di Francesco Apicella
Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuce”
"‘A fattura"
“Era su uno scaffale della libreria, quello in alto. Cosa c’è dentro?” mi chiese il mio amico Diego, una domenica di qualche anno fa. Ero ai fornelli e stavo cucinando, posai il mestolo e guardai cosa avesse in mano. Io, sulla libreria, tengo tanti barattoli di vetro, in ognuno dei quali ci sono delle erbe aromatiche o medicinali, che io stesso raccolgo nei prati e nei boschi, quando vado in cerca di funghi. Diego aveva in mano uno dei miei barattoli ma dentro non c’erano le mie benefiche erbe secche profumate, al loro posto c’erano 3 bastoncini neri sormontati da ciuffi di peli neri, simili alla barba dei carciofi, due erano disposti a croce, in diagonale, e il terzo stava al centro. Trasalii a quella domanda, perché, anche se non credevo all’efficacia di certe pratiche, avevo capito che quello che lui mi mostrava era una “fattura” e non una semplice fattura. Il colore non lasciava adito a dubbi, era una fattura di morte! Io non sono superstizioso e, allora, ero completamente all’oscuro sulle pratiche di magia nera, ma rabbrividii al pensiero che la persona che me l’aveva fatta ci credeva e sperava, in cuor suo, che avesse su di me, davvero, quell’effetto nocivo e distruttivo per cui era stata preparata. Non avevo nemici, tutti mi volevano bene, almeno così credevo. Eppure nella cerchia dei miei conoscenti c’era una persona che, pur fingendo di essermi amica, segretamente nutriva verso di me forti sentimenti di odio, di rancore e di invidia. Sentimenti ben celati da sorrisi, complimenti e affettuosità varie. Tutto falso, naturalmente! Senza pensarci su due volte, profondamente turbato da quella scoperta, portai il barattolo sul terrazzo, rovesciai quei bastoncini inquietanti in terra, li cosparsi di alcool e gli diedi fuoco. “Che hai fatto?!?” mi disse una mia amica che si interessa di scienze occulte “ il fuoco non basta ad annullare l’effetto di una fattura, bisogna seguire tutta una serie di procedure per neutralizzarla e, magari, rimandarla al mittente; bruciandola, tu hai distrutto ogni possibilità di renderla innocua” “Ma tanto” le risposi “ a che sarebbe servito? Lo sai che io non credo a queste cose” “Invece faresti meglio a crederci. Sta in campana!” Dopo qualche mese, nella seconda metà di marzo del 2020, mi ammalai di Covid. Era una malattia nuova, inesplorata, terribile e in molti, molti casi si era rivelata fatale, non si conoscevano ancora le cure giuste per debellarla, non c’erano ancora i vaccini e nemmeno le mascherine e i tamponi per diagnosticarla erano facilmente reperibili. Fui ricoverato, intubato, tenuto per 40 giorni in coma farmacologico e restai in ospedale per altri 80 giorni, durante i quali ebbi anche un arresto cardiaco, da cui fui”miracolosamente” salvato, grazie a un’equipe sanitaria di alto livello professionale ed umano. Non so se fu solo un caso la mia malattia o la causa di tutto fu davvero quella fattura che una mano ignota, nemica e determinata, aveva introdotto subdolamente in casa mia. Non lo saprò mai! Però, adesso, almeno so chi è stato a farmela, vendendo la sua anima al diavolo, pur di riuscire, con ogni mezzo, a farmi del male. Non odio e non nutro rancore verso questa persona ma non la perdonerò mai per quello che ha fatto. L’ho allontanata per sempre dalla mia vita e questo mi basta! Da quel giorno, però, superando il mio scetticismo sulla fattura, il malocchio, l’incantesimo, la magia nera, pratiche tutte che credevo fossero legate ad un ambiente sociale culturalmente arretrato, ereditato da antiche credenze popolari di estrazione rurale, mi sono ampiamente documentato, facendo ricerche in rete, leggendo libri e articoli che ne parlavano e visionando numerosi e interessanti documentari che trattavano di questo argomento. Man mano che andavo avanti nelle mie ricerche sentivo di essere sempre più interessato alla storia e all’esistenza indubbia e sconcertante di queste pratiche magiche, messe in atto da un operatore malefico, su richiesta di una persona che intende fare del male ad un’altra persona… una persona che odia e che vorrebbe far soffrire a lungo, rendendole la vita impossibile e, come fine ultimo, farla morire lentamente. Il maleficio, termine che deriva dal latino “malum facere”, cioè fare del male, è una pratica di magia nera, accompagnata da riti e cerimoniali occulti. E’ detto anche”fattura”perché si pratica attraverso oggetti confezionati e preparati dagli operatori malefici, allo scopo di nuocere il più possibile alla vittima “maleficiata”. L’operatore malefico si illude che il demonio sia uno strumento