Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuci”. "Totò, Peppino e la…malafemmina" tra musica, basi e risate

04 Aprile 2016 Author :  

di Francesco Apicella

Nel 1956 Camillo Mastrocinque, regista simpatico, spiritoso, prolifico e di grande professionalità, diresse Totò e Peppino de Filippo nel film “Totò, Peppino e la…malafemmina”, una commedia briosa e divertente. Il film ebbe un grandissimo successo e, fra i tantissimi film girati dal principe della risata, è senz’altro quello che incassò di più al botteghino. Del cast facevano parte anche Vittoria Crispo, una tra le più quotate caratteriste del secondo dopoguerra, la bella e affascinante Dorian Gray e il bravissimo Teddy Reno, futuro marito della nostra, straordinaria, Rita Pavone. Qualche anno prima di girare questo film, nel 1954, Totò aveva ascoltato, a Roma, al Gig Club, un locale alla moda frequentato da artisti, il giovane cantante Teddy Reno mentre cantava “ Aggio perduto ‘o suonno”, una famosa canzone del repertorio classico napoletano, era rimasto affascinato dalla sua voce calda e confidenziale, lo aveva avvicinato, si era complimentato con lui e gli aveva fatto una proposta “ C’è in programma, alla Titanus, un trittico di film che devo girare con Peppino De Filippo, se si realizza vorrei te come cantante, che ne dici?”
“Principe, sarebbe un grande onore per me” gli aveva risposto contento Teddy Reno
E quando, finalmente, nel 1956 si girò “Totò, Peppino e la…malafemmina” , Teddy Reno che, in quel periodo, si trovava a New York, dove ogni sera si esibiva con successo al “Blue Angel”, rimase incredulo quando un rappresentante della Titanus, la famosa casa di produzione cinematografica italiana, gli telefonò e gli propose di partecipare al film. Dopo qualche attimo di smarrimento chiese quale fosse il compenso per la sua partecipazione al film e, poi, senza esitazione accettò l’offerta. Agli studi della Dear Film, dove si giravano gli interni del film (gli esterni venivano girati a Napoli e a Milano), gli diedero il camerino situato sul lato sinistro di quello di Totò, mente sul lato destro c’era quello di Peppino De Filippo. Il cantante si sbellicava dalle risate mentre, dal suo camerino, li ascoltava provare le scene che poi avrebbero girato nel film.
“Peppì” cominciava Totò “questa scena, come sta scritta sul copione, per me non fa ridere”
“Hai ragione!” gli rispondeva Peppino “dobbiamo assolutamente cambiarla”. E nacque così, nei camerini, una delle scene più esilaranti del film, quella della “lettera alla signorina” scritta da Peppino mentre Totò ne dettava il contenuto, improvvisando molte battute al momento. Totò aveva l’arte di improvvisare ma aveva anche la capacità di farlo nel “secondo” giusto. “Una battuta detta anche una frazione di secondo dopo può non far ridere” diceva sempre.
Peppino, da consumato attore di palcoscenico, qual era gli andava dietro, in sincrono, e ne veniva fuori una comicità irresistibile, fresca e spontanea.
“Senti, però, quando devo essere serio in scena, quando devo essere incazzato, non mi devi far ridere con una delle tue solite battute improvvisate, all’istante” gli raccomandava Peppino
Nel film Peppino, dei due fratelli Caponi, i personaggi che impersonavano sullo schermo, era quello più ricco e avaro e veniva regolarmente derubato da Totò, che era il fratello più fannullone e spiantato per cui, quando si accorgeva che gli mancavano dei soldi, doveva essere arrabbiato. Ci fu una scena in cui ci mancò poco che non gli venisse, invece, da ridere ma, da grande professionista, si trattenne a stento dal farlo. La scenetta è questa: Peppino ha estratto i suoi risparmi dal posto “sicuro”in cui li aveva nascosti, li soppesa in mano, sembrano di meno, li conta e si accorge che, al posto del milione di lire che c’era prima, adesso ci sono solo 700 mila lire
“A me qua mi manca il denaro! Mi manca! Mi manca!” esclama arrabbiato
“E come è possibile? Dove lo tieni?” gli domanda Totò
“Lo so io dove lo tengo ma qui manca, manca! Io qua avevo un milione di lire, adesso sai quanto mi è rimasto?”
“700 mila lire!”
“E come lo sai?”
“E’ una cosa logica! E’ una conseguenza logica!Non leggi il giornale? Non segui la borsa?La moneta si svaluta! La tua si è svalutata del 30%, è chiaro? Svalutazione monetaria!”. Esce di scena e Peppino, contrariato e incavolato rimane a fissare i soldi che ha in mano. Qui sarebbero dovute finire le battute concertate tra i due attori ma Totò, incapace di trattenersi, riappare in scena e fulmineo esclama “E’ l’inflazione!” Quest’ultima battuta gli è venuta in quel momento, l’ha detta e, Peppino, trattenendo a stento la risata, ha continuato con la sua espressione corrucciata.
“Tre settimane prima della scena del bacio fra me e Dorian Gray” racconta Teddy Reno “veniva continuamente sul set il dott. Brozzi e ci ripeteva, in modo ossessivo, sempre le stesse parole: “Guardate, deve essere un bacio casto, altrimenti il ministero non ci dà i fondi che ci ha promesso”. Così, ogni volta che lo vedevamo io e Dorian ci guardavamo e dicevamo “Vuoi vedere che è venuto di nuovo a raccomandarci che il bacio deve essere casto?”E, infatti, ogni volta era la stessa solfa. D’accordo con Totò e Camillo Mastrocinque decidemmo di fare uno scherzo al dottor Brozzi. Mi rivolsi al regista e gli dissi:“C’ha rotto talmente tanto quel tale che, nel momento del bacio, tu fingi di girare, d’accordo con i cameraman, però non giri e noi ci daremo un bacio pazzesco, travolgente e appassionato”.
E così avvenne! Quando fu il momento del bacio, Teddy Reno avvinse Dorian Gray in un abbraccio fremente, la buttò per terra e le saltò addosso.
“Noooo! Fermateli!!” gridò Brozzi disperato “Abbiamo perso 400.000 lire!”Per calmarlo Totò e Mastrocinque scesero dalla regia e, sbellicandosi dalle risate, per evitargli un infarto, gli dissero” Guarda che ti abbiamo fatto uno scherzo!” Dopo questo break divertente la lavorazione riprese e Teddy e Dorian si diedero un bel bacio casto, casto. Ho visto “Totò, Peppino e la….malafemmina” tantissime volte e ogni volta, pur conoscendo le battute a memoria, grazie alla bravura dello straordinario e affiatato cast del film, mi diverto come se le sentissi per la prima volta, scoprendo sempre qualcosa di nuovo, che mi era sfuggito nelle precedenti visioni. Bravi! Bravi! Bravi!

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