“La Città che urla segreti”, il libro di Franco Salerno ambientato nella Napoli misteriosa

14 Settembre 2017 Author :  

“La Città che urla segreti” di Franco Salerno - Guida Editori - Un thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa

"Il nostro cuore è una terra di nessuno. E noi non sapremo mai da chi è abitato. Dall'amore? Dai ricordi? Dal Bene? O forse dal Male?... ". Queste misteriose parole risuonano, nel clima surreale di una sera d'estate, nella Cappella Sansevero di Napoli, dando l'avvio alla conferenza di Elias Norton sul simbolismo dei Mostri. Ad ascoltarle, rapito dal loro fascino, è un antropologo napoletano, Giacomo De Marinis. Che, per caso, si è imbattuto in un epigramma in latino sul segreto di quattro testi chiamati "i codicilli", che, nascosti in altrettanti templi napoletani, potrebbero cambiare il volto del mondo. La ricerca procede a zig zag, per tentativi e per errori, muovendosi fra antichi delitti familiari e nuovi crimini. La trama, avvincente e suadente, incentrata su un linguaggio cinematografico, si snoda attraverso una serie di colpi di scena, fino alla conclusione che lascia spiazzato il lettore.

Con la nostra rubrica "Libri in vetrina" abbiamo incontrato l'autore del libro il Professor Franco Salerno per farci raccontare i particolari di questo libro.

Come nasce questo romanzo?
Innanzitutto mi fa piacere ricordare che ho scritto di leggende e misteri per quasi 20 anni per vari giornali (dal “Mattino” a “Campania Felix”). Quasi un anno fa, all’improvviso, una sera nel mio studio ho ritrovato gli appunti per articoli di una delle mie peregrinazioni di tanti anni prima fra i luoghi più belli e dannati, più conturbanti e misteriosi di Napoli: mie note su Piazza Mercato, dove nel corso della storia si effettuavano le esecuzioni capitali, su Via Donnalbina, dove una figura sacra o maledetta riaffiora dalle pitturazioni, fino a San Gregorio Armeno, dove avevo assistito alla liquefazione del sangue di Santa Patrizia. E allora mi son chiesto: “Posso io scrivere di queste cose in forma di romanzo?” La risposta interna fu: “Devi scrivere” sotto forma di auto-imperativo categorico. Il giorno dopo mi sono messo al computer e mi sono liberato di questa “urgenza dentro”. All’inizio ho provato quasi ebbrezza, poi, dopo qualche giorno, anche stanchezza. Mi sono fermato una settimana: ho ripreso con forza e mi sono detto: “La tua scrittura deve parlare prima a te stesso e poi ai tuoi lettori. Con delicatezza. Ma anche con forza”. Spero di essere riuscito in questa impresa.

Perché ha scelto questo titolo “La città che urla segreti”?
Perché le tre parole mi sono care. Il termine “città” esprime il senso della socialità necessaria dell’uomo. La parola “urlo” rappresenta il senso della cupezza con la “u”, quello della velocità con la “r”, lo scorrer del tempo con liquida “l” e la conclusione dello scoppio con la “o”. Il verbo ”urlare”, invece, mi ricorda il monosillabo tedesco “Ur” (che indica l’aspetto antico e originale di un evento). Il “segreto”, infine è qualcosa di “se-cretum”, tenuto lontano, che dev’esser cercato in silenzio sotto la crosta dell’urlo, secondo la regola del mistero.

