Acquisti in rete, quando anche il discorso ecologico ha il suo ruolo

04 Marzo 2021 Author :  

Anche acquistare un semplice prodotto, il più piccolo e meno costoso che ci sia, è un qualcosa che ha implicazioni dirette su tanti aspetti della vita quotidiana. Un adagio afferma che anche quando si compra un semplice capo di biancheria, si sta facendo politica: forse un’esasperazione, ma che torna utile per capire ciò di cui si sta parlando.
Soprattutto oggi che il mondo della produzione e degli acquisti è stato letteralmente stravolto da tutto ciò che ruota attorno al concetto di multimediale. Pensiamo a cosa comporta, ad esempio, effettuare shopping con cadenza periodica sui grandi marketplace, che magari hanno sede in altre realtà e che vendono oggetti per i quali non è chiaro (tantomeno tracciato) tutto il processo di produzione.
Esemplifichiamo il tutto andando a tracciare due distinti profili di comportamenti d’acquisto: da una parte uno che potrebbe essere definito virtuoso dal punto di vista ecologico e commerciale, con relative implicazioni positive sul lavoro; dall’altra, un comportamento meno virtuoso del consumatore, teso certamente a cercare un risparmio, ma con implicazioni di natura economica e sociale.

Acquistare sempre all’estero: pro e contro

Certamente la globalizzazione ha impresso tutti i suoi aspetti positivi e negativi, queto è fuori di dubbio. Oggi è possibile acquistare beni di qualsiasi genere con un semplice click, si ha maggiore scelta e, spesso, un notevole risparmio. Ma ci sono anche elementi negativi.
Ad esempio, se si acquista tramite piattaforme online con sede fiscale e tassazione all'estero non si farà un bene per le casse del proprio paese. Un interessante studio
condotto un paio di anni fa dal Sole24Ore aveva evidenziato come Google e gli altri giganti del web avessero pagato in Italia soltanto 64 milioni di tasse. I colossi del web, implementando il dato con quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, realizzano in Italia oltre 3 miliardi di euro ma versano meno di 70 milioni di tasse.
Altro aspetto di criticità oltre a quello economico: la durata dei prodotti acquistati ed il rischio di riempire le discariche. Talvolta molti prodotti (soprattutto quelli low cost, spesso prodotti in Cina o in altre nazioni dove il costo del lavoro è molto basso) hanno un ciclo di vita alquanto breve, al primo guasto sono da buttare: il che va inevitabilmente a creare un problema ambientale.
I rifiuti derivati da apparecchiature elettroniche sono in aumento in tutto il mondo, anche in Italia: si parla di quasi 55 milioni di tonnellate annue a livello globale. Elemento che, oltre che impatti diretti sull’ambiente, ha ripercussioni economiche per lo smaltimento.

Quale potrebbe essere un comportamento virtuoso?

Torniamo a monte cercando di capire quale potrebbe essere un comportamento virtuoso in fase di acquisto: rivolgersi, magari, esclusivamente a negozi o piattaforme online, possibilmente con sede fiscale e tassazione in Italia eventuale estensione di garanzia a 4/5 anni, in caso di guasto. Il nostro è un paese che vanta una grande tradizione in materia, con una fitta rete di centri assistenza specializzati ed altamente professionali, per tutti i settori, sparsa sul territorio.
Comparto, quest’ultimo, che rappresenta un’eccellenza ma che sta risentendo proprio delle nuove abitudini dei consumatori, ormai sempre più invogliati ad acquistare prodotto low cost di scarsa qualità, che hanno un ciclo di vita breve e che finiscono presto per incrementare ulteriormente il dato dei rifiuti da apparecchiature elettroniche.
Se si riuscisse a tornare verso un modello virtuoso di acquisto, orientato maggiormente alla qualità tramite negozi presenti sul territorio, si avrebbero benefici sotto tutti i punti di vista: sia a livello fiscale che in termini di riduzione dell’impatto ambientale. Inoltre si garantirebbe maggiore lavoro e reddito a realtà operanti in settori affini alla tecnologia come nel caso di società assicuratrici o di tecnici specializzati in riparazioni, assistenza e ricambi.