Dopo l'ennesimo successo di domenica scorsa, con la compagnia Comica Salernitana, con un nuovo sold out, Il Piccolo Teatro Franz Muller è pronto ad ospitare, sabato 26 novembre alle ore 20.30, un'altra grande opera del regista, attore e direttore artistico del Piccolo Teatro: Carmine Pagano.
Un altro successo che porta in scena, per celebrare i suoi 40 anni di teatro, un dramma che ha riscosso successo in tutta Italia, toccando una delle tematiche più sentite: la droga. A parlare del suo spettacolo "Figlio mio caro", è lo stesso Carmine Pagano.
"Quando il 6 gennaio del 1989 debuttai in prima nazionale con “Nostro figlio si droga”, ad Altavilla Irpina, non avevo minimamente pensato che potesse essere l’inizio di un successo talmente significativo da sconvolgermi la vita e la visione del fare teatro che avevo avuto fino a quel momento. - spiega Carmine Pagano - Fu uno spettacolo che entrò subito nei cartelloni di tantissimi teatri in tutta Italia, dal nord al sud, accanto ai grossi nomi del panorama artistico italiano. Ma quello spettacolo, scritto in tre notti di grave insonnia e in un misterioso stato di percezione di “presenze” accanto a me, mi portò di fronte ad una realtà, quella della tossicodipendenza, che non avrei mai immaginato. Ogni sera, ad ogni replica, mi ritrovavo nei camerini genitori o ragazzi che mi abbracciavano in lacrime e ognuno di loro aveva nel cuore o sulla propria pelle il dramma della tossicodipendenza. Non posso dimenticare quello che accadde a Paola, in Calabria, dove il dramma fu replicato per tre serate consecutive e ogni volta, in prima fila, intravedevo dal palco una signora di mezza età sempre seduta allo stesso posto. Al termine della terza serata, prima che la compagnia lasciasse quindi la città, quella signora mi raggiunse in camerino: i suoi occhi in lacrime mi penetrarono il cuore; mi abbracciò forte e mi disse : “Quanto avrei voluto che mia figlia avesse visto qui il suo spettacolo…Invece lo avrà visto dal Cielo…” e scappò via senza aggiungere altro.
Ad Ercolano, durante la rappresentazione, sentimmo un brusìo in sala e interrompemmo lo spettacolo… Poi qualcuno venne a dirci, dopo un po', di riprendere… Una ragazza si era sentita male nel rivivere quei momenti drammatici che erano gli stessi vissuti con suo fratello morto da poco per una overdose.
A Ribera, in provincia di Agrigento, lo spettacolo ebbe un successo tale che fu chiesto il bis per il giorno dopo. Al termine della rappresentazione, dopo una standing ovation, vidi salire sul palco il sindaco e l’intera giunta comunale per complimentarsi pubblicamente. Pensai che tutto finisse lì, con una stretta di mano, e invece successe una cosa alla quale ancora oggi stento a credere: fu presa pubblicamente, davanti agli spettatori entusiasti, una decisione di giunta: l’approvazione finanziaria della replica per il giorno dopo.
Questi sono solo alcuni dei tanti episodi particolari che quel dramma procurò in tutta Italia e che mi portarono, come dicevo prima, di fronte alla terribile realtà della tossicodipendenza attraverso incontri significativi anche in occasione di convegni e dibattiti sul tema e in presenza di autorevoli personaggi che ogni giorno affrontavano l’argomento droga, come ad esempio don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, che una volta pubblicamente ebbe a dire, al termine del nostro spettacolo: ”…Il dramma di Carmine Pagano ha detto già tutto… Mi diventa difficile ora prendere la parola…”.
Oggi ripropongo lo stesso lavoro ma con un titolo nuovo, pur rispettando integralmente il testo originale. “FIGLIO MIO CARO…” , tre semplici parole che racchiudono la forza di un amore enorme, quello di un genitore verso la propria creatura, e quei tre puntini sospensivi sembrano voler dire… ti amo e ti sono accanto, qualunque sia il tuo problema e il tuo modo di essere.
E allora il ruolo di attore diventa altro, diventa politico, diventa quello di un uomo impegnato nel sociale".


