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Il risparmio gestito nuovo rifugio per gli italiani

13 Dicembre 2016 Author :  

L’ultima conferma arriva da Moody’s: la crescita del risparmio gestito in Italia sta avendo risultati da record, anche perché allo stesso tempo diventano meno vantaggiose le altre opzioni. E anche il Censis segnala questo trend, sottolineando però il pericolo sfiducia per i giovani.

La crisi ha lasciato dei segni ancora molto visibili sulla situazione economica degli italiani, e due recenti ricerche confermano “numeri alla mano” questa situazione. Da un lato, infatti, c’è la fotografia che arriva dal 50esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, diffuso dal Censis, che segnala come la sfiducia degli italiani abbia impoverito la società ma aumentato il livello di risorse nel salvadanaio; dall’altro, poi, le previsioni di Moody’s, che parla di crescita per l'industria italiana del risparmio gestito.

Gli italiani si orientano sul deposito. Gli analisti della famosa società finanziaria hanno infatti analizzato le strategie dei risparmiatori italiani, sottolineando come con la crisi delle obbligazioni (soprattutto quelle subordinate, travolte dagli scandali), i tassi sotto lo zero, i titoli di stato in difficoltà e l'aumento delle tasse sulla casa, la soluzione più vantaggiosa è proprio quella di orientarsi sulla solidità dei prodotti finanziari orientati al risparmio, come il Conto Arancio di Ing Direct, uno dei principali esempi di conto deposito nel nostro Paese.

Aumenta il risparmio. Questo è uno dei motivi della crescita del risparmio gestito, che rappresenta una soluzione ritenuta più sicura rispetto a forme di investimento come bond e azioni, da sempre viste con “sospetto” da noi italiani. Guardando i dati del mercato, la curva del risparmio è salita tra gli anni che vanno dal 2003 al 2008, quando si è bloccata anche a causa dello scoppio della crisi della Lehman Brothers; da quel momento, però, è risalita e dal 2011 è addirittura in rapida ascesa, pur essendo ancora di dimensioni medie rispetto a Paesi europei come Francia e Germania.

Pensione, obiettivo arduo. Nel contesto nazionale, accanto al risparmio gestito legato agli istituti di credito si notano quello delle compagnie di assicurazione e dei fondi pensione, a riprova di un ulteriore trend che contraddistingue l’Italia: da noi, infatti, sempre più giovani si stanno rendendo conto che – tra difficoltà economiche ed effetti delle varie riforme pensionistiche – al termine della propria vita lavorativa avranno difficoltà ad andare avanti con la sola (eventuale) pensione di Stato. Al punto che, secondo Moody’s, “per massimizzare il loro reddito pensionistico gli italiani aggiungeranno una pensione privata a quella statale”.

I millennial italiani sono sfiduciati. Un fattore, quest’ultimo, messo in evidenza anche dal rapporto del Censis, che descrive un’Italia “rentier” ma anche avara di speranze, con i millennial che hanno redditi più bassi del 15% rispetto alla media, un gap che cresce al 26,5% se si fa il confronto con i loro coetanei di venticinque anni fa. In particolare, la ricchezza dei ‘millennial’, secondo l’analisi del Censis, “è inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli italiani nell’insieme il valore attuale è maggiore del 32,3% rispetto ad allora e per gli anziani è maggiore addirittura dell’84,7%”.

Il ritorno del materasso. Questa situazione di immobilità sociale genera insicurezza, che porta i nostri connazionali a rifugiarsi nella tranquillità del risparmio: dall’inizio della crisi nel 2007, in Italia sono stati accantonati 114,3 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva, una somma maggiore del Pil dell’Ungheria. La sfiducia sul futuro, poi, ha un’altra conseguenza: quasi il 36% degli italiani “tiene regolarmente contante in casa per le emergenze o per sentirsi più sicuro e, se potessero disporre di risorse aggiuntive, il 34,2% degli italiani le terrebbe ferme sui conti correnti o nelle cassette di sicurezza”. Insomma, a distanza di anni torna l’effetto del capitale nascosto sotto al materasso, al punto che l’incidenza degli investimenti sul Pil è tornata ai livelli minimi dal dopoguerra.

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