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San Valentino Torio, inaugurata a Casatori la nuova sede del Comitato per il Sì alla riforma della giustizia

08 Marzo 2026 Author :  

Si è tenuto questa mattina, nella frazione Casatori di San Valentino Torio, un incontro pubblico promosso dal Comitato per il Sì alla riforma della giustizia. L’occasione è stata anche quella dell’inaugurazione della nuova sede territoriale, dopo quella già aperta nel centro cittadino.

Ad aprire l’iniziativa è stato il coordinatore del comitato, l’avvocato Francesco Carbone, che ha fatto gli onori di casa salutando i presenti e sottolineando l’importanza del confronto pubblico su una riforma ritenuta centrale per il futuro della magistratura e dell’intero sistema giudiziario.

Dopo l’introduzione, la parola è passata alla parlamentare di Fratelli d’Italia Imma Vietri, che ha illustrato ai cittadini presenti le ragioni del “Sì” al referendum sulla riforma della giustizia, soffermandosi in particolare sugli obiettivi di maggiore equilibrio e trasparenza del sistema.

Secondo la deputata, il referendum riguarda direttamente tutti i cittadini e non dovrebbe essere trasformato in uno scontro politico.

«Purtroppo questo referendum è diventato, da parte di qualcuno, una battaglia contro il governo guidato da Giorgia Meloni, con il tentativo di colpire l’esecutivo senza entrare realmente nel merito della riforma», ha dichiarato Vietri.

La parlamentare ha poi spiegato che la riforma punta a rafforzare l’equilibrio tra i poteri all’interno della magistratura.

«Oggi pubblico ministero e giudice appartengono alla stessa famiglia professionale. È evidente che condividere percorsi e ambienti può generare, anche solo nell’opinione pubblica, il dubbio di una minore distanza tra chi accusa e chi giudica».

Tra i punti ritenuti più importanti, Vietri ha citato anche il superamento del peso delle correnti interne alla magistratura e il principio della responsabilità.

«Il sorteggio nella composizione degli organi di governo della magistratura serve proprio a ridurre il peso delle correnti politicizzate. Non si tratta di assoggettare la magistratura alla politica, ma esattamente del contrario: garantire maggiore indipendenza».

Infine, la parlamentare ha sottolineato l’importanza della responsabilità disciplinare.

«Chi sbaglia deve pagare. Se un avvocato risponde dei propri errori, lo stesso deve valere per un magistrato. È una questione di equilibrio e di giustizia verso i cittadini».

«La riforma della giustizia non è qualcosa di lontano dalla vita delle persone – ha concluso – perché quando si entra nelle maglie della giustizia, senza garanzie e senza giudizi davvero indipendenti, tutti possono trovarsi in difficoltà».

Interessante anche l’intervento di Mariele Saggese, componente del Comitato per il Sì, che ha ribadito l’importanza di informare i cittadini sui contenuti della riforma e sulle ricadute che essa potrebbe avere sull’organizzazione della magistratura e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. 

«Oggi è la festa della donna e vogliamo ricordare tutte le donne che sono in attesa di verità e di giustizia. Penso all’ultimo caso di cronaca nera: una mamma che ha perso un figlio e che dovrà affrontare una lunga serie di processi. Come donna e come cittadina ha bisogno, come tutti noi, di istituzioni competenti, responsabili e capaci di assumersi rapidamente le proprie responsabilità con trasparenza».

A chiarire nel dettaglio i contenuti della riforma è stato poi il magistrato Paolo Itri, già presidente della Corte di Giustizia Tributaria di Napoli e magistrato antimafia, che ha offerto un’analisi approfondita degli aspetti ordinamentali della proposta.

Secondo Itri, la riforma potrebbe rappresentare un passo importante verso una maggiore autonomia interna della magistratura.

«Probabilmente questa riforma rappresenta uno dei cambiamenti più importanti che si cerca di realizzare dal 1948 ad oggi. Non si tratta di una questione politica: si tratta di una questione di civiltà.

In Italia esiste una situazione che, credetemi, non ha eguali nel mondo. Nessun altro Paese presenta una condizione simile sotto questo punto di vista. Ecco perché questo non è un referendum sulla magistratura: è un referendum sulla democrazia».

Itri ha poi criticato il ruolo delle correnti interne alla magistratura e il peso che, a suo avviso, esse esercitano nelle dinamiche del Consiglio Superiore della Magistratura.

«Il sindacato dei magistrati, attraverso il sistema elettivo del CSM – l’organo che decide sulle carriere e sulla disciplina dei magistrati – ha finito per orientare l’istituzione secondo proprie logiche. Questo ha prodotto una vera e propria intossicazione del sistema giudiziario».

Secondo il magistrato, molti colleghi sarebbero favorevoli alla riforma ma esitano a esporsi pubblicamente.

«Molti magistrati condividono queste posizioni ma temono di parlare apertamente. E questo, in uno Stato democratico, non dovrebbe accadere».

Itri ha infine invitato i cittadini a partecipare attivamente alla consultazione referendaria.

«Non è vero che chi vota sì è contro la giustizia. Anzi, ritengo esattamente il contrario. Per questo dobbiamo parlare con i cittadini, informare le persone e diffondere questo messaggio. Andate a votare, votate sì e spiegate queste ragioni anche a parenti, amici e conoscenti».

A concludere i lavori è stato l’avvocato Alfonso Pepe, che ha ribadito la necessità di una riforma della giustizia, considerandola un primo passo verso cambiamenti più profondi del sistema giudiziario.

Pepe ha evidenziato in particolare l’importanza della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, affinché vi siano percorsi professionali distinti e organismi di valutazione diversi.

Secondo l’avvocato, l’attuale sistema – in cui giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso concorso e parte del percorso professionale – può creare una percezione di mancanza di imparzialità. Utilizzando esempi tratti dallo sport, ha sottolineato che non è corretto che chi giudica e chi accusa facciano parte dello stesso “spogliatoio”.

Pepe ha infine richiamato l’importanza della partecipazione al referendum sulla giustizia, invitando i cittadini ad andare a votare ed esprimere il proprio voto secondo coscienza, indipendentemente dalle indicazioni politiche. Per l’avvocato, la consultazione rappresenta un’occasione per rafforzare la democrazia e avviare una riforma più ampia del sistema giudiziario.

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