A Sarno un gazebo per dire "No" al referendum
Sarno. Referendum: gazebo in piazza 5 Maggio per dire "No grazie" al referendum proposto dal Governo Renzi. Un gazebo informativo promosso dal comitato "No" al Referendum. La città di Sarno ha aderito con molto entusiasmo all'iniziativa promossa dal comitato sarnese. Da stamattina tantissima gente si è avvicinata al gazebo per mostrare il loro disappunto alla proposta di legge Boschi-Renzi-Verdini. Promotori dell'iniziativa il comitato sarnese "No" al referendum nato pochi giorni, grazie al circolo locale di Fratelli d'Italia e al consigliere comunale di opposizione Enrico Sirica, insieme ad altri cittadini che rappresentano, non solo iscritti e simpatizzanti di Fdi, ma anche da elettori di altre forze politiche del centro destra e della società Civile, il Comitato No è aperto alla collaborazione ed al sostegno di tutti i cittadini che vorranno impegnarsi e sostenere le ragioni del No. Il Comitato No è aperto alla collaborazione ed al sostegno di tutti i cittadini che vorranno impegnarsi e sostenere le ragioni del No".
Questi i sette punti, secondo il comitato, per cui gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione della riforma Boschi-Renzi-Verdini:
1) si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un parlamento eletto non dal popolo ma con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche agli amministratori regionali e locali si va a garantire l’immunità parlamentare;
2) non è una riforma scritta in modo chiaro e semplice e, soprattutto, non è stata prodotta per iniziativa libera del parlamento, ma sotto dettatura del governo;
3) il bicameralismo non viene davvero superato, come dice il governo, bensì reso più confuso creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato;
4) non crea semplificazioni per quanto riguarda il processo di produzione delle norme, anzi lo complica: dalle nuove norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti;
5) i costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare circa il 20%, ma in realtà sono in arrivo nuove indennità al rialzo per i funzionari parlamentari; 6) l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo di raggiungimento di 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare;
7) non garantisce la sovranità popolare: insieme alla legge Italicum, che mira a trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo, espropria il popolo dei suoi poteri e consegna la sovranità nelle mani di pochi.


