LE ACCUSE - Secondo le accuse mosse da Pasquale Aliberti in merito all'avviso di conclusioni indagini ricevuto il 26 ottobre 2017 dalla Procura della Repubblica di Salerno, Antonetti avrebbe omesso di sottolineare all'organo inquirente che nel corso della gestione commissariale ed in particolare il 5 luglio del 2017 aveva rilasciato l'autorizzazione alle due ditte L'Eternità e Cesarano di svolgere servizi funebri e trasporto funebre sul territorio cittadino. Sarebbero le due stesse ditte per cui Aliberti è finito sotto accusa e che di fatto sono state autorizzate anche dalla triade commissariale ed in particolare, da Valentino Antonetti per il suo ruolo di sovraordinato. Secondo l'accusa di Aliberti, Antonetti “aveva evidenziato come la procedura per la rimozione degli impianti veniva ripresa dal 2011 nel 2016 allorquando si era insediata la commissione d’accesso al comune di Scafati” ed inoltre che “il piano generale degli impianti pubblicitari era fermo alla delibera di giunta comunale 273 del 2011, e mai approvato in consiglio comunale” se non con la Commissione Straordinaria con funzione di Consiglio comunale nel giugno 2017.
Per Aliberti però Antonetti avrebbe saltato dei passaggi. “Tali sommarie informazioni venivano rese in data 27 settembre 2017 innanzi alla competente Procura: tuttavia il dott. Antonetti ometteva di sottolineare all’organo inquirente che, nel corso della gestione commissariale dell’amministrazione comunale, ovvero in data 5 luglio 2017, l’ufficio SUAP della medesima Pubblica amministrazione, rilasciava proprio alle ditte asseritamente camorriste “L’Eternità” e “Cesarano”, e cioè proprio quelle che avevano determinato l’origine del procedimento penale, la rituale autorizzazione allo svolgimento dell’attività funebre e di trasporto funebre sul territorio di Scafati”. Poi aggiunge: “se le medesime ditte sono state autorizzate, è evidente che quei pregiudizi penali, così come descritti dalla Autorità giudiziaria., non sussistono oggi, e non sussistevano nemmeno all’epoca della carica di Sindaco svolta dall’Aliberti”. Inoltre nella denuncia si obietta: “E’ evidente che, se il dott. Antonetti avesse riportato una simile informazione, sicuramente in suo possesso alla luce della relativa qualifica, il procedimento penale a carico dell’Aliberti non sarebbe nemmeno sorto”. L'errore starebbe anche nel fatto che Antonetti nelle sue informazioni avrebbe assunto che l’iter per l’approvazione del piano generale degli impianti pubblicitari “non si sarebbe mai perfezionato, mancando la successiva approvazione in Consiglio Comunale”. Ma, per Aliberti “Anche in tal caso il dott. Antonetti commette un errore grave, determinante il procedimento penale: non a caso il piano generale degli impianti pubblicitari è oggetto di esclusiva competenza della giunta comunale e non del consiglio, nel cui ambito va ricondotta, viceversa, l’approvazione del regolamento comunale dell’imposta sulla pubblicità e per l’effettuazione del servizio delle pubbliche affissioni”.
In più “Antonetti fa intendere all’autorità giudiziaria procedente anche un’altra inesattezza, ovvero la messa in esecuzione della procedura di rimozione degli impianti esclusivamente nel periodo della presenza della commissione d’accesso al comune di Scafati, proseguita di poi dall’attuale commissione straordinaria”. “Nulla di più sbagliato” - si legge nella denuncia “Non a caso sia nel 2011 sia nel 2016 e nel 2017, gli impianti pubblicitari in parola riconducibili alle ditte non sono mai stati rimossi, alla stregua del periodo di gestione del Sindaco Aliberti. Ciò tra l’altro è dimostrato dagli stessi atti allegati dall’Antonetti nel verbale all'Autorità giudiziaria”.
IL GIUDIZIO – E' per questi motivi che Aliberti chiede i danni ad Antonetti ed al Ministero degli Interni in virtù dell'ampia documentazione medica fornita a prova del danno subito e anche per fare chiarezza sul suo ultimo avviso di conclusione indagini. Inoltre, nella denuncia si sottolineano anche i risvolti penali delle dichiarazioni omissive che avrebbe reso e che avrebbero dato inizio alla procedura nei confronti di Aliberti.


