Una mostra dedicata a Padre Berardo Atonna, il Servo di Dio

02 Maggio 2023 Author :  

Padre Berardo Atonna, il Servo di Dio. A lui è dedicata una mostra, in via De' Liguori, 10 a Sarno, visitabile tutto il mese di maggio dalle 17 alle 20 

Padre Berardo Atonna nacque a Sarno il 1° luglio del 1843, nel rione Pedagnali di Episcopio, da Raffaele e Maria Domenica D’Angelo. Il padre era negoziante e la madre si occupava delle faccende domestiche. Le biografie lo descrivono di natura gracile, tanto che a pochi mesi dalla nascita si ammalò gravemente. La mamma, confidando nell’aiuto del cielo per il recupero della sua salute, lo affidò con fede alla protezione della Madonna dell’Arco, venerata nel noto santuario presso Napoli. Il bimbo ricevette una sana formazione cristiana, oltre che dai genitori, anche dagli zii paterni, i sacerdoti don Aniello e don Antonio. L’educazione familiare e il contatto con gli zii sacerdoti fecero germogliare in lui la vocazione sacerdotale, così che fu ammesso al seminario di Sarno come chierico esterno.

L’approfondimento del cammino vocazionale lo orientò verso il chiostro, e la vita religiosa gli apparve come mèta della sua ricerca: scelse dunque la regola francescana alcantarina per donarsi al Signore. Partì da Sarno il 16 agosto 1859 per bussare al convento di Santa Lucia al Monte in Napoli e per trasferirsi subito dopo nel convento di Piedimonte d’Alife, dove il 28 agosto vestì l’abito con il nome di fra Berardo del Cuore di Gesù. Compiuto l’anno di noviziato sotto la guida di Padre Onorato della Visitazione, il giovane frate emise i voti della professione semplice il 4 settembre 1860, restando a Piedimonte come chierico fino al 1862. I conventi di Marcianise, Santa Lucia al Monte a Napoli e di Santa Maria Capua Vetere furono le tappe successive del suo itinerario formativo.

Nel luglio 1865 venne ordinato diacono a Napoli, nella chiesa di Santa Lucia al Monte, dal Servo di Dio Mons. Luigi Sodo, vescovo di Telese e Cerreto Sannita. Il 16 febbraio 1866 ricevette l’ordinazione sacerdotale, a Napoli, per le mani di Mons. Mariano Ricciardi, Arcivescovo di Reggio Calabria. Celebrò la sua prima messa nel convento di San Bonaventura in Santa Maria Capua Vetere. Qui dimorò per pochi mesi, dedicandosi allo studio, alla vita di preghiera, fin quando il convento venne chiuso nel luglio 1866 a causa delle leggi eversive che sopprimevano gli ordini religiosi. Il giovane Padre Berardo come tanti suoi confratelli dovette lasciare il chiostro e tornare alla casa paterna, Padre Berardo, padre Salvatore Gaito, Padre Fulgenzio Esposito, Padre Antonio Celentano, Padre Decoroso Atonna si ritrovarono, così insieme. Per la preghiera frequentavano la cappella di San Giuseppe in via Pedagnali, mentre nelle altre ore del giorno si prodigavano in opere di pietà e di apostolato. Luogo privilegiato per la preghiera di Padre Berardo, durante il suo esilio a Sarno, fu l’eremo dei Santi Cosma e Damiano sulla collina del Saretto. Egli lo predilesse perché il fascino della ridente natura e il profondo silenzio che vi regnava gli richiamavano l’amata Solitudine del Matese. Nel 1881 le nuove condizioni politiche permisero finalmente di ripristinare la provincia religiosa e padre Berardo fu il primo dei confratelli di Sarno a fare ritorno al convento, all’appello del ministro provinciale, padre Donato Antonio Aiello del Cuore di Gesù. Venne inviato a Piedimonte Matese, che da quel momento divenne il centro del suo apostolato. Per molti anni fu maestro dei novizi, guardiano, definitore, custode provinciale, visitatore generale e Ministro della Provincia di San Giacomo della Marca.