nelle sue mani, invocato per provocare sulla vittima designata degli effetti e dei fenomeni nocivi, effettivamente inspiegabili razionalmente e in termini puramente naturali. Si illude di poterlo manipolare a suo piacimento per ottenere da lui tutto quello che vuole e, sicuro di sé, non si accorge che è, invece, il demonio stesso che si serve di lui per i suoi oscuri e sinistri disegni. L’operatore malefico ha, comunque, il libero arbitrio per scegliere quale strada seguire, tra il bene e il male e i malefici testimoniano proprio a quali vette può giungere l’azione del demonio quando l’uomo si presta a collaborare con lui, porgendogli la sua anima su un piatto d’argento,per fare del male agli altri. La fattura può essere diretta e indiretta, Nella fattura diretta il maleficio viene effettuato direttamente sulla vittima, tramite del materiale precedentemente “maleficiato” dall’operatore malefico. Il materiale che viene usato in questo caso può essere di varia natura (sangue mestruale, peli, capelli, erbe, ossa di morti…) e ha la funzione di essere l’agente vettore del male, cioè lo strumento attraverso cui Satana esercita il suo potere. Dopo che la fattura è stata preparata bisogna che arrivi alla vittima prescelta e questo, di solito, può avvenire in due modi: mescolando il materiale maleficiato ai suoi cibi o alle sue bevande, in modo che, mangiandolo o bevendolo, possa entrare nel suo corpo e iniziare il suo progressivo e corrosivo effetto distruttivo; oppure può arrivare alla vittima attraverso oggetti posti a suo diretto contatto (detti testimoni), come fotografie, unghie, grovigli di peli o capelli intrecciati, contaminati da sangue o altro materiale immondo e posti all’interno dei suoi cuscini o del suo materasso. La fattura indiretta avviene, invece, mediante un’operazione di transfert, ricorrendo a oggetti appartenenti alla vittima ( come indumenti o ciocche di capelli) o alla ‘dagida’, una specie di pupazzetto di forma umana, fatto con la cera, col cotone, con erbe intrecciate, con pezzi di legno o con l’argilla, e ‘maleficiato’ attraverso una sorta di battesimo magico dall’operatore malefico. La mia nonna materna, da bambino, mi raccontava che una sua vicina di casa, particolarmente superstiziosa, un giorno trovò davanti alla porta di casa un limone trafitto da spilli, legato tutt’intorno da un nastro nero. Il messaggio era chiaro:” quando il limone marcirà, tu farai la sua stessa fine e morirai”. La povera donna, per la paura, si ammalò, non mangiava più, aveva perso ogni interesse vitale e, a poco a poco, rassegnata, si stava lasciando morire per davvero, convinta che a distruggerla fosse la “comparsa” di quel limone sinistro. Per fortuna, mia nonna intervenne in tempo, le portò a casa una sua amica che viveva in un paese vicino e che aveva la fama di essere in grado di togliere il malocchio, di sciogliere gli incantesimi e di annullare l’effetto di una fattura. In effetti non aveva questo potere, era una povera vedova ed esercitava quella “professione” unicamente per sbarcare il lunario ma, essendo dotata di un grande carisma, con l’aiuto di formule e preghiere che recitava assorta ieratica, sottovoce, riusciva a tranquillizzare le persone che, disperate, si rivolgevano a lei e le aiutava a riprendere la vita nelle loro mani, convinte di essere state liberate dal male dal suo intervento miracoloso. Come ricompensa prendeva pochi soldi o qualche genere alimentare, giusto quello che le serviva per vivere ma quello che lei dava, in cambio, valeva sicuramente molto di più. Chissà, forse, senza saperlo,possedeva davvero quei poteri magici che le venivano attribuiti. Se si trova il materiale utilizzato per la fattura, bisogna aspergerlo con l’acqua santa e, poi, bruciarlo all’aperto e buttare le ceneri dove scorre acqua come ruscelli fiumi, mare, fognature oppure buttare le ceneri nei contenitori delle immondizie, destinate agli inceneritori. E occorre, inoltre, l’intervento di un operatore (sacerdote) che, attraverso un rito di purificazione e una benedizione appropriata , annulli l’effetto della fattura. “Il materiale che viene usato nelle fatture e il modo per realizzarle” diceva l’esorcista padre Amorth “non avevano nessuna importanza per portare il male nella vita di una persona, quello che contava davvero era il rito satanico, attraverso cui l’operatore malefico chiedeva esplicitamente a Satana, di intervenire affinchè la fattura avesse sulla vittima l’ effetto desiderato. Le fatture più comuni sono la fattura di morte e la fattura d’amore. La prima, si pratica attraverso un feticcio (pupazzo)trafitto ogni giorno da più spilli e agisce