Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana”: San Michele di Pogerola, un patrimonio pubblico da rigenerare, non da liquidare

27 Agosto 2026 Author :  

Il Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana” richiama l’attenzione sul futuro dell’ex complesso ospedaliero San Michele di Amalfi, in località Pogerola, una struttura pubblica mai entrata effettivamente in funzione e da anni in condizioni di degrado, che rischia oggi di uscire definitivamente dal patrimonio sanitario pubblico.

La Deliberazione ASL Salerno n. 954 del 23 giugno 2025 aveva già inserito lo stabile tra gli immobili non strumentali del patrimonio disponibile dell’Azienda. Con la successiva Deliberazione n. 990 del 31 maggio 2026, l’ASL ha preso atto delle perizie di stima e ha deliberato di richiedere alla Regione Campania, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del D.Lgs. 502/1992, l’autorizzazione all’alienazione, includendo espressamente il complesso di Pogerola.

L’iter non è ancora concluso: restano, ove necessarie, le verifiche catastali, urbanistico-edilizie, culturali, ipotecarie e sullo stato di possesso e, soprattutto, la preventiva autorizzazione regionale. È dunque questo il momento di intervenire, prima che una scelta ancora reversibile diventi definitiva.

Il San Michele rappresenta una delle pagine più amare della storia delle opere pubbliche della Costiera. Ma la mancata utilizzazione di ieri non può giustificare oggi la rinuncia a ogni possibile funzione pubblica futura. Un patrimonio nato per finalità sanitarie non può essere valutato soltanto per il ricavato della sua vendita, senza prima verificare quale utilità possa ancora avere per le comunità della Costa d’Amalfi.

In un territorio caratterizzato da collegamenti complessi e difficoltà negli spostamenti, mentre cresce il peso della popolazione anziana — gli over 65 rappresentano ormai il 25,1% della popolazione italiana — Pogerola potrebbe essere valutato, integralmente o parzialmente, per servizi sanitari, sociosanitari, riabilitativi o residenziali rivolti in particolare ad anziani, persone fragili e non autosufficienti, compatibilmente con la programmazione sanitaria regionale e con le caratteristiche tecniche dell’immobile.

Garantire assistenza vicino alla propria casa, alla famiglia e alla comunità significa tutelare dignità e qualità della vita. La vendita di un patrimonio sanitario è invece difficilmente reversibile: ciò che oggi viene ritenuto non necessario potrebbe non essere più disponibile domani, quando nuovi bisogni sanitari e sociosanitari ne rendessero preziosa la funzione pubblica.

Su questo punto esiste un aspetto istituzionale che riteniamo particolarmente importante: il ruolo dei Sindaci.

Il D.Lgs. 502/1992 riconosce fin dalla sua formulazione originaria agli organi rappresentativi degli enti locali un ruolo preciso nella programmazione sanitaria. L’articolo 3 afferma il loro diritto-dovere di esprimere i bisogni sociosanitari delle comunità locali e, nelle aziende sanitarie comprendenti più Comuni, attribuisce alla Conferenza dei Sindaci funzioni di indirizzo, verifica, valutazione e proposta nei confronti dell’Azienda sanitaria e della Regione.

La legge della Regione Campania n. 32/1994, agli articoli 20 e 21, rafforza questo ruolo, prevedendo il concorso dei Comuni alla programmazione sanitaria e stabilendo che il Direttore generale dell’ASL orienti la propria attività sulle linee di indirizzo espresse dal Sindaco o dal Comitato di rappresentanza della Conferenza dei Sindaci.

Lo stesso principio è recepito dall’Atto Aziendale dell’ASL Salerno, che all’articolo 33 qualifica la Conferenza dei Sindaci come organismo correlato al governo strategico aziendale, rappresentativo delle autonomie locali e dei bisogni sociosanitari delle comunità.

Sul piano territoriale opera inoltre il Comitato dei Sindaci di Distretto, cui l’articolo 3-quater, comma 4, del D.Lgs. 502/1992 e l’articolo 45 dell’Atto Aziendale attribuiscono funzioni consultive e propositive sulla programmazione distrettuale e sul relativo Programma delle attività. Per Amalfi e per i Comuni salernitani della Costiera il riferimento è il Distretto sanitario n. 63 Cava de’ Tirreni/Costa d’Amalfi.

Non si tratta quindi soltanto di una scelta politica: l’ordinamento sanitario riconosce ai Sindaci e ai loro organismi di rappresentanza un ruolo concreto nell’espressione dei bisogni sociosanitari e nella programmazione dei servizi territoriali.

Occorre però distinguere i diversi livelli, chiamati ad agire in modo complementare.

La Conferenza dei Sindaci della Costa d’Amalfi rappresenta la sede politico-territoriale nella quale i Comuni del comprensorio possono costruire una posizione unitaria.

Diversa è la Conferenza dei Sindaci dell’ASL Salerno, prevista dalla normativa sanitaria e richiamata dall’articolo 33 dell’Atto Aziendale, che rappresenta le autonomie locali nell’ambito della programmazione aziendale.

A livello territoriale opera inoltre il Comitato dei Sindaci del Distretto 63, cui l’articolo 3-quater del D.Lgs. 502/1992 e l’articolo 45 dell’Atto Aziendale attribuiscono funzioni consultive e propositive sulla programmazione distrettuale.

I Sindaci della Costiera possono quindi costruire una posizione comune nella Conferenza della Costa d’Amalfi e trasferirla nelle sedi istituzionali della programmazione sanitaria, dalla Conferenza dei Sindaci dell’ASL al Comitato dei Sindaci del Distretto.

È questa la visione della Costiera come unicum territoriale che oggi occorre tradurre in atti concreti: non una semplice somma di Comuni, ma un territorio capace di programmare insieme i servizi necessari alle comunità che lo abitano.

Per queste ragioni il Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana” rivolge un appello ai Sindaci della Costa d’Amalfi affinché assumano una posizione comune sul futuro del San Michele di Pogerola e portino la questione in tutte le sedi istituzionali competenti: Conferenza dei Sindaci dell’ASL Salerno, Comitato di rappresentanza e Comitato dei Sindaci del Distretto 63.

Chiediamo che Regione Campania, ASL Salerno e Comuni aprano un confronto prima di qualsiasi decisione definitiva sull’alienazione, verificando concretamente lo stato dell’immobile, le possibilità e i costi di recupero, il fabbisogno di servizi sanitari e sociosanitari della Costiera e le eventuali fonti di finanziamento. Prima di vendere, occorre sapere se Pogerola può ancora rispondere a un bisogno pubblico del territorio.

Non chiediamo di stabilire oggi quale debba essere la futura destinazione del San Michele. Chiediamo qualcosa di più semplice e, a nostro avviso, doveroso: verificare seriamente se questo patrimonio possa ancora rispondere a un bisogno pubblico prima di privare definitivamente la collettività della possibilità di utilizzarlo.

La Costiera Amalfitana non può essere soltanto il luogo da preservare per chi la visita. Deve continuare ad essere un territorio nel quale sia possibile nascere, vivere, invecchiare ed essere assistiti con dignità.

Prima di vendere gli immobili in Costiera, e in particolare quello di Pogerola, verifichiamo fino in fondo se può tornare a essere una risorsa per la comunità.

Ove ciò non fosse possibile, quel patrimonio non può semplicemente scomparire dal territorio: il ricavato dell’eventuale alienazione dovrà tradursi in nuovi investimenti sanitari e sociosanitari in Costa d’Amalfi, anche attraverso l’acquisizione o il recupero di altri immobili destinati a servizi per i residenti.

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