"A Sarno la memoria non è retorica. È fango, silenzio, urla nella notte. È l'alluvione di Sarno e Quindici del 1998, una ferita che non si è mai davvero chiusa. Nel 2023, a 25 anni da quella tragedia, il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Un gesto giusto. Un riconoscimento a chi, in quelle ore, ha scavato con le mani, ha salvato vite, ha rischiato tutto. A chi, come Marco Mattiucci, ha perso la propria vita per salvarne altre. Quella cittadinanza aveva un significato preciso: il sacrificio. Oggi lo stesso riconoscimento viene attribuito a Nino D'Angelo per un contributo artistico legato alla memoria. Legittimo, certo. Ma è davvero la stessa cosa? Qui non è in discussione l’arte. È in discussione il senso delle proporzioni. Perché c’è una differenza profonda tra chi quella tragedia l’ha vissuta nel fango, nel rischio, nella morte e chi la racconta. Usare lo stesso simbolo per entrambi non unisce: confonde. E nel confondere, svuota. Ma il punto, forse, è ancora più ampio. Non è un episodio isolato. È un modo di valutare, di pesare, di decidere.
Negli ultimi mesi Sarno ha vissuto altre due perdite. La morte di Gaetano Russo, ucciso nel suo esercizio commerciale. La morte di Carmine Albero, un giovane ragazzo che ha perso la vita sul lavoro dopo appena un mese. Due tragedie diverse, ma entrambe profonde. Entrambe capaci di scuotere una comunità. Eppure, di fronte a questi eventi, la risposta istituzionale non è stata la stessa. Per uno è stato proclamato il lutto cittadino. Per l’altro, nessun segnale altrettanto forte. Non si tratta di stabilire quale dolore valga di più. Il dolore non si misura. Ma le istituzioni sì: si misurano nella coerenza, nella capacità di dare a ogni evento il giusto peso, il giusto rispetto. Quando questo equilibrio manca, il rischio è evidente: perdere credibilità. E, ancora più grave, ferire una comunità che chiede solo di sentirsi riconosciuta in modo equo. In questo contesto, una riflessione non può non riguardare anche chi riceve il riconoscimento. A Nino D’Angelo va riconosciuto il valore del suo percorso artistico. Ma proprio per questo, accettare una cittadinanza onoraria legata a una tragedia così profonda significa entrare in una dimensione che richiama sacrifici reali, vite spezzate, uomini che hanno dato tutto. Forse, allora, la domanda è inevitabile: è davvero questa l’onorificenza giusta da accettare per ciò che si è dato alla città? O non sarebbe più rispettoso lasciare intatto il significato di un riconoscimento nato nel nome di chi ha rischiato e perso la vita? Sarno non ha bisogno di simboli svuotati. Ha bisogno di memoria vera. E la memoria, per essere rispettata, ha bisogno di una cosa semplice e rara: misura".
A Sarno cittadinanza onoraria a Nino D'Angelo per la frana del 1998, la denuncia di Buonaiuto e Agovino (Forza Italia): "Così si svuota la memoria di quella tragedia"
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