Spettacolo "fattarielle e 'nciuci"

di Francesco Apicella 

“Il mestiere del’attore per me è come un gioco meraviglioso” diceva il grande e indimenticabile Marcello Mastroianni e non lo chiamava mai lavoro perchè lavoro significa sforzo. Sostituiva “lavorare” con il francese “jouer” (giocare). “Recitare è quasi meglio che fare l’amore perché è inebriante assumere sembianze, atteggiamenti e psicologia di qualcun altro. E’ quello che fanno i bambini. E’ il gioco più antico. E’ il primo gioco che inventiamo quando facciamo finta di essere tu il poliziotto e io il gangster. Io mi nascondo lì, tu fai così. E uno ci crede. Alle volte un attore si porta dietro dei personaggi e in una certa situazione pensa: adesso faccio quel personaggio stravagante, mi presento con questa personalità curiosa. Magari funziona. A chi pensa di essere un po’ grigio nella vita può far comodo avere un colore in più, diventare più interessante.“

Con questo modo di pensare e di sentire il suo lavoro, Mastroianni accettava, di buon grado, tutti i ruoli che gli proponevano, li viveva bene proprio perché i personaggi che interpretava, di volta in volta, non erano lui, non erano in prima persona, ma erano delle identità provvisorie in cui si nascondeva. Nella vita Marcello, pