Domenica 29 maggio 2016, alle ore 18.00, presso il teatro della Chiesa San Francesco di Paola, Cavalcavia Longobardi, continua il ciclo storico “Sguardi contemporanei” organizzato dall’Arci ”Ferro 3.0” e l’ANPI Sez. di Scafati “Bernardino Fienga”. Si terrà un nuovo incontro sul tema Mezzogiorno e Povertà, interverranno alla discussione: Giuseppe Provenzano ricercatore dello SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno -; Erica Morlicchio, docente di Sociologia dell’Università di Napoli Federico II; modera Raffaella Venerando, giornalista. Il rapporto Svimez 2015 ci racconta di un Mezzogiorno sempre più povero. In un quadro globale complesso di crisi economica e sociale, quello del Mezzogiorno resta un problema attuale e difficile del sistema Italia, il quale senza un rilancio delle terre meridionali, attraverso una unitaria e seria politica nazionale, non riuscirà mai ad uscire dalla crisi che lo attanaglia. Dai dati del rapporto si evince un divario sempre più grande tra nord e sud, le disuguaglianze di reddito sempre più visibili. Il Mezzogiorno “è sempre più povero. Nel Centro- Nord oltre il 50% delle persone guadagna dall'80 al 100% del reddito medio regionale; al Sud questo vale solo per una persona su cinque. Al contrario, il 61,7% delle persone guadagna al massimo il 40% del reddito medio, con punte del 66% in Campania, del 70% in Molise, e addirittura del 72% in Sicilia”. La crisi iniziata nel 2008 «lascia in eredità al Sud un vero e proprio tracollo occupazionale» con 576mila posti persi nel solo Mezzogiorno rispetto agli 811mila complessivi spariti in Italia tra il 2008 e il 2015, Il numero degli occupati del Sud è sceso a 5,8 milioni, sotto la soglia simbolica dei 6 milioni; il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche delle basi di dati. L’occupazione femminile cala solo al Sud: nel Centro-Nord c’è stata una sensibile crescita con 135mila unità mentre «un calo davvero eccezionale al Sud» con 71mila unità perse. Investimenti: al +1,5% al Centro-Nord si accompagna il calo al Sud (-1%), anche per effetto della contrazione degli investimenti pubblici (-3%). Si evince dal Rapporto Svimez 2015 che c’è stato «un crollo epocale al Sud degli investimenti dell’industria in senso stretto, ridottisi dal 2008 al 2014 addirittura del 59,3%, oltre tre volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (-17,1%)». Giù anche gli investimenti nelle costruzioni, «con un calo cumulato del -47,4% al Sud e del -55,4% al Centro-Nord e in agricoltura, (-38% al Sud, quasi quattro volte più del Centro-Nord, -10,8%)»; nei servizi: -33% al Sud, -31% al Centro-Nord; nel manifatturiero: dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%).
Il Mezzogiorno è una risorsa non un problema per l’Italia, ma prima di poter immaginare una qualsiasi politica di trasformazione bisogna comprendere qual è il punto di partenza, quali sono le reali condizioni economiche e sociali del Sud, e le nuove e drammatiche povertà che lo abitano.

