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Sarno. Mafia Capitale. Evasione fiscale: respinto il ricorso per la revoca della confisca dei beni all'imprenditore sarnese

21 Aprile 2021 Author :  

di Danilo Ruggiero 

Evasione fiscale, respinto il ricorso per la revoca della confisca dei beni all'imprenditore Salvatore Squillante: il sarnese legato ad alcune cooperative finite nell'inchiesta “Mafia Capitale”. I giudici di legittimità della Suprema Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso di Salvatore Squillante, 74enne imprenditore originario di Sarno, trasferitosi a Roma per affari, che ha chiesto l’annullamento del decreto di confisca del Tribunale di Roma del 2019, ovvero della misura di sicurezza patrimoniale consistente nella espropriazione dei beni in favore dello stato. L’imprenditore, già noto dal 2016 per essere stato coinvolto nell'inchiesta “Mafia Capitale”, era stato destinatario di una confisca di prevenzione di quote e patrimonio aziendale di diverse società, autovetture ed altri beni intestati. Secondo l’accusa, Salvatore Squillante, grazie a presunte truffe e reati vari avrebbe collezionato un patrimonio immobiliare di un certo peso. L’evidente sproporzione tra il suo stile di vita e i redditi dichiarati convinsero la Guardia di Finanza di Fiumicino e la Direzione Investigativa Antimafia ad investigare più a fondo in quel mondo fatto di beni immobili, terreni, cooperative, alcuni vani di un castello, uffici e negozi ubicati a Roma, disponibilità bancarie e finanziarie e perfino una decina di società. Proprio ad una di queste ditte apparteneva anche la famosa nave “Fiamma Nera” del Duce Benito Mussolini, la cui proprietà, inizialmente sarebbe stata intestata al figlio di Squillante, per poi essere trasferita ad un pregiudicato che fungeva da prestanome. Nel ricorso proposto, Squillante ha chiesto l’annullamento del decreto della Corte di Appello di Roma che confermava la confisca dei beni inflitta dal Tribunale capitolino. Squillante ha eccepito in giudizio l'illegittimità costituzionale dell'articolo 10 del Codice delle Antimafia per la violazione dell’articolo 24 della Costituzione, nonché la violazione di legge in relazione ai presupposti per la configurabilità della fattispecie di pericolosità per l'applicazione di una misura di prevenzione. La II Sezione Penale di Piazza Cavour, presieduta dal magistrato Mirella Cervadoro, letto il ricorso e udita la relazione del consigliere Ignazio Pardo, ha emesso sentenza che conferma le statuizioni del Tribunale di Roma e rigetta il gravame dell’imprenditore sarnese. Secondo i giudici è “E’ manifestamente infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale”. Ed inoltre “Quanto alla doglianza in punto di accertamento della pericolosità generica , in sede di verifica della pericolosità del soggetto proposto per l'applicazione di una misura di prevenzione, il giudice della prevenzione può utilizzare autonomamente i fatti che hanno formato oggetto di un procedimento penale. La corte di appello di Roma non è incorsa in alcuna violazione di legge nel rivalutare le condotte poste in essere dallo Squillante”. Sulla vicenda, nel 2016, le Fiamme gialle hanno rivelato non solo la pericolosità sociale dell’imprenditore, ma anche la grande sproporzione tra i redditi dichiarati e l’elevato tenore di vita, probabilmente frutto di una carriera criminale, costellata da vicende di evasione fiscale e di fallimenti pilotati. L’attività investigativa, che portò all'individuazione dell’imprenditore campano, era da inquadrarsi nell'ambito di un in monitoraggio rivolto all'identificazione di grandi patrimoni immobiliari sottratti al Fisco.

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