Stangata al clan Matrone Buonocore, 6 arresti, di cui due in cella nella “cupola” locale delle estorsioni. Nell' indagine coordinata dai pm Marco Guarriello e Giancarlo Russo del tribunale di Salerno, coordinata dalla direzione Distrettuale antimafia ed antiterrorismo, procuratore capo Corrado Lembo, emerge un quadro criminale a Scafati ben delineato.
Lo scenario criminale scafatese
"Le indagini iniziati a giugno 2017 hanno fatto emergere un'attività che è stata una riscoperta processuale dell'esistenza di un'organizzazione dedita alle estorsioni, al traffico di armi ed alla droga, che ha messo in campo estorsioni e danni nei confronti di attività commerciali. Si tratta di raid che avevano tutti la stessa matrice estorsiva. Addirittura è stato scoperto un tesoretto criminale di esplosivi che per qualità dei prodotti e per appartenenza a determinati soggetti fanno emergere un preoccupante quadro di effervescenze criminali complesse. Gli attentati ravvicinati, così come anche la situazione delle vicende amministrative scafatesi e numerosi contrasti ed episodi che si riscontrano sul territorio, fanno emergere un quadro in cui si vede un ancora forte assoggettamento omertoso. L'organizzazione con a capo Giuseppe Buonocore, genero di Franchino Matrone e della sua ombra criminale, aveva tra gli accoliti anche giovanissimi, ragazzi di 20-25 anni. Nel corso dell'attività investigativa viene ancora più fuori un quadro di un territorio a vocazione scarsa per la legalità, come già aveva dimostrato la storia amministrativa e quella criminale degli anni passati. I carabinieri si trovano ad affrontare ogni giorno un territorio così complesso ed è per questo che da me, arriva per loro un forte ringraziamento. Del resto anche il contributo del nuovo tenente di Scafati, Gennaro Vitolo, è stato cruciale per smantellare questa organizzazione e ripristinare la legalità nell'Agro Sarnese Nocerino" dichiara il procuratore capo Corrado Lembo. Il Pm Russo anche, sottolinea i numerosi episodi di "estorsioni che fanno emergere l'assoggettamento omertoso che poi è stato rotto dalle attività di indagine dei carabinieri che hanno fatto emergere una realtà fino a condurre alla denuncia per ripristinare un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni". Sulla stessa scia anche il Pm Guarriello: "Lo scenario criminale fatto di equilibri in continuo cambiamento, con l'attività di indagine e non solo con l'aiuto di collaboratori, ha fatto emergere una situazione grave dove i carabinieri non adeguati in numero rispetto alla grandezza del territorio riescono comunque con il loro impegno costante ed incisivo a tirare fuori quanto effettivamente è emerso".
Le operazioni sul territorio di Scafati
Le operazioni sul territorio di Scafati sono state messe in campo con l'aiuto di ingenti forze del reparto territoriale di Nocera Inferiore alla guida del maggiore Francesco Mortari, su disposizione della Antimafia di Salerno,col supporto di un elicottero e di unità cinofile. Sono quattro le custodie cautelare in carcere confermate dal Gip Vincenzo Pellegrino per Giuseppe Buonocore, Francesco Berritto, Pasquale Panariello e Antonio Palma. Ai domiciliari invece Giovanni Barbato Crocetta e Nappo Vincenzo.
L'origine dell'inchiesta
Tutto ha avuto origine dagli attentati dinamitardi ad esercizi commerciali che si sono susseguiti a Scafati a partire dall'estate 2017: in particolare, c'è quello del 14 giugno dove un individuo col volto coperto dal cappuccio di una felpa o giubbino, ripreso dall' impianto di videosorveglianza della banca, aveva fatto esplodere un ordigno rudimentale che aveva danneggiato il locale Roxy Legend bar di via Melchiade a Scafati, di proprietà della famiglia Buonocore. Episodio simile era avvenuto anche davanti al centro scommesse di via Martiri d'Ungheria. Citato anche il raid al bar La Dolce Vita di proprietà della moglie del pentito Andrea Dario Spinelli. Gli altri episodi riguardano la tentata estorsione al negozio di parrucchiere Nico Style e la pescheria -ristorante “Acqua e sale”. Era stato Andrea Dario Spinelli a fornire una chiave di lettura della sequenza di attentati che erano in “logica coerente con le dinamiche criminali del territorio”. Infatti Spinelli aveva dichiarato come a Scafati si “stanno scontrando gli elementi del clan Cesarano di Castellammare di Stabia con quelli del clan Matrone di Scafati dopo la scarcerazione di Giuseppe Buonocore, nominato come reggente del clan Matrone”. Secondo il racconto del collaboratore di giustizia “Buonocore si sarebbe imposto sul territorio su indicazione del Boss” come nuovo capo della mala locale. L'indagine poi si è estesa a persone integrate sul territorio che avevano legami familiari e amicali con Buonocore e con Franchino Matrone.