sulla vittima, indebolendola e facendola soffrire, fino a portarla lentamente alla morte. Si lancia durante la luna calante o nella fase di luna nuova, cioè quando la luna è congiunta al sole e non è visibile; la seconda si lancia nella fase di luna crescente o nella fase di luna piena, quando la luna è ben visibile nel cielo notturno e, per realizzarla, occorrono, questa volta, due feticci (pupazzi), uno che rappresenta il soggetto che richiede la fattura e l’altro che rappresenta la persona a cui la fattura è diretta e che si vuole fare innamorare. “Alcuni affermano “ dice San Tommaso nella sua Somma Teologica “ che il maleficio esiste solo nella credulità della gente…ma questo è contro l’insegnamento dei Santi Padri, i quali scrivono che i demoni hanno potere sui corpi e sull’immaginazione dell’uomo, secondo la permissione di Dio. Ecco perché i fattucchieri con il loro aiuto possono fare dei malefici…noi crediamo che ci sono angeli caduti dal cielo, i demoni, i quali per la sottilità della loro natura possono fare cose che noi non possiamo. E quelli che li inducono a fare queste cose si chiamano “fattucchieri” e sempre San Tommaso, nella Summa contro gentiles aggiunge:”Se i maghi riescono talvolta a produrre determinati effetti, questi derivano da quell’essere intelligente cui il mago indirizza le parole. Le arti magiche devono la loro efficacia non ad un agente naturale, bensì ai demoni che rendono efficaci le opere di magia”. I malefici possono avere effetto solo se Dio lo permette. Dio non manda sugli uomini il male, però potrebbe permetterlo, magari col fine di realizzare un bene maggiore. L’efficacia di una fattura verrebbe senz’altro impedita da Dio, se fosse indirizzata a un suo fedele, vivo nella fede, nella carità e nella speranza. Se la persona affatturata non ricorre subito a Dio con la preghiera e la pratica dei Sacramenti rischia veramente di impantanarsi e di rimanere vittima della fattura subita. La fattura (il maleficio) rientra tra gli interventi straordinari del demonio, come l’infestazione, la vessazione continua e la possessione diabolica e, spesso, nei casi più gravi per poter salvare la vittima colpita dal maleficio è necessario l’intervento di un esorcista, autorizzato dalla Chiesa. Il mese scorso ho ritrovato “quella persona”, l’innominabile, alla festa di compleanno di un amico comune. Appena mi ha visto, mi si è avvicinata sorridente e allegra. “ Ma chi si rivede, dopo tanto tempo!” mi ha detto, sfoggiando il sorriso più luminoso del suo campionario “Ma quanto stai bene! Non ci posso credere, ti sei dimagrito e sembri anche più giovane! Che spavento ci hai fatto prendere, pensavamo che non ce l’avresti fatta e, invece, eccoti qui, sano e salvo, abbiamo pregato tutti per te, per la tua guarigione e io, non mi vergogno a dirlo, più di tutti. Sai quanto ti voglio bene!” “Grazie!” “Avevi sperato fino all’ultimo che il Covid mi accoppasse” ho pensato tra me.” “Bevi qualcosa?” “Sì, grazie!” “Aspettami qui, non ti muovere, vado a prendere io da bere”. L’ho vista intrugliare, di spalle, con bottiglie e bicchieri al tavolo dove c’erano le bibite. “Ecco prendi!” mi ha detto, porgendomi un bicchierone pieno di qualcosa di scuro; “Che cos’è?” le ho chiesto diffidente “Come che cos’è? E’ un cocktail a base di whisky e coca cola, il tuo preferito; come vedi, nonostante siano passati più di tre anni, dall’ultima volta che ci siamo visti, io ti penso sempre e non ho dimenticato i tuoi gusti” Mi ha regalato un sorriso smagliante mentre mi porgeva il bicchiere. “Non bevi?” “No, è troppo freddo!” le ho risposto, poggiando il bicchiere su una mensola, lo ha assaggiato anche lei e ha aggiunto :” Hai ragione, è davvero troppo freddo!”. Mentre diceva questo, il suo telefonino ha squillato. “Torno subito, vado fuori a rispondere, qui con tutto questo chiasso non si capisce niente” . Mentre era in giardino e non poteva vedermi ho scambiato il mio bicchiere col suo e al suo ritorno, sollevando i bicchieri con la solita frase “Alla salute!” abbiamo brindato e bevuto il cocktail. Dopo circa un quarto d’ora mi sono avvicinato e le ho detto:”Senti, mi gira un po’ la testa e mi sento strano, preferisco andare via, tu rimani?” “Sì, certo che rimango! Fra poco ci sono i balli di gruppo e non voglio assolutamente perdermeli!”. Il giorno dopo ho saputo che, all’alba, l’avevano portata al Pronto Soccorso per una severa colica addominale, accompagnata da ripetuti episodi di vomito e scariche di diarrea. Sarà stata colpa dell’enorme quantità di cibo che aveva ingurgitato alla festa o merito dell’invitante cocktail che mi aveva preparato con tanto amore. Mistero!


