Dal risanamento ambientale alla sicurezza idraulica, passando per le opere ancora da completare: alla Camera il presidente della Regione Campania illustra gli interventi sul bacino. Borrelli chiede controlli senza preavviso e sanzioni per chi inquina, mentre Beatriz Colombo sollecita dati verificabili e chiarimenti sulle scadenze. Intanto, nell’Agro nocerino-sarnese, scatta il sequestro di un grande stabilimento conserviero.
Il futuro del fiume Sarno torna al centro del confronto istituzionale, tra investimenti annunciati, opere da portare a termine e la necessità di contrastare gli scarichi industriali illegali. Durante l’audizione del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, presieduta da Pino Bicchielli, il tema del risanamento del bacino si è intrecciato con quello della sicurezza del territorio e dell’efficacia dei controlli.
A rendere ancora più attuale la discussione è stata la notizia del sequestro preventivo d’urgenza di un grande stabilimento conserviero nell’Agro nocerino-sarnese, nell’ambito dei controlli sul bacino del Sarno. Un intervento che riporta l’attenzione sul problema degli sversamenti industriali e sulle responsabilità delle aziende che non rispettano le regole ambientali.
Nel corso dell’audizione, Fico ha illustrato un programma di interventi che, secondo quanto riportato nel materiale relativo alla seduta, supera complessivamente i 700 milioni di euro. L’obiettivo indicato dalla Regione è accelerare i lavori, rafforzare il sistema di depurazione e superare la frammentazione degli interventi che ha caratterizzato negli anni la gestione del bacino. Ma, accanto alle risorse e agli impegni annunciati, resta aperta la questione dei tempi effettivi di realizzazione e della capacità di garantire risultati verificabili.
Oltre 700 milioni per il bacino: le risorse e gli interventi annunciati
La strategia illustrata da Fico si articola in più linee di finanziamento. Tra le principali, il materiale fornito indica un pacchetto da 293 milioni di euro nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale 2021-2027, destinato agli interventi di mitigazione del rischio idraulico. La relativa delibera regionale viene indicata come la numero 262 del 3 giugno 2026.
A questa dotazione si aggiunge un Accordo quadro quadriennale del valore di 406.990.761,29 euro. La procedura, secondo le informazioni riportate nel testo di partenza, è stata pubblicata nel luglio 2026 e prevedeva la chiusura delle offerte il 25 settembre dello stesso anno. La gara è suddivisa in sette lotti funzionali: tre per la progettazione, uno per la verifica e tre per l’esecuzione dei lavori.
Nel presentare l’iniziativa, il presidente della Regione avrebbe sottolineato che non si tratta soltanto di un programma annunciato, ma di una procedura pubblica già avviata. Nel materiale fornito, Fico la definisce «il più imponente investimento mai realizzato sul bacino del fiume Sarno».
La programmazione finanziaria, sempre secondo il testo di partenza, guarda anche al periodo 2028-2034, con l’intenzione di garantire continuità alle coperture economiche necessarie per proseguire gli interventi.
Il bacino interessato viene descritto come un’area particolarmente complessa, estesa tra le province di Napoli, Salerno e Avellino, con decine di Comuni coinvolti. La dimensione territoriale rende indispensabile un coordinamento tra Regione, amministrazioni locali ed enti competenti, affinché le opere non procedano in modo isolato e gli interventi realizzati in un Comune risultino coerenti con quelli previsti nei territori confinanti.
Lo stato delle opere: sei interventi ultimati, altri ancora da completare
Nel corso della ricostruzione dello stato di attuazione, il materiale fornito riporta un programma di 15 interventi per un valore complessivo di circa 39,6 milioni di euro.
Di questi, sei risultano ultimati, per un importo di 8,19 milioni. Un intervento, del valore di 7,91 milioni, è indicato in fase di aggiudicazione; tre, per 20,34 milioni, sono in fase di progettazione. Altri quattro sono stati riprogrammati, per un milione di euro complessivo, mentre uno, del valore di 2,2 milioni, sarebbe stato cancellato perché non più necessario.
A queste opere si aggiungono tre interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, per un importo indicato in 13 milioni di euro. Il totale delle risorse gestite a livello locale viene così portato, nel testo di partenza, a oltre 52,7 milioni.
Sono cifre che descrivono uno stato di avanzamento articolato, ma che da sole non risolvono il nodo politico e amministrativo sollevato durante l’audizione: occorre distinguere tra risorse programmate, lavori affidati, cantieri in corso e opere effettivamente concluse. È proprio su questa distinzione che si concentra la richiesta di maggiore trasparenza avanzata dai rappresentanti politici intervenuti.
Il sequestro nell’Agro e la richiesta di controlli senza preavviso
La notizia del sequestro di un grande stabilimento conserviero nell’Agro nocerino-sarnese ha riportato al centro della discussione il problema degli scarichi industriali e dei comportamenti illeciti che possono compromettere il percorso di risanamento.
Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli ha richiamato l’attenzione sul numero dei provvedimenti adottati nell’area, dichiarando:
«Da quest’estate ho contato almeno otto sequestri nell’area del Sarno per le industrie conserviere. Non possiamo più parlare di episodi sporadici. Ci sono aziende che per anni si sono comportate come se potessero scaricare quello che volevano, mentre altre operano rispettando le regole. Chi inquina deve essere individuato e colpito senza sconti».
Borrelli ha quindi indicato alcune misure che, a suo giudizio, dovrebbero rendere più efficace l’attività di vigilanza, a partire dalla necessità di effettuare verifiche senza preavviso e di rendere immediatamente riconoscibili gli scarichi autorizzati.
«I controlli devono avvenire senza alcun preavviso e tutti gli scarichi autorizzati devono essere identificabili con targhette che consentano immediatamente di sapere a chi appartengono. È assurdo che ancora oggi sia così difficile distinguere uno scarico regolare da uno abusivo».
Il parlamentare ha inoltre chiesto di intervenire contemporaneamente su più fronti, evitando che i controlli siano separati dalle opere strutturali e dalla revisione degli strumenti normativi.
«Serve un lavoro contemporaneo su bonifica, depurazione, controlli e norme. Anche il Parlamento deve valutare se gli strumenti legislativi oggi a disposizione siano sufficienti per colpire chi scarica sostanze inquinanti senza lasciare zone grigie nelle responsabilità».
Il punto sollevato da Borrelli riguarda quindi non soltanto l’individuazione delle eventuali violazioni, ma anche la possibilità di attribuire con chiarezza le responsabilità e impedire che gli scarichi illegali continuino a compromettere gli interventi di risanamento.
Fico: «Saremo inflessibili» contro chi scarica nei campi
Nella replica, il presidente della Regione Campania ha richiamato direttamente le osservazioni del deputato di AVS, soffermandosi sulle aziende che, per evitare i costi del conferimento dei reflui nella rete fognaria, scaricherebbero nei terreni.
«Come ricordava anche l’onorevole Borrelli, non è possibile che ancora oggi esistano aziende conserviere che scaricano nei campi e quindi, alla fine, nel fiume Sarno per evitare di immettere i reflui in fognatura e sostenere i relativi costi. È una situazione assolutamente intollerabile sulla quale saremo inflessibili».
Fico ha annunciato l’intenzione di rafforzare la vigilanza e di lavorare a un disegno di legge regionale che introduca una stretta amministrativa nei confronti delle aziende responsabili di condotte inquinanti. Tra le misure prospettate nel materiale fornito figurano sanzioni particolarmente severe, fino alla sospensione immediata dell’attività industriale.
Sul tema degli scarichi, il presidente avrebbe inoltre ribadito la necessità di superare ogni tolleranza verso comportamenti che trasferiscono sulla collettività i costi ambientali delle attività produttive.