Anche al di fuori della propria comunità francescana, molti iniziarono a ricercare Padre Berardo per un consiglio o per riceverne luce nelle scelte: sacerdoti, religiosi e intere comunità femminili gli affidavano la propria anima, giudicandolo un uomo di Dio. Lo scelsero, come loro direttore spirituale, il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, Santa Maria Cristina Brando, fondatrice delle Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato in Casoria, la Beata Serafina Micheli, fondatrice delle suore degli Angeli in Faicchio, la Serva di Dio Suor Maria di Gesù Landi, fondatrice delle Ancelle della Chiesa e del Tempio dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, Suor Maria Luigia Russo fondatrice delle Suore Francescane Alcantarine di Castellammare. Padre Berardo ebbe corrispondenza epistolare anche con la Serva di Dio Madre Barbara Micarelli delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino.

Per cinquant’anni, Padre Berardo si dispose a percorrere molti paesi per svolgere il ministero della predicazione. Sulla scia dei grandi santi predicatori dell’Ordine, da San Bernardino a San Leonardo da Porto Maurizio, Padre Berardo accorreva ovunque lo si chiamasse per dare ai fedeli il nutrimento del Vangelo e la grazia dei Sacramenti.

Istituì a Sarno l’associazione delle Figlie di Maria, che successivamente organizzò anche a San Potito Sannita, ad Alife, Castello di Alife, Piedimonte Matese e Pietramelara. Dio benediceva le missioni tenute da Padre Berardo. Quando arrivava in un paese per predicare, salutava prima il Santissimo Sacramento e la Madonna e poi si metteva a disposizione dei parroci. La fama di sacerdote secondo il cuore di Dio lo precedeva e la gente accorreva per ascoltarne la parola.

Praticò anche con trasporto la Via Crucis quotidiana, secondo la più autentica tradizione francescana. Chi si rivolgeva a lui, per ricevere un conforto e un aiuto, spesso riceveva da lui la medesima risposta: “Fate la Via Crucis!”.

L’amore per il prossimo lo spinse a prodigarsi per l’apertura di un ospizio per l’accoglienza di donne povere, di anziane e di bambine orfane, denominato “Villa Fiorillo”, situato sulla collina di Capodimonte in Napoli, ove attualmente sorge la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio.

Non pochi furono i doni singolari che Dio manifestò in Padre Berardo e che sono vivi nella memoria di quanti ne beneficiarono. A proposito del dono della profezia, si può ricordare quello accorso al contadino Giovanni D’Abbraccio. Poiché una grande siccità ostacolava la semina del granturco, Giovanni aveva confidato al padre la sua pena di non poter seminare a causa del terreno arido. Padre Berardo sorrise e gli disse: “Semina il granone martedì!”. D’Abbraccio accolse il consiglio e si trovò bene, perché dopo poco tempo venne a piovere e nel suo campo ci fu un abbondante raccolto. Tanti sono gli episodi miracolosi che si raccontano avvenuti per intercessione di Padre Berardo.

In circa cinquant’anni di completa dedizione a Dio, di fatiche apostoliche e di penitenze Padre Berardo fu un perfetto imitatore di San Pietro d’Alcantara. Egli diceva alle anime da lui dirette: “Non v’è maggior beatitudine di patire per Dio e con Dio”.

Ormai avanzato negli anni l’ultimo tratto del suo cammino di santità fu segnato dalla croce della malattia. Presagendo la fine, quindici giorni prima, si raccolse in un silenzio di grande raccoglimento e di continua preghiera.

Il 4 marzo 1917, Padre Berardo affidò la sua anima a Dio. Il 6 marzo vennero celebrati i funerali da Padre Giovan Crisostomo Bovenzi. Ai funerali parteciparono molti sacerdoti ed autorità. Per le vie di Napoli, al passaggio del feretro, si commentava: “È morto il santo di Capodimonte”.

Nel 1929 le spoglie mortali del Servo di Dio furono traslate nella chiesa di Santa Lucia al Monte, in Napoli, dove tutt’ora riposano.

Il 22 febbraio 1930, presso la curia arcivescovile di Napoli, alle presenza del cardinale Alessio Ascalesi, si diede inizio al processo informativo sulla fama di santità.

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