Elemento ritenuto fondamentale per portate avanti interventi di manutenzione ordinaria a e straordinaria. La tragedia che ha colpito Il Centro Italia, vede la Campania in prima fila nella catena di solidarietà, ma allo stesso tempo riporta l’attenzione su un territorio, già devastato dal terremoto del 1980. La regione da allora è divisa in tre fasce di sismicità: alta (129 comuni), media (360) e bassa (62).
Le zona più fragili sono quelle del Matese, del Sannio e dell’Irpinia. La sismicità a Napoli, invece, non è considerata elevata. Il capoluogo è classificato nella fascia media, ma il problema è rappresentato dalla “vecchiaia” degli edifici - con il 70 per cento di essi che ha più di quarant’anni, rispetto al 53 per cento della regione - e dalla mancata manutenzione. Quadro che viene sottolineato anche da Legambiente che rielabora i dati dei geologi: «In Campania il 90 per cento degli edifici sorge nelle aree potenzialmente ad elevato rischio sismico ed oltre 2 milioni (88 per cento del totale) sono le abitazioni esistenti in aree a rischio. Inoltre, sono 4.608 gli edifici scolastici pari all’88 per cento del totale, ad essere stati costruiti in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico. Stessa cosa per ben 259 edifici ospedalieri, l’88 per cento del totale».
Secondo Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania «gli eventi tragici di ieri devono costituire monito e tenere alta l’attenzione degli amministratori pubblici sulla priorità della prevenzione che sul fronte del rischio sismico passa univocamente dalla valutazione della condizione del patrimonio edilizio, attraverso verifiche della tenuta statica e alla adozione delle misure più appropriate per la messa in sicurezza. Iniziando dalle strutture pubbliche sensibili come ospedali e scuole».
Insomma, si ritorna alla denuncia dei geologi sul mancato screening degli edifici: «Quando si acquista una casa - spiega Peduto sarebbe fondamentale conoscere la storia dell’edificio. Ci poniamo, invece, solo il problema se la casa è brutta o bella, mai se è sicura o no, quando questo è il primo parametro che dovrebbe incidere sul valore economico del fabbricato, accrescendo così anche la coscienza del rischio sismico».
Sulla stessa linea si colloca Luigi Vinci, presidente dell’ordine degli Ingegneri della Campania: «Alcuni anni fa elaborammo anche un libretto dei fabbricati. Poi però della riforma non se ne fece più nulla. Con le moderne tecnologie sono tante le iniziative che potremmo mettere in campo per rendere più sicure le nostre case ». Ma se il rischio sismico, al di là delle classificazioni è elevato, non è da meno quello idrogeologico.
Da una ricerca condotta dall’autorità di bacino nella sola città metropolitana di Napoli 140.528 persone abitano “in zone a pericolosità molto elevata ed elevata da frana e a pericolosità media di alluvione”. Nella
sola Napoli sono 45.943. A giudizio dell’ente guidato da Stefano Sorvino, questo combinato di rischi può “provocare perdite umane e il crollo o la perdita di funzionalità dell’edificio”. A guardare i dati elaborati dal responsabile della programmazione Mario Sica, poi, si scopre che il 91,5 per cento dei Comuni è interessato “da pericolosità molto elevata o elevata da frana e/o pericolosità media da alluvione”.

