Scafati. Aliberti e gli esponenti del clan Ridosso Loreto, la Cassazione: "C'è il patto politico mafioso e sul carcere..."

02 Maggio 2017 Author :  

Arresti degli esponenti del clan e dell'ex sindaco, Pasquale Aliberti: ecco le motivazioni della Cassazioni per il “no” e il rinvio al Riesame. La Cassazione conferma l'impianto accusatorio messo insieme dal pm Montemurro: “Il patto politico mafioso c'è stato ed è confermato, Alfonso Loreto è attendibile come pentito” quindi non resta che aspettare la decisione del Riesame sulle mutate condizioni, per pronunciarsi sulla richiesta di arresto all'ex sindaco Pasquale Aliberti, Gennaro e Luigi Ridosso, mentre restano chiuse e respinte l'Appello le richieste di misura cautelare per Nello Maurizio Aliberti, il fratello dell'ex primo cittadino.

LA POSIZIONE DI ALIBERTI NELLO MAURIZIO - secondo gli ermellini in appello del pm è inammissibile in quanto, se anche è stato accertato l'impegno dell'indagato a sostegno del fratello della campagna elettorale del 2013, non risultano però elementi in merito alla sua partecipazione al patto elettorale con Luigi Ridosso o Alfonso Loreto. Infatti, Nello Aliberti non aveva il potere, per gli ermellini, di stringere alcun patto. In merito al suo ruolo, nell'episodio che riguarda la giornalista Valeria Cozzolino, secondo la Cassazione, l'episodio non sarebbe per lui gravemente indiziante. Scarsa anche la sua partecipazione nella campagna elettorale del 2015, e infatti, secondo gli ermellini sul fratello piccolo di Pasquale Aliberti, non ci sarebbero elementi tali da giustificare la misura cautelare.

LE POSIZIONI DI GENNARO RIDOSSO, LUIGI RIDOSSO E ANGELO PASQUALINO ALIBERTI - Nelle motivazioni della sentenza con cui è stata respinta la richiesta di misura cautelare, rimandando tutto al Tribunale del Riesame, i giudici della Corte di Cassazione hanno parlato dell'operato del pm come un lavoro fatto in modo "coerente e logico con valutazione probatoria rispondente a criteri di completezza globalità e unitarietà dell'esame" ed inoltre poi, hanno rimarcato anche l'attendibilità del pentito Alfonso Loreto, fonte chiave d'accusa perché il pentito ha tirato fuori una serie di fatti che rimandavano alle indagini in maniera spontanea, con veridicità e coerenza. Poi, sugli appalti, in particolare quello all'Italy service per cui l'ex sindaco, secondo le ricostruzioni di Loreto, sarebbe arrivato perchè la ditta costituita era stata fatta ad hoc su indicazione dello stesso Aliberti, è arrivata in aula anche la conferma dello stesso Luigi Ridosso.

ALIBERTI E LA “FINTA” BATTAGLIA ALL'ILLEGALITÀ – Nelle motivazioni della Corte di Cassazione si legge: “La ricostruzione del Tribunale risulta, pertanto, coerente, non manifestamente illogica e completa, essendo state valutate e disattese le obiezioni dell'Aliberti per il singolare contrasto tra la linea politica scelta di avversare l'illegalità e la camorra e le condotte tenute, consistite nell'accettare per le elezioni del 2013 la candidatura del Barchiesi e l'indicazione del Petrucci, provenienti dall'associazione mafiosa, e per le elezioni del 2015 che la moglie tenesse un comizio (era cabndidata ed è stata eletta Monica Paolino, moglie di Pasquale Aliberti), in casa della sorella di un camorrista ucciso in un agguato nel 2001 e di un camorrista ancora attivo come Ridosso Romolo nonché che Ridosso Luigi partecipasse alle cene elettorali. Né risulta irrilevante la circostanza che durante la campagna elettorale del 2013 fossero stati pubblicati articoli, che lo associavano al clan Ridosso-Loreto; che per le elezioni provinciali del 2009 fosse stato trovato un suo manifesto elettorale presso un deposito della famiglia Matrone, che lo aveva appoggiato, come riferito dal custode, e che all'impresa di tale famiglia fosse stato garantito di operare indisturbata nel settore delle affissioni per espressa indicazione del sindaco, come riferito dal Cacchione”. Insomma, per gli ermellini, Aliberti mentre si professava “combattente” per l'onestà e contro la camorra, aveva poi dei comportamenti quanto meno, contraddittori.

L'AGGRAVANTE MAFIOSA - Per gli ermellini poi, l'aggravante mafiosa ipotizzata dal pm dell'Antimafia di Salerno, Vincenzo Montemurro, confermata dal Tribunale del Riesame, c'è tutta mentre la misura cautelare richiesta 'no' perchè “la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, con conseguente inapplicabilità di tale misura coercitiva alla condotta delittuosa indicata”.

IN ATTESA DEL RIESAME - Viste le premesse quindi i giudici della Corte di Cassazione sono stati chiari: “Il Tribunale dovrà rivalutare il giudizio cautelare sia in punto di sussistenza che di attualità e concretezza delle esigenze cautelari sia di scelta della misura, tenendo conto delle dimissioni nel frattempo rassegnate dall'Aliberti e degli altri elementi indicati dai ricorrenti in ordine alla concretezza e attualità del pericolo di reiterazione”. Quindi, per la decisione dello scorso 7 marzo, “le ragioni illustrate l'ordinanza impugnata va annullata limitatamente alle esigenze cautelari nei confronti di Ridosso Gennaro, Ridosso Luigi e Aliberti Angelo Pasqualino con rinvio per nuovo esame sul punto al Tribunale di Salerno.”

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