Salerno. Truffa all'imprenditore che perse casa e lavoro: due a giudizio
Lo hanno truffato approfittando della sua buona fede e anche di un suo disturbo psichico, il bipolarismo, e e mettendo in atto un raggiro che lo ha lasciato senza casa e soldi. È con questa ipotesi di reato che ieri mattina il gup Piero Inidinnimeo ha rinviato a giudizio E. M., ragioniere e socio della vittima, e l'avvocato A.S. Per i legali dell’uomo, gli avvocati Francesco Oliveto e Antonio Ferrari, inizia ora la corsa contro il tempo (la prima udienza del processo è stata fissata per il 29 settembre) perché manca poco più di un anno alla prescrizione del reato. L'inchiesta prese il via per caso quando l’imprenditore truffato, A.C., fu trovato con un coltello conficcato sull’addome sulla spiaggia di Pastena: aveva tentato il suicidio proprio per ragioni economiche come lasciò scritto in un biglietto per la famiglia. La storia ha inizio quando A.C. e la moglie M.G.A. decidono di ampliare la loro impresa di pulizie affidandosi ha chiesto ad un ragioniere amico. Un giorno, però, l'imprenditore trovò nella propria sede gli ufficiali giudiziari per il pignoramento per un debito con l’erario di 500mila euro, tasse non pagate. Cosa della quale l'imprenditore non era a conoscenza. Nonostante tutto decise insieme al socio di vendere le proprie case per pagare il debito e proseguire con l'attività che, in fondo, andava bene. Decisero di rivolgersi ad un procuratore, anche lui un avvocato amico. Il professionista, appena ricevuto l'incarico prima gli fece cambiare agenzia immobiliare, poi «svendette» la sola casa dell'imprenditore «salvando» quella del ragioniere. Scoperto tutto, l'uomo tentò il suicidio.


