NAPOLI. Corruzione e traffico i rifiuti. È bufera sulla Sma Campania, la società in house della Regione Campania impegnata nella prevenzione e nel contrasto degli incendi boschivi. Ieri gli uffici sono stati perquisiti da ufficiali di polizia giudiziaria della Squadra Mobile di Napoli e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Acquisiti documenti anche negli uffici del consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, Luciano Passariello nella sede del consiglio regionale al Centro direzionale. Tra i 17 indagati anche Roberto De Luca, assessore a Salerno e figlio del governatore campano Vincenzo, che apparirebbe in un video di Fanpage e parlerebbe con una persona che lui pensa essere un imprenditore. De Luca sarebbe coinvolto per il filone di indagine che riguarderebbe lo smaltimento delle ecoballe. Passariello è anche candidato alla Camera nel collegio plurinominale di Napoli in posizione di capolista per Fdi. Per l’inchiesta sul ciclo dei rifiuti a Napoli sono indagati anche i giornalisti della testata online “Fanpage”.
L'inchiesta
L’attività è coordinata dalla Procura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su presunti episodi di voto di scambio e corruzione. In particolare, l’ipotesi attorno alla quale si concentrano le indagini, vedrebbe al centro gli accordi corruttivi diretti al controllo illecito degli appalti pubblici nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Le attività di indagine ancora in corso – spiega il procuratore di Napoli Giovanni Melillo - sono state rese necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni sulle gravi ipotesi delittuose fin qui individuate». E aggiunge: «La delicatezza e la complessità delle attività d’indagine in svolgimento impongono di conservare il più stretto riserbo».
L'ira di Passariello
Si difende il consigliere regionale campano e candidato di Fratelli d’Italia Luciano Passariello: «Non mi è stata contestata nessuna condotta diretta che si ipotizzi antigiuridica. Risulto coinvolto perché altre persone vrebbero fatto il mio nome». Tutto questo «accade a soli 15 giorni dalle elezioni politiche che mi vedono impegnato in prima persona come candidato - continua -. Qualcuno può millantare credito ma essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal commettere reati». Passariello spiega di non aver «mai incontrato nessuno degli imprenditori di cui fa riferimento la Procura. Sono tranquillo ho ribadito alle forze dell’ordine la totale disponibilità a collaborare ed a fornire loro tutto il materiale e le informazioni utili a fare piena luce su questa vicenda. L’auspicio è di essere ascoltato quanto prima dagli inquirenti. Invito gli organi di informazione a riportare i fatti così come sono evitando strumentalizzazioni politiche utili solo a gettare fango a pochi giorni dal voto».
Lo sfogo del direttore di Fanpage
«Tutto questo è assurdo, abbiamo messo a repentaglio la nostra incolumità per questa inchiesta e ora ci ritroviamo indagati - lo sfogo di Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it, coinvolto nell’indagine giudiziaria - Fanpage ha utilizzato giornalisti “provocatori”, che avrebbero avvicinato e fatto parlare diversi politici e imprenditori, proponendo affari sullo smaltimento dei rifiuti». «Io - spiega il direttore – ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare dei rifiuti. Abbiamo incontrato dei camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrare quei rifiuti, chiedendoci 30mila euro a camion». Non solo: «Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti». Piccinini, insieme al giornalista che ha realizzato l’inchiesta, Sacha Biazzo, e all’ex boss dei rifiuti impiegato nell’operazione, risultano indagati per induzione alla corruzione. «Noi - sottolinea il direttore di Fanpage, al quale è arrivata la solidarietà di Fnsi e Sugc – abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica. È chiaro che non abbiamo smaltito rifiuti né preso soldi». Piccinini precisa di aver avuto «un rapporto di dialogo » con le forze dell’ordine. «Abbiamo anche consegnato tutto il girato». Ieri mattina la polizia ha perquisito la stessa redazione di “Fanpage” per acquisire nuovo materiale audiovisivo.


