C'e' un edificio a Napoli, un 'mostro' che simboleggia un'epoca, una (mala)cultura, una violenza: l'Hotel Ambassador, il grattacielo in cui Francesco Rosi posiziona l'ufficio del costruttore Nottola (Rod Steiger) in 'Mani sulla citta'' e che diventa il simbolo della speculazione edilizia locale. Il grattacielo, costruito negli anni Cinquanta e la cui mole e' visibile da diversi angoli di Napoli, e' il simbolo di una citta' martoriata, bellissima e sempre oggetto di stupri e violenze. E' la citta' con cui si identifica (ed e' identificato da settant'anni), Raffaele La Capria, scrittore e sceneggiatore morto oggi alle soglie dei 100 anni, autore del romanzo 'Ferito a morte' che nel 1962 vinse il Premio Strega e da cui Rosi ha tratto il suo capolavoro (con La Capria sceneggiatore che ha condiviso con lui il Leone d'Oro a Venezia). Nato a Napoli il 3 ottobre 1922, dopo essersi laureato in giurisprudenza all'Universita' degli Studi di Napoli Federico II nel 1947 e dopo aver soggiornato in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, nel 1950 si era trasferito a Roma. Nel 1957 ha frequentato a Harvard l'International Seminar of Literature. Autore di tre romanzi e alcune raccolte di racconti oltre a numerosi saggi, La Capria ha collaborato anche con il cinema, molto con Rosi ('Le mani sulla citta'', 'C'era una volta', 'Uomini contro', 'Cristo si e' fermato a Eboli' e 'Diario napoletano'), con Lina Wertmuller ('Sabato domenica e lunedi'', 'Ferdinando e Carolina') oltre che con Comencini ('Senza sapere niente di lei') e Patroni Griffi ('Identikit').
Malgrado il suo forte e travagliato legame con Napoli - e' cresciuto nel magnifico palazzo monumentale Donn'Anna a Posillipo - sarebbe sbagliato considerarlo autore ripiegato sulla terra d'origine. Sin da ragazzo, infatti, ha dato alla sua ricerca letteraria un respiro internazionale. Ha tradotto opere teatrale di George Orwell, di cui era un appassionato ammiratore, oltre che di Jean-Paul Sartre, Jean Cocteau, T. S. Eliot; inoltre ha scritto l'introduzione o la prefazione di opere di Ignazio Silone, Giosetta Fioroni, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli, Furio Sampoli, Randall Morgan, Damiano Damiani, Eduardo De Filippo, Ruggero Guarini, Sandro Veronesi, Stendhal, Predrag Matvejevi e Stefano Di Michele. Dopo un primo romanzo, 'Un giorno d'impazienza', pubblicato nel 1952 e riscritto diverse volte, pubblico' il capolavoro 'Ferito a morte' nel 1961. Da quel libro, vincitore del Premio Strega, e' poi passato oltre un decennio prima che La Capria desse alle stampe il suo terzo romanzo, 'Amore e psiche' nel 1973 in cui usava le tecniche della psicoanalisi per evocare indirettamente dal punto di vista del protagonista una vicenda che egli stesso rimuove perche' troppo dolorosa (un esperimento di cui non si ritenne soddisfatto e defini' "eccesso di intellettualismo"). Successivamente si dedico' soprattutto a testi autobiografici ('False partenze', 'La neve del Vesuvio', 'Napolitan graffiti', 'Fiori giapponesi', 'La mosca nella bottiglia', 'Lo stile dell'anatra', 'L'estro quotidiano', 'L'amorosa inchiesta'). Animatore della vita culturale, scrisse per anni sulle pagine del Corriere della Sera e altri giornali. Nel 2001 si era aggiudicato il premio Campiello alla carriera. Nella vita privata e' stato sposato prima con Fiore Pucci, da cui ha avuto una figlia, Roberta, e poi con l'attrice Ilaria Occhini da cui ha avuto un'altra figlia, Alexandra.


