Piano ospedaliero regionale, dalla Valle del Sele all'Agro, passando per l'Irno, pronta la battaglia di Eboli ma non solo: si pensa ad un ricorso. Pronta la scelta estrema, per tentare di opporsi ad un disegno della sanità che qualcuno immaginava, con il cambio della gestione regionale da Caldoro a De Luca, migliorativo, ma che invece affossa definitivamente le speranze del territori periferici, concentrando tutto nel napoletano e solo in parte in poche strutture salernitane. Nello specifico, il ricorso presentato da Eboli si riferisce, come si legge, «nella parte in cui, nel disattendere lo stesso D.M., non individua gli Ospedali di Vallo della Lucania, Eboli, Cava dei Tirreni, Nocera Inferiore, Scafati, Sarno e, in deroga Roccadaspide, come presidi di base e sede di pronto soccorso (con tutte le funizioni previste dalla classificazione di cui al parag. 2 All. al D.M.70/2015), nè inidividua il S. Giovanni di Dio e Ruggì D'Aragona come Presidio di II livello e con le funzioni di I livello, prevedendo, invece, due macro aree, una a nord e una a sud di Salerno (con, rispettivamente il Presidio Ospedaliero di Nocera Inferiore al servizio dell'area nord, e il Presidio di Vallo della Lucania a servizio dell'area a sud); nonché nella parte in cui prevede posti di letto in meno rispetto alle previsioni e ai LEA non prevedendo alcunché per l'area vasta del centro (Valle del Sele) che ha invece unico punto di riferimento un HUB di II livello lontano dai presidi di base; nonché nella parte in cui non rispetta l'indice per acuti previsti dallo stesso decreto impugnato e piano collegato ed allegato, pari a 2,95 posti letto × 1000 abitanti, prevedendo, di fatto, la chiusura dei reparti di Ostetricia, Ginecologia e Pediatria della Area della Valle del Sele (con la chiusura di Ostetricia e Ginecologia del Presidio di Eboli - zero posti letto)». Insomma, una serie di criticità che si riversano nel territorio del Sele, del sud di Salerno e dell'Agro e per cui alcuni comuni hanno deciso di dire basta.


