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Omosessualità e omofobia a confronto!

16 Novembre 2016 Author :  

Namasté a tutti..
Quest’oggi vi parlerò di omosessualità e di omofobia, essendo questo il mese dedicato alla lotta alle violenze. Vi chiederete perché mai, abbia associato una condizione di paura, omofobia appunto, alla violenza; inizio col darvi alcune definizioni:
Eterosessualità:
Per eterosessualità si intende l’attrazione e quindi la preferenza sessuale verso individui di sesso opposto al proprio.
Omosessualità
L’omosessualità è una variante del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e o sessuale verso individui dello stesso sesso.
Transessualità
Il transessuale è una persona la cui identità sessuale fisica non corrisponde alla condizione psicologica dell’identità di genere, maschile o femminile e che, spesso, ha l’obbiettivo di un cambiare il proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici. In soldoni il o la transessuale è una persona che non si sente nel corpo giusto.
Omofobia:
Omofobia è un termine coniato dallo psicologo George Weinberg, per definire la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista. L’eterosessismo è il pensiero secondo cui nasciamo tutti eterosessuali e, di conseguenza, l’orientamento eterosessuale è l’unico possibile e quindi normale. L’omosessualità diviene diversità, perversione, patologia, immoralità e tutto quanto può comportare un atteggiamento che devia dalla norma imposta.
Nel 1973 l’omosessualità viene eliminata dalla lista delle malattie mentali, la natura dell’omosessualità è stata riconosciuta come : “variante non patologica del comportamento sessuale; l’omosessualità è solo uno dei possibili orientamenti sessuali di una persona.
Perché mai ho voluto fare tutte queste specifiche; perché mi sono resa conto che per la maggior parte delle persone esistono solo due orientamenti sessuali quello “normale” in cui rientrano gli eterosessuali, ossia uomini attratti da donne e donne attratte da uomini e quelli “diversi”, tutti raccolti in un unico calderone.
Specificare ad un omofobico, cioè ad una persona che “ha paura” degli omosessuali, chi sia un omosessuale, chi sia un transessuale non è che gli faccia molta differenza, di certo non cambierà i suoi sentimenti, tuttavia, personalmente, parto da un presupposto di base ossia: la conoscenza non fa mai male, sapere delle cose in più ci permette talvolta di guardare al mondo con occhi diversi, con occhi più grandi, con consapevolezze maggiori.
Nonostante i notevoli progressi degli ultimi anni, l’omofobia è ancora molto forte in Italia, a tutti i livelli sociali.
La crescita dalle nostre parti , purtroppo va un po’ a rilento, basti ricordare che fino agli anni '70, cioè meno di 50 anni fa, i mancini venivano ritenuti figli del diavolo e si cercava in tutti i modi di insegnargli a scrivere con la mano destra, quindi cosa ci si può aspettare! Gli atteggiamenti sociali verso il sesso, il genere e l’omosessualità vengono generalmente appresi acriticamente e interiorizzati molto presto, nelle prime fasi della vita, prima che un individuo abbia riconosciuto il proprio orientamento sessuale.
Comunemente si parla dell’orientamento sessuale come di una caratteristica propria dell’individuo, allo stesso modo dell’età o del sesso biologico. In realtà, questo punto di vista è parziale, perché l’orientamento sessuale si definisce in termini di relazione con l’altro ed è legato alle relazioni personali, in cui vengono soddisfatti i reciproci bisogni di amore, affetto e intimità. “Perciò l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale di un individuo. Piuttosto definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale”(American Psychological Association, 2008). Se si introduce tale punto di vista, si ristabilisce la corretta percezione delle diversità in campo sessuale, e si può evitare di chiudere tante persone in un disagio ce talvolta può portare ad una pericolosa chiusura, rispetto a un disagio che potrebbe tranquillamente essere evitato.
Non sono qui a dare soluzioni, ma semplicemente a dare informazioni, la conoscenza fa crescere, la crescita rende maturi e la maturità da, o forse è meglio dire dovrebbe, dare a noi stessi e a chi ci sta in torno la possibilità di esprimere se stessi nella nostra totalità. È luogo comune , ma mai come in questo caso è giusta: la libertà dell’uno finisce laddove inizia quella dell’altro; la libertà di essere se stessi dovrebbe essere principio in qualunque società voglia definirsi democratica, civile e Libera.

 

dott.ssa Maria Rita Ciancia

Psicologa clinica

La Rubrica Namastè è a cura della dottoressa Raffaella Marciano

 

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