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Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuce” - "Quella pessima Traviata...."

04 Febbraio 2017 Author :  

di Francesco Apicella

Vi voglio raccontare un divertente aneddoto su una delle tantissime messinscene de “La traviata” di Giuseppe Verdi, una delle più belle opere liriche che siano mai state scritte. La messinscena, oggetto del gustoso aneddoto, risale al 29 dicembre del 1979; lo spettacolo andò male sin dal preludio e andò avanti di male in peggio. Il direttore d’orchestra staccava dei tempi lentissimi che addormentavano il pubblico, visibilmente stanco da quell’eccessiva lentezza, quelli del loggione erano i più irrequieti : “Questo qui, da Toscanini, prende cinque minuti”, sentenziavano con il cronometro in mano. Quando poi venne il momento del brindisi, “libiam nei lieti calici”, il soprano si arrampicò, con grande difficoltà sugli specchi, per afferrare le note più alte, il tenore cercò di fare meglio ma, innervosito dall’esecuzione della collega, eseguì le note con notevole sforzo e i risultati furono, per le orecchie pubbliche, altrettanto deludenti. I loggionisti, contrariati, li battezzarono i Bonnie e Clyde dell’opera. L’atmosfera, per la tensione, era irrespirabile! Nel secondo atto, quando Alfredo esclama “qui testimoni vi chiamo ch’ora pagata io l’ho” e sull’ultima vocale getta, con disprezzo, il denaro, vinto al gioco, contro Violetta, umiliandola davanti a tutti, il diavolo, preso da un divertimento sfrenato, ci mise la coda e, forse, anche le zampe: il tenore, a causa dell’anello che aveva al dito rimase con la mano impigliata nella fodera della tasca interna della giacca e, nonostante gli sforzi non riusciva a tirar fuori la mano. Il povero soprano, sulle spine, aspettava trepidante la drammatica offesa ma la mano, imperterrita, non riusciva a venir fuori dalla tasca. Alla fine il tenore, stanco dei continui tentativi andati a vuoto, tirò la mano con tutta la forza che aveva. Non l’avesse mai fatto!Il risultato fu catastrofico: si stracciò la tasca e la fodera e il denaro gli cadde, inaspettatamente, sulle scarpe. Il pubblico in sala si scatenò, si sbellicò dalle risate e i fischi vennero giù scroscianti come grandine. Incuranti dello schiamazzo generale i cantanti proseguono verso il drammatico epilogo dell’opera. Oltraggiata dal suo amato e trattata, davanti a tutti , come una sgualdrina, Violetta canta:”Alfredo, Alfredo, di questo core non puoi comprendere tutto l’amore…”ma vuoi per i suoi limiti vocali, vuoi per il clima infuocato, ormai invivibile, la voce del soprano venne fuori con toni strazianti, simili al suono di una sirena di ambulanza. A questo punto il pubblico non si contenne più e, oltre ai fischi e alle risate, dal loggione esplose una pernacchia roboante, prolungata e tagliente come lama, con tutti i connotati caratteristici del famoso “pernacchio” di Eduardo De Filippo nel bellissimo film “L’oro di Napoli”. La musica intanto andava avanti e il coro, alla fine del secondo atto, cantando”Qui soffre ognuno del tuo dolore”, ci mise il carico da dodici, scatenando nel teatro un putiferio, i fischi, gli insulti e i battibecchi si sprecarono. Il terzo atto, ovviamente non fu eseguito. La direzione del teatro si scusò col pubblico presente annunciando che lo spettacolo, a causa di un improvviso malore del soprano. “Improvviso!” gridò qualcuno, velenoso, dal loggione “quella era moribonda e rantolava già dal brindisi….” Il comunicato, aggravato da quella scusa banale, fece imbestialire ancora di più il pubblico che lasciò il teatro dopo circa mezz’ora. Povera “Traviata”, di tutte le opere, per la sua colorita varietà di temi musicali e di melodie, è la mia preferita. Che scempio! Verdi si sarà rivoltato nella tomba!

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