“Camera d’albergo”, il grande successo di Ferrini e Monicelli

31 Luglio 2016 Author :  

di Francesco Apicella 

Franco Ferrini, uno dei più grandi sceneggiatori italiani, co-sceneggiatore di “C’era una volta in America”, il capolavoro di Sergio Leone, fu contattato un giorno da Mario Monicelli che aveva deciso di affidargli un ruolo, come attore, nel suo prossimo film. Monicelli conosceva Ferrini, gli era stato presentato qualche giorno prima dagli sceneggiatori Leo Benvenuti e Pietro De Bernardi e, ora, apprestandosi a girare “Camera d’albergo” con Vittorio Gassman, Monica Vitti ed Enrico Montesano, si era ricordato di lui

e gli era sembrato la persona giusta per interpretare il ruolo di un giovane filmaker, dall’aspetto molto casual. E non era neanche un ruolo molto breve: quel personaggio aveva una ventina di pose.

“Senti” gli fece Monicelli “ho pensato subito a te per interpretare questo personaggio. Sei la persona più adatta.”

Ferrini non riusciva a crederci. Lui, attore! Dopo la sorpresa iniziale, seguita a quella proposta inaspettata, lo sceneggiatore incominciò ad avanzare delle riserve. Ma non se la sentiva di dire no a Monicelli. “Capisco benissimo la tua riluttanza ad accettare la parte” gli fece Monicelli “anche a me, in passato, mi è stata fatta una proposta analoga. Da parte di un grande regista francese. All’inizio ero contrario, ero restio ad accettare ma, poi, alla fine ho accettato. E sai perché?”

“No, perché?” gli domandò Ferrini, incuriosito

“Perché me lo ha chiesto il regista, in persona” fu la risposta secca di Monicelli

“E poiché lui stava facendo lo stesso con me” racconta Ferrini “non potevo fare altro che accettare. Il primo giorno di ripresa, per completare il mio costume di scena, che era il non plus ultra del casual, mi hanno dato un paio di scarpe da ginnastica, nuove di zecca. Per renderle più credibili e adatte al ruolo, le ho calzate subito e sono andate a correre. E, non contento di averle maltrattate con la corsa, per farle sembrare più “vissute” le ho pure sporcate di terra e di erba calpestata. Giravamo in piena estate, faceva un caldo tropicale ma io avevo il divieto di abbronzarmi.”

“La tua immagine nel film deve essere “omogenea”, non devi prendere il sole” mi aveva raccomandato l’aiuto regista

“La domenica, sulla spiaggia, ero l’unico ad essere vestito, con in testa un cappello di paglia e la tesa calata sul volto. Cominciavo a capire i cachet delle star!”

Monicelli non era un regista che opprimeva gli attori con la sua presenza in scena. Girava con tre macchine da presa, contemporaneamente, riprendendo gli attori da diverse angolazioni. Era quasi invisibile sul set. Davvero perfetto! Si sentiva spesso la sua voce, fuori campo, ripetere “Non siate creativi….non siate creativi”.

“Ma era davvero così cattivo come si diceva in giro o era solo una leggenda” si chiedeva Ferrini mentre girava. Ogni giorno si presentava sul set, fastidiosa come una piattola attaccata alle palle, una ragazza piuttosto bruttina, sciatta, coi capelli “forforosi” e un po’ sciroccata, una di quelle assillanti figure, malate di cinema, che non mancano mai a una prima a inviti, a una conferenza stampa o a una proiezione privata. Nell’ambiente cinematografico la conoscevano tutti come un’inossidabile e tenace rompicoglioni.

“Un giorno” racconta Ferrini “sono stato testimone dello scambio seguente tra lei e Monicelli”

Monicelli (vedendola) : “Ciao, come stai?”

“Bene!”

“E come mai?”. Forse Monicelli era davvero cattivo! Non era una leggenda metropolitana!

Naturalmente, Ferrini, al suo primo e unico ruolo di attore, se la cavò benissimo e contribuì, nel suo piccolo, al grande successo di pubblico che il film ebbe al botteghino.

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