Il contrasto agli sversamenti illegali rappresenta così uno dei punti più delicati del piano: la realizzazione delle infrastrutture di depurazione, infatti, deve procedere insieme a controlli efficaci e alla prevenzione delle violazioni. In caso contrario, il rischio è che gli investimenti non siano sufficienti a garantire, da soli, il risultato ambientale atteso.
Scarichi fognari, 103 chiusure su 113: l’obiettivo della primavera 2027
Tra i dati riportati nel materiale relativo all’audizione figurano anche quelli sul sistema di collettamento fognario. Su 113 scarichi censiti, 103 sarebbero stati ufficialmente chiusi, mentre per i dieci ancora aperti viene indicata la scadenza della primavera 2027.
Il completamento dell’operazione dovrebbe sottrarre al fiume gli scarichi riconducibili a circa 370.000 residenti. Nel testo di partenza, tra i risultati già ottenuti viene citato anche il ritorno alla balneabilità del mare di Castellammare di Stabia, alla foce del Sarno.
Si tratta di elementi che, se confermati dai dati ufficiali aggiornati, consentirebbero di valutare alcuni dei progressi compiuti sul fronte della depurazione. Rimane però essenziale distinguere la riduzione degli scarichi e il miglioramento della qualità delle acque dalla messa in sicurezza idraulica dell’intero bacino.
Sono due obiettivi collegati, ma non sovrapponibili: il risanamento ambientale richiede interventi sugli scarichi e sui reflui, mentre la riduzione del rischio di allagamenti ed esondazioni dipende anche dalla realizzazione delle opere idrauliche, dalla manutenzione e dalla gestione complessiva del territorio.
Beatriz Colombo: «Servono tempi certi e risultati verificabili»
Il confronto in Commissione non si è limitato alla questione ambientale. Beatriz Colombo, deputata di Fratelli d’Italia e capogruppo nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, ha chiesto chiarimenti anche sulla vulnerabilità degli edifici pubblici e sul rapporto tra gli obiettivi annunciati dalla Regione e i cronoprogrammi delle opere.
«I cittadini campani hanno diritto a vivere in sicurezza, senza temere alluvioni o crolli. Servono interventi concreti, tempi certi e risultati verificabili, non annunci».
Colombo ha spiegato di aver chiesto a Fico dati puntuali sulla vulnerabilità sismica di scuole, ospedali ed edifici pubblici, domandando quanti siano stati sottoposti a verifica, quanti risultino ancora vulnerabili e quanti siano stati effettivamente messi in sicurezza.
La deputata ha poi richiamato le criticità segnalate sul fiume Sarno, ricordando che, secondo la sua dichiarazione, nel dicembre 2025 i sindaci di Scafati, Angri, San Marzano e Sarno avevano già evidenziato problemi strutturali. Ha inoltre menzionato nuovi allagamenti ed esondazioni nei mesi di settembre e ottobre 2026, che avrebbero riportato l’attenzione sui rischi per il territorio e per le comunità locali.
Da qui la richiesta di un quadro aggiornato sullo stato delle opere: quali interventi sono stati completati, quali sono ancora in corso e quali non sono andati oltre la programmazione.
Colombo ha richiamato anche l’obiettivo annunciato da Fico di arrivare a un Sarno definitivamente pulito in quattro o cinque anni, chiedendo come questa prospettiva possa conciliarsi con i cronoprogrammi che riporterebbero scadenze fino al 2031-2032.
«Il risanamento ambientale è fondamentale, ma non può essere confuso con la messa in sicurezza idraulica del bacino. Servono un quadro aggiornato degli interventi, responsabilità definite e scadenze verificabili».
La conclusione della deputata è un richiamo alla necessità di programmare la prevenzione prima che si verifichino nuove emergenze:
«La prevenzione non può rincorrere le emergenze. I cittadini hanno diritto di sapere quali opere saranno realizzate, quando saranno concluse e quali garanzie offriranno al territorio. Fratelli d’Italia continuerà a vigilare affinché agli impegni seguano fatti concreti».
Bicchielli: la Commissione vigilerà sul cronoprogramma
Nel confronto è intervenuto anche Pino Bicchielli, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta. Nel materiale fornito, il Sarno viene descritto come una «ferita aperta», mentre alla Commissione viene attribuito l’impegno a seguire con attenzione il rispetto del cronoprogramma presentato.
Bicchielli avrebbe richiamato la storia degli interventi sul bacino, segnata da sovrapposizioni burocratiche e ritardi, sottolineando la necessità di verificare che le risorse stanziate si traducano in cantieri e opere funzionanti.
Il controllo parlamentare, in questa prospettiva, dovrebbe concentrarsi sulla corrispondenza tra gli impegni annunciati, l’effettivo avanzamento dei lavori e i risultati ottenuti sul territorio.
Cabina di regia e coordinamento tra gli enti
Un altro elemento della strategia regionale riguarda il coordinamento tra i Comuni e gli enti coinvolti. Il testo di partenza riferisce dell’insediamento di una cabina di regia permanente con i sindaci e le amministrazioni territoriali, pensata per superare la frammentazione degli interventi e favorire una programmazione condivisa.
Viene inoltre citata una risoluzione del Consiglio regionale, indicata come la numero 78/4 del 1° ottobre, che avrebbe rafforzato il carattere prioritario del risanamento del Sarno.
La questione del coordinamento è centrale in un bacino che interessa più territori e nel quale le opere realizzate a monte possono incidere sulle condizioni delle aree a valle. La disponibilità di risorse economiche, dunque, deve accompagnarsi a una distribuzione chiara delle responsabilità, a una pianificazione coerente e alla pubblicazione di dati aggiornati sull’avanzamento dei progetti.
La sfida: trasformare gli annunci in risultati
Dall’audizione emerge un quadro nel quale il risanamento del Sarno viene affrontato su più livelli: investimenti, depurazione, controlli industriali, opere per la mitigazione del rischio idraulico e sicurezza degli edifici pubblici.
Le cifre illustrate dalla Regione indicano la dimensione finanziaria del programma, mentre i dati sullo stato dei lavori mostrano che una parte degli interventi risulta conclusa e un’altra è ancora in fase di progettazione, aggiudicazione o riprogrammazione. Sul fronte ambientale, la chiusura degli scarichi fognari e il contrasto agli sversamenti illegali rappresentano ulteriori passaggi decisivi.
Restano, però, le domande sollevate durante il confronto parlamentare: quali opere saranno completate per prime? Quali sono le scadenze effettive? Come verranno controllati gli scarichi industriali? E quali strumenti saranno adottati per verificare che gli investimenti producano benefici concreti?
Borrelli ha ribadito la necessità di intervenire contro chi inquina senza lasciare margini di impunità, mentre Colombo ha chiesto un quadro verificabile degli interventi e dei tempi. La Regione, dal canto suo, ha indicato l’obiettivo di accelerare il risanamento e rafforzare i controlli.
«È un segnale importante. Su chi continua ad avvelenare il Sarno bisogna essere inflessibili. Non possiamo chiedere ai cittadini di convivere ancora con liquami, esondazioni e inquinamento mentre qualcuno aumenta i propri margini scaricando sulla collettività i costi ambientali delle proprie attività», ha concluso Borrelli.
Il banco di prova sarà ora la capacità di dare seguito agli impegni con opere completate, controlli documentabili e scadenze rispettate. Per il territorio del Sarno, il risultato atteso non è soltanto un piano finanziario di grande portata, ma un miglioramento concreto e misurabile delle condizioni ambientali e della sicurezza delle comunità coinvolte.
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