriella Fabbrocini, 58 anni, docente di Dermatologia all'Università di Napoli Federico II, è morta. Aveva uno di quei tumori per i quali si usa la definizione di male incurabile ma lei aveva continuato a lavorare fino alla fine, tenendo per sè il segreto della malattia.
In queste ore in cui prevale la commozione, mentre si moltiplicano gli attestati di cordoglio, emerge un tratto caratterizzante della vita e dell'umanità di Fabbrocini. Sempre attenta agli ultimi. Che aveva addirittura voluto l'apertura, presso la Clinica dermatologica dell'Università, di un ambulatorio per migranti, anche per quelli senza permessi di soggiorno.
Nei giorni in cui si cavilla se i migranti di Crotone potevano essere salvati e chi doveva farlo, sono inequivocabili le parole della Fabbrocini in occasione della presentazione dell'iniziativa. "Il diritto alla vita ed alla salute è imprescindibile e deve essere garantito indipendentemente dal colore della pelle e dallo status delle persone, siano residenti o migranti, turisti o rifugiati politici".
L'impegno suo e della sua squadra di collaboratori era quello di "costruire una forte rete di solidarietà, coinvolgendo tutte le professionalità necessarie a superare le barriere linguistiche, culturali, burocratiche per costruire un ponte della solidarietà nella salute pubblica".
E, a scanso di equivoci, il suo monito: "il paziente straniero non è infettivo, sono le condizioni in cui arriva o in cui è costretto a vivere che lo fanno ammalare".


