I TEMPESTA è uno spettacolo di Simona Tortora, adattato da una summa shakespeariana, e messo in scena il 31 marzo 2017 al Teatro Diana di Nocera Inferiore, nell’ambito della rassegna L’Essere e l’Umano, dalla nutrita Compagnia Artenauta Teatro. Il teatro era gremito. L’atmosfera che accoglieva il pubblico mentre ancora prendeva posto, era immaginifica, a tratti grottesca, felliniana: un Sogno. Quel Sogno in cui l’umanità, che ne è Sostanza, aleggia inconsapevolmente con i suoi Io multiformi ed i suoi cangianti desideri di bellezza. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, questa frase era infatti, uno dei titoli che illuminavano l’apice del fondale, mano a mano che i caleidoscopici quadri di scena prendevano corpo intervallandosi come in un carosello: La tempesta, Romeo e Giulietta, Re Lear, Enrico V (e forse Enrico VI), Riccardo III, La bisbetica domata, Sogno di una notte di mezza estate, Come vi piace, Il mercante di Venezia, Otello … Sul palco, una vivida gioventù in fiore, carica di passioni e di interesse ed abbigliata eccentricamente (di grande effetto i costumi), si muoveva con occhi pieni d’incantamento e morbide movenze plastiche, fra un trapezio dondolante e un trono controverso, in una pantomima espressiva e quasi danzante, di gesti, di passi, di parole ardenti (ben “maneggiate”), di squarci di luci (ben curate) e suoni sognanti (molto belle le musiche originali). Per un bel po’, nel mentre scorrevano questi quadri, tutti delicati, cioè soavi e multiformi, sono restato come sospeso. Poi, finalmente ho capito il senso che legava, con la stessa finezza, ogni scena all’altra, grazie anche all’affabulante linguaggio, sempre poetico e musicale, dove persino il rock, ora sdolcinato alla Presley ora iracondo alla Jagger (Maledetto il sangue che versò lo stesso sangue: Riccardo III), assumeva una connotazione coerente e suggestiva e fondeva questi quadri di scene in un unico ed affascinante corpus che rimandava, ma sommessamente, all’antica commedia greca degli equivoci. Gli attori, bravi, belli, fervidi e carichi, erano tutti comprimari anche se, per intenzione e per numero, il grande protagonista della serata era la femminea bellezza: Giulietta, Desdemona, Cordelia, Goneril, Regan. Infatti, nonostante l’incisiva presenza maschile (tutti bravi ma soprattutto il “cantante”), quando la scena si è imbiancata con le vesti candide e leggere delle giovani attrici, ne ho avuto la conferma. È stato come se il Passato giungesse dal mare in Tempesta per raggiungere il Presente, con i suoi bauli tracimanti di sensazioni profonde e di desideri insondati: mi è sembrato di essere a Mitilene, dove la bellissima Saffo nel suo Tìaso dedicato ad Afrodite, insegnava alle sue allieve la consapevolezza femminile o forse, meglio ancora, la gestione del potere femminile che basava esclusivamente sulla visione della bellezza del corpo e dell’anima (ottimo il make up e attraente la fotografia). Come sostengo in molti miei scritti, è proprio vero che il desiderio di bellezza salverà il mondo. Complimenti alla bravissima Simona Tortora, agli attori ed alla sua ottima crew (equipaggio).
P.S. William Shakespeare, l’intenso drammaturgo inglese in parte ancora sconosciuto, secondo Giovanni Florio, l’Italiano di lingua e inglese nel cuore, pare sia stato influenzato, in un certo qual senso, dall’animo del nolano Giordano Bruno che aveva anche ispirato, ma in modo molto più evidente, Kit Marlowe, l’autore del Doctor Faustus, l’unica opera di successo ad aver sottratto, in parte, l’attenzione unanime rivolta per anni a Shakespeare.
"I Tempesta", tutto il mondo è teatro al teatro Diana
di Gerardo Sinatore


