Scafati/Agro. Allagamenti, Aliberti: "Un summit". Residenti inferociti e reazioni politiche: "Basta chiacchiere e teatrini"

19 Settembre 2016 Author :  

Pioggia, allagamenti e disagi: ira della popolazione, la politica si sveglia e dice la sua. “Alla prima pioggia i paesi dell’Agro e del vesuviano sono stati costretti in ginocchio. La giornata di domenica – ha dichiarato il primo cittadino Pasquale Aliberti - è stata a dir poco drammatica, per la protezione civile, il volontariato e i cittadini scafatesi, che non sono stati in grado, da soli, di tamponare gli enormi disagi. Il tutto, infatti, è stato gestito con risorse esigue. Quanto accaduto ieri, è la dimostrazione che non possiamo più attendere. E’ vero che esistono e sono una realtà progettazioni, gare d’appalto, interventi per i territori più colpiti, ma la soluzione definitiva al problema degli allagamenti prevede tempistiche più lunghe. L’appello alla Regione Campania e al presidente De Luca è, pertanto, quello di convocare ad horas un tavolo tecnico con i sindaci dell’Agro e del vesuviano e i tecnici regionali, per capire come affrontare l’emergenza quotidiana, qualora si ripresenteranno le stesse condizioni di calamità naturale, nonchè l’eventualità di incrementare mezzi e uomini con una compartecipazione della Regione, attraverso una collaborazione tra enti. Si chiede, pertanto, un intervento immediato, nel pieno rispetto delle istituzioni e delle opere che si stanno mettendo in campo”.

Dura la reazione di Scafati in movimento che ricorda bene come stanno le cose: “Allagamenti: inutile istituire decine e decine di confronti, summit e tavoli tecnici che servono solo ad arricchire Palazzo Mayer di buffet e ospiti: ora vogliamo soluzioni” spiegano gli attivisti di Scafati in movimento “Costretti in casa per circa 24 ore. Ancora una volta gli abitanti di corso Trieste così come quelli di via Terze e di via Nuova San Marzano - ma anche altri residenti di diverse aree periferiche cittadine - hanno vissuto una domenica infernale, subendo numerosi danni. Ci facciamo portavoce di un disagio che va avanti da oltre 15 anni e su cui la battaglia per le competenze è diventata un vergognoso scarica-barile che per adesso sta solo facendo crescere i debiti di Palazzo Mayer, tra contenziosi e lavori tampone che non risolvono nulla. Intanto sono stati eletti consiglieri regionali (come Monica Paolino nel 2010 – in maggioranza - e nel 2015) e provinciali (come lo stesso sindaco Pasquale Aliberti nel 2009) ma senza mai produrre risposte. Neanche gli interventi per la realizzazione della rete fognaria, iniziati a singhiozzo, danno frutti per adesso, ma solo ulteriori disagi e perplessità sulla reale ed effettiva risoluzione della problematica atavica per decine e decine di famiglia. Domenica sono almeno tre le auto distrutte dall'acqua e dal fango solo in corso Trieste, per non parlare dei garage invasi dall'acqua. Danni poi alle abitazioni al piano terra ed anche alle automobili in sosta. La protezione civile è stata anche costretta ad aprire la strada in cui si trova il cantiere per la rete fognaria, in via La Pira, per motivi di sicurezza: la conseguenza è stata che un'auto è rimasta bloccata nel fossato costruito per gli interventi in corso. Perché i cittadini di San Pietro devono essere considerati sempre di serie B? Come è possibile che nonostante le sfilate e le passerelle delle campagne elettorali degli ultimi 10 anni alla fine il problema, non solo non si risolve, ma aumenta piuttosto che diminuire? Questa non è una battaglia nei confronti dell'amministrazione comunale, provinciale o regionale ma è una battaglia di dignità e civiltà. Anche il più piccolo intervento viene sempre fatto passare come un privilegio per i cittadini della zona, quando poi invece la realizzazione della rete fognaria e di un sistema che eviti gli allagamenti è un diritto sacrosanto che l'Ente comunale in primis dovrebbe garantire. Per non parlare del fatto che anche il giorno dopo gli allagamenti e le piogge, la situazione diventa addirittura pericolosa con la presenza di fango stagnante e di rifiuti sparsi per strada così come trasportati dalle acque che invadono la carreggiata. Questa mattina i bambini per raggiungere la scuola media di corso Trieste sono stati costretti ad arrampicarsi sui muretti dei condomini limitrofi, perché il marciapiede era completamente inesistente in quanto ricoperto dal fiume in piena di acqua e fango. Dov'è la sicurezza e quali rischi ci sono per la salute? Si può chiamare civile un paese che di fronte ad episodi di questo tipo si preoccupa più di beghe politiche e giudiziarie, piuttosto che degli effettivi rischi e disagi corsi da centinaia di persone sparse nei vari centri cittadini? È finito il tempo delle accuse e quello della dietrologia: è arrivato il momento di battersi anche con gli organi sovracomunali per ottenere la dignità i servizi che davvero renderebbero i cittadini orgogliosi di Scafati. Basta teatrini. Non tutti, infatti, possono vantare passaggi in “canotti istituzionali” e quindi, chi oggi si trova al potere ha il dovere di permettere quanto meno agli abitanti di ogni zona di poter uscire liberamente dalle proprie abitazioni. Adesso bisogna agire e smetterla con le chiacchiere in politichese che non interessano più a nessuno”.

Sulla stessa scia anche il Pd, con la segretaria Margherita Rinaldi: “Torna la pioggia e tornano puntuali gli allagamenti a Scafati. Un appuntamento oramai risaputo a cui l'Amministrazione si fa trovare, come di consueto, impreparata: ritardo nella realizzazione della rete fognaria i cui lavori acuiscono ulteriormente il problema, mancanza di manutenzione ordinaria, anche quella più banale come la pulizia delle caditoie, lavori di rifacimento del manto stradale fatti male, dalle pendenze alle buche che subito si formano. E cittadini sequestrati in casa, costretti a spalare acqua e fango dalle proprie abitazioni. Scene che si ripetono ogni anno a cui non si pone alcun rimedio. Certo il problema è più grande ed ha più concause ma questa Amministrazione non fa neppure il minimo di sua competenza, preferendo come al solito lo scaricabarile piuttosto che essere vicino ai cittadini, non con attestati di solidarietà ma con risposte concrete”.

 

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