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Usura. Scafati e Angri nel mirino: 5 nei guai, il blitz

04 Dicembre 2017 Author :  

Si sta tenendo in queste ore il blitz da parte degli agenti della PG coordinati dalla procura della Repubblica Nocerina. Sarebbe stato smantellato un giro di usura e sarebbero stati effettuati almeno 5 arresti tra Scafati angri, con una persona finita invece sotto l'obbligo di dimora.
Ecco i nomi delle persone coinvolte nell'inchiesta: Elvira De Maio, Raffaele Porpora, Gerardina Nastro, Francesco Rosario Civale, Marianeve Perrotti, Antonio Davide, Antonietta di Lauro.

IL FATTO E I DETTAGLI DEL BLITZ - Il 22 giugno 2017 presso la sezione di polizia giudiziaria della procura di Nocera Inferiore è arrivata una vittima che sosteneva di essere da alcuni anni sottoposto ad usura da parte di Elvira De Maio e che nell'ultimo periodo, perché non era riuscito ad onorare il pagamento degli interessi usurai con le scadenze fissate era stato destinatario di grave ed esplicite minacce da parte del figlio della De Maio, Raffaele Porpora. Nel corso della deposizione pervenivano sull'utenza del cellulare del denunciante telefonate provenienti da Raffaele Porpora, dove venivano formulate con tono intimidatorio richieste dirette al pagamento di somme di denaro e si dava anche indicazione di luoghi per la consegna delle somme. Anche queste telefonate venivano registrate dalla vittima sul suo telefonino e gli audio venivano dati alla polizia giudiziaria. Sulla scorta di quanto assunto in denuncia alla polizia giudiziaria, veniva organizzato un servizio di appostamento che culminava con l'arresto in flagranza di Raffaele Porpora con sequestro della somma di denaro di €200. Dopo la prima denuncia di arresto di Raffaele Porpora, si registravano altre denunce da parte di persone sottoposte ad usura degli stessi indagati a dimostrazione del fatto che Raffaele Porpora tossicodipendente di indole aggressiva e violenta induceva la vittima ad uno stato di terrore e soggezione psicologica, costringendole a pagare interessi pattuiti per timore di ritorsioni. Dopo il suo arresto, altre persone hanno trovato il coraggio di denunciare. Alcune di queste persone hanno registrato le conversazioni con gli usurai consegnandole agli inquirenti e sono parte stessa della denuncia. Elvira De Maio utilizzava il figlio Raffaele Porpora, detto Lello, per minacciare le vittime di usura tutte le volte che le stesse ritardavano il pagamento degli interessi usurai sfruttando un indole violenta del figlio derivante dal suo stato di tossicodipendenza. Avrebbe sciolto il cane, così diceva le vittime. De Maio annotava i nominativi delle vittime con le scadenze in agenda e li custodiva nella cassaforte. Civale Francesco, poi, figlio di Elvira De Maio conosceva l'attività svolta dalla madre e dal fratellastro: collaborava con loro depositando anche le somme provento di usura sui libretti di deposito e conti correnti intestati a se stesso e prelevare contanti su indicazione della madre. Elvira De Maio alla consegna dei soldi riferiva di essere la moglie del Boss Antonino Porpora e quindi alludeva la caratura criminale dell'uomo per incutere timore. Inoltre, la De Maio convocava le vittime nell'abitazione della madre Gerardina Nastro per sollecitare il pagamento gli interessi usurai e non riferiva la reale natura dei loro rapporti. Raffaele Porpora con le sue crisi di astinenza, in più occasioni aveva estorto anche piccole somme alle vittime e tra i soggetti vittime di usura c'era anche una donna che corrispondeva un interesse mensile pari a €2000. Sono stati coinvolti nell'inchiesta anche Marianeve Perrotti e suo marito Antonio Davide detto Tonino messicano. L'uomo è detenuto per altra causa presso gli arresti domiciliari, sotto un duplice profilo lui e la moglie sono coinvolti in questo ambito ovvero da una parte era usuraia e dall'altra viene intesa come intermediaria nei rapporti con De maio. Nell'attività di indagine emerge con chiarezza come in più occasioni la Perrotti era avvicinata dalle vittime per convincerla ai pagamenti anche dopo l'arresto di Raffaele Porpora. La stessa Perrotti aveva anche fatto esplicite minacce prospettando pesanti ritorsioni e dopo la di Raffaele Porpora e anche altri pregiudicati del posto con cui Elvira De Maio era in contatto. Anche Antonio Davide viene indicato come soggetto che in accordo con la moglie contattava le vittime su indicazione di Elvira De Maio e le sollecitava al pagamento usuraio. Antonietta di Lauro invece una persona di fiducia e stretta collaboratrice di Elvira De Maio che si rivolgeva a lei come la persona “pulita” a cui riferirsi come intermediaria per non destare sospetti. Antonietta Di Lauro dipendente ASL lavorava presso l'ufficio esenzioni dell'ospedale di Scafati e quindi era la persona adatta poiché incensurata svolgere questo ruolo di intermediario.

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