MERCATO SAN SEVERINO. «Ho sentito le voci che venivano dall’altro palazzo e per evitare che il diavolo le prendesse ho ucciso mia sorella per farla diventare come Santa Maria Goretti e mia madre per mandarla al purgatorio, seguendo quanto ho visto in televisione». Sono queste le prime dichiarazioni che avrebbero dovuto far scattare immediatamente una visita psichiatrica per Giovanni De Vivo, oggi 33enne di Mercato San Severino, interrogato nell’agosto dello scorso anno dopo l’omicidio della 29enne sorella Deborah e della cinquantenne madre Antonietta De Santis. Si è dovuto attendere, però, la richiesta dell’avvocato Paolo Corsaro di un abbreviato condizionato per arrivare a una perizia sull’imputabilità del sanseverinese. Lo psichiatra incaricato dal giudice dell’udienza preliminare Alfonso Scermino ha concluso per l’incapacità di intendere e di volere al momento del duplice omicidio, a causa di una psicosi schizofrenica paranoidea di cui è affetto De Vivo. Da qui, l’assoluzione per non imputabilità sentenziata ieri dal gup del tribunale di Nocera Inferiore alla fine del giudizio abbreviato condizionato, richiesto dall’avvocato Corsaro dopo il giudizio immediato disposto dal gip Giovanna Pacifico. A riportare la notizia è il quotidiano Le Cronache. Il giudice Scermino ha disposto per De Vivo l’esecuzione di una misura di sicurezza in una Rems che, dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari avrebbero dovuto sostituirli ma che in provincia di Salerno non ci sono. Per il momento De Vivo resterà in carcere a Fuorni, in attesa di essere trasferito in una struttura sanitaria, presumibilmente privata convenzionata nel salernitano.
Il 4 agosto 2015, il 33enne prima avrebbe seviziato la sorella con una trentina di forchettate poi l’avrebbe uccisa, probabilmente, soffocandola con un cuscino e infine sempre con un cuscino avrebbe ucciso la madre. Questa la probabile ricostruzione del delitto: Giovanni sofferente psichiatrico che sarebbe stato in cura ma non in maniera continuata e non più al Dsm di Mercato San Severino, si convinse che il diavolo possedeva la madre e la sorella e che stava cercando di possedere anche lui. Come lui stesso raccontò al pm Amedeo Sessa, decise all’improvviso di dover liberare la madre e la sorella da satana. Dall’autopsia emerse, con molta probabilità, che Giovanni entrò nella stanza dove dormiva la sorella che era ancora in abiti intimi stesa sul letto e con una forchetta le scagliò trenta colpi provocando una cinquantina di fori sulle braccia, sul volto e sul torace. La ragazza cercò di difendersi ma nulla poté contro la furia omicida del fratello che prese un cuscino e la soffocò. Probabilmente, richiamata dalle urla della figlia, la mamma cercò di fuggire implorando il figlio di fermarsi ma fu raggiunta alle spalle da Giovanni l’uccise soffocandola con un cuscino. Il 33enne si è gettò dal primo piano, a suo dire, per sfuggire al diavolo, avendo riportato solo lievi fratture ed escoriazioni sanguinanti. Successivamente, risalì a casa e cercò di suicidarsi con una busta di plastica in testa poi dopo, non essendovi riuscito, attese la morte rimanendo sul balcone e aspettando di dissanguarsi. Alcuni vicini, viste le macchie di sangue per le scale, e visto il giovane sul balcone avvertirono i carabinieri e scoprirono il duplice omicidio.