L'organizzazione del clan
Attraverso il traffico di stupefacenti, il clan si procurava risorse economiche per finanziare altre attività associative come il reperimento di armi, assistenza ai carcerati, ai loro familiari, la retribuzione fissa mensile per gli associati. In maniera sistematica era stato imposto agli esercizi commerciali della zona di installare i propri apparecchi da gioco elettronico con una percentuale sui guadagni. Inoltre, è stata anche assicurata l'assistenza legale ed economica ai carcerati arrestati nello svolgimento del servizio camorristico, nonché ai loro familiari. Dal dispositivo, emerge uno spaccato allarmante, se non drammatico, nella sua vivida crudezza delle modalità camorristiche che caratterizzano l'azione malavitosa programmata ed eseguita dal gruppo. Dalle intercettazioni telefoniche addirittura emerge uno spaccato davvero allarmante in merito alle minacce che Buonocore avrebbe rivolto nei confronti di persone che non volevano sottostare alla sua nuova organizzazione criminale e anche in caso di arresto, aveva fatto sapere, che avrebbe avuto la sua vendetta sulla famiglia di chi aveva contribuito a mettergli le manette ai polsi.
La richiesta di estorsione all'Iper G di Angri
Il primo episodio contestato dalla procura riguarda la richiesta di estorsione mossa da Giuseppe Buonocore, come mandante, nei confronti del titolare del supermercato Iper G di via Papa Giovanni XXIII ad Angri. Veniva chiesto il versamento di 3mila euro da elargire in maniera periodica a Natale, Pasqua e Ferragosto per 9 mila euro all'anno. Buonocore, aveva dato mandato ad Antonio Palma e Pasquale Panariello di chiedere i soldi per i carcerati in suo nome, mentre Nicola Patrone, indagato nella stessa inchiesta, in quell'occasione faceva da palo. Buonocore poteva sfruttare la continuità con il clan Matrone con una condotta intimidatoria camorristica per il suo legame di parentela con Francesco Matrone, detto Franchino a belva, storico boss dell'omonimo clan. L'episodio è avvenuto il 2 ottobre del 2017.
La richiesta di estorsione ai danni della ricevitoria di via Passanti a Scafati
L'episodio risale al 2 dicembre 2017 quando Giovanni Barbato Crocetta, su mandato di Giuseppe Buonocore, si era presentato nella rivendita tabacchi della famiglia Ametrano per chiedere un contributo per Natale per i carcerati a nome di “zio Peppe”. In quell'occasione Barbato Crocetta aveva invitato il titolare della rivendita ad andare presso il Roxy Legend bar di Scafati, in quel periodo gestito da Buonocore, per pagare il “pizzo”. Il titolare era stato convocato al bar ma non si era presentato e quindi nei giorni successivi in altre due circostanze, Giovanni Barbato Crocetta aveva rinnovato l'invito fino a quando il 20 dicembre l'uomo si era recato da Buonocore presso il bar di via Melchiade. In quell'occasione Buonocore, nella saletta interna del bar, aveva anche promesso al titolare protezione. La cifra però doveva essere concretizzata per Buonocore che aveva intimato il titolare della rivendita a consegnare il denaro prima della vigilia di Natale. Così quando non aveva ricevuto ciò che voleva, aveva ordinato a Giovanni Barbato Crocetta di esplodere dei colpi di arma da fuoco verso la saracinesca dell'attività commerciale. Il raid avvenne il 26 dicembre, subito dopo la chiusura della tabaccheria. Crocetta aveva fatto in modo che i titolari lo vedessero prima, in modo tale da rendere ancora più chiaro il messaggio.
La figura di Pasquale Panariello
Pasquale Panariello si era recato nel 2016 a denunciare falsamente il furto di una revolver calibro 22 e di due pistole semiautomatiche, oltre a due fucili e varie cartucce, quando invece la denuncia risultava falsa. Inoltre, aveva anche denunciato falsamente di aver venduto in maniera illecita a un cittadino albanese, una pistola semiautomatica che invece è stata sequestrata presso la casa della madre Elvira Improta. In particolare a Panariello è stato contestato anche il possesso e la vendita di sostanze stupefacenti come hashish e marijuana.
Il raid contro l'esercizio commerciale “Acqua e sale” a Scafati
Pasquale Panariello in concorso con un minore è anche accusato di aver distrutto con il liquido infiammabile, l'ingresso dell'attività commerciale di pescheria e ristorante, sempre per agevolare l'associazione camorristica del clan Matrone Buonocore.
Il possesso di armi
Un altro elemento cruciale che è emerso nel corso delle indagini, riguarda la possibilità che avevano tutti gli indagati ed in particolare, Giuseppe Buonocore, Francesco Berritto, Giovanni Barbato Crocetta, Antonio Palma, Pasquale Palma, Pasquale Panariello e Nicola Patrone di poter avere a portata di mano mitragliette, pistole di varia calibratura, in una sorta di vero e proprio arsenale. Una pistola è stata anche scoperta a casa di Vincenzo Muollo nello scorso gennaio.
L'accusa per Vincenzo Nappo
Nel mirino degli inquirenti anche Vincenzo Nappo, detto 'o nonno, che è accusato di traffico di armi in quanto avrebbe acquistato da Buonocore una pistola calibro 38 ed in più era stata anche trovato in possesso di un'altra pistola che avrebbe spedito ad un suo parente al Nord. Sarebbe accusato di avere avuto anche in possesso una mitraglietta, un fucile, delle pistole di calibro e di marca imprecisato. L'episodio avvenuto il 29 marzo scorso.

