Madre Terra Fratello Fuoco - Maurizio Patriciello - Edizioni San Paolo - «Non sono una madre. Sono un sacerdote. Sono un padre. Padre Maurizio. Ma di madri piangere sui propri figli ne ho viste tante. Troppe». Così scrive don Maurizio Patriciello, sacerdote simbolo della lotta contro la Camorra e i reati ambientali nella Terra dei Fuochi. E proprio insieme alle madri di questa terra bellissima e martoriata da fumi e veleni, don Maurizio ha scritto questo libro che racconta le storie dei bambini e dei ragazzi morti di cancro, o meglio uccisi dai camorristi, «dai colletti bianchi insozzati e dei politici corrotti, collusi, ignavi». Una Spoon River della Terra dei Fuochi per - sottolinea Giuseppe Fiorello nella Prefazione - non «dimenticare il sacrificio di chi avrebbe dovuto avere il diritto di vivere la vita in totale libertà e gioia: i bambini» e fare da monito a quanti perseverano nella loro opera di devastazione e a quanti avrebbero dovuto vigilare e non lo hanno fatto. A raccontare le loro storie in prima persona sono le donne, madri e mogli, che hanno trovato la forza di reagire al dolore e di «cambiare la loro sofferenza in amore, fondando l’associazione onlus Noi genitori di tutti con la quale sono accanto, sia umanamente che materialmente, alle famiglie che cominciano a vivere il loro stesso calvario». Don Maurizio Patriciello è parroco di un territorio dove si muore per inquinamento molto più che nel resto d'Italia. Intorno a lui si è stretto un gruppo di mamme che hanno visto morire i figli per le malattie dovute ai roghi illegali di rifiuti nella Terra dei fuochi. Donne profondamente ferite che hanno fondato l'associazione Noi genitori di tutti per aiutare i bambini malati e loro famiglie, e battersi contro il silenzio delle istituzioni e gli interessi della camorra. Il libro raccoglie le loro storie affinché non ci siano altri roghi e questa terra sfortunata possa tornare a essere illuminata solo dal sorriso dei bambini.
CHI E' MAURIZIO PATRICIELLO - Maurizio Patriciello, nato in una famiglia cattolica, appena maggiorenne abbandona la Chiesa per aderire a una confessione evangelica, che lascerà a sua volta otto anni dopo. Una notte, avvilito e scoraggiato, prega: «Signore, so che ci sei e che mi condurrai al porto desiderato…». A Napoli offre un passaggio a un frate vestito di grigio. È fra Riccardo, francescano rinnovato. Il ritorno alla Chiesa cattolica e la vocazione al sacerdozio furono tutt’uno. A 29 anni, lascia quel poco che ha costruito – lavorava in ospedale come paramedico – ed entra nel seminario teologico di Capodimonte. Parroco in un quartiere povero della periferia napoletana inizierà a collaborare con il quotidiano «Avvenire». Lo scempio ambientale lo “costringerà” a impegnarsi per la salvezza della sua terra e della sua gente.