Un romanzo, dunque, che ha come suggestiva location la Napoli misteriosa: dalla Cappella Sansevero alla lapide di Mezzocannone su cui è scolpita la leggenda di Cola Pesce, dal Duomo a Castel dell’Ovo. Perché questa scelta? La Napoli misteriosa è una nuova visione della città di Napoli?
Sì. Con questo romanzo intendo proporre una nuova visione di Napoli, che è il contesto delle indagini del protagonista Giacomo De Marinis. La mia non è la Napoli violenta (che pur esiste), né è la Napoli oleografica, da cartolina, consolatoria, ma è la Napoli misteriosa come misterioso è il sottile confine, che separa il Bene dal Male. Arcana questione che aleggia costante nel mio romanzo, in cui prevale il fascino di Napoli. Napoli è una città archetipo, che trasuda una nuova concezione di Grande Bellezza (che ho cercato di trasfondere nelle pagine del mio romanzo, che pur grondano lacrime e sangue). Quella Bellezza che consiste anche -parafrasando il filosofo Biagio De Giovanni- nel manifestare un pensiero senza violenza o nel modo di lavorare per un mondo più pacifico e più vivibile, quasi più lieve, più leggero.

La “leggerezza” del suo libro mi riconduce al simbolismo del suo approccio al mondo
La lettura simbolica della realtà per me è fondamentale. Ad esempio, per me è simbolico anche che nella storia da me narrata spesso sono gli umili e gli ultimi (spesso sono solo degli accompagnatori dei protagonisti o delle comparse momentanee) a intravedere un barlume di Verità e di Bene: gli umili e gli ultimi non ci regalano consolazioni passeggere, anzi ci indicano un percorso, che non è un strada dritta e soleggiata, ma un sentiero nascosto in mezzo ai rovi e alle spine. Per attraversarlo, non possiamo no graffiarci la pelle e l’anima. Del resto i Greci, per indicare l’atto dello scrivere, usavano il verbo “gràphein”, che significava letteralmente appunto “incidere” e “graffiare”. “La città che urla segreti” vuole lasciare il segno nella mente e nel cuore del lettore. Questo giustifica anche il fatto che esiste anche una riscrizione di questo romanzo in “graphic novel”, disegnato da Viridiana Myriam Salerno.

Ci vuole descrivere il suo rapporto con i suoi personaggi?
Vorrei scegliere, tra i personaggi, Giacomo e la moglie Isabella, che sono i protagonisti del romanzo. Diversissimi fra loro: Giacomo è un antropologo, per cui tende a capire la realtà attraverso i simboli; Isabella, la moglie, bella, affascinante, ma vittima di una tendenza a rinchiudersi nel suo teatro privato e a rimanere vittima delle sue visioni. Perché ha delle visioni? Questo è un altro dei segreti del libro. Dicevamo personaggi diversi, ma simili nella lotta contro il Male. Sono degli anti-eroi. Anche quando vengono sconfitti, non si arrendono mai. Ad essi si contrappone il Dott. Arditi con il suo Impero del Male. Lui è un assassino spietato; ma ho dovuto confrontarmi con l’abisso del Male. Standone dentro e fuori, al tempo stesso.

Ha usato una tecnica narrativa particolare per mantenere questo atteggiamento?
Sì, certamente: la focalizzazione interna e il monologo interiore (presente nei passi posti in corsivo), grazie a cui mi sono messo dal punto di vista dell’altro (anche se non lo condivido), che forse è la prova del fatto che il genere letterario più “democratico” è proprio il romanzo. Il vero scrittore non scrive quello che conosce, ma quello che vuole conoscere. Io ho tentato, rischiando, di uscire dalla mia pelle, dal mio studio, dal mio mondo, per esplorare il mondo e far partecipare il lettore a questa mia esplorazione.

i  I proventi del libro saranno devoluti allo “Sbarro Institute” (impegnato nella ricerca sul cancro) della “Temple University” di Filadelfia, diretto dal professor Antonio Giordano.

Il libro è stato presentato nell'ambito di Settembre Libri, manifestazione promossa dall'amministrazione comunale di Sarno e organizzata dall'assessore alla cultura del comune di Sarno Vincenzo Salerno. 

Punto Agro News

PuntoAgronews è un giornale online che si occupa del territorio tra l'Agro Nocerino Sarnese e la Costiera Amalfitana. 

CONTATTACI: 

redazione@puntoagronews.it

Via Nazionale, 84018 - Scafati

Tel. 3285848178

 

 

Publica Blu Trasp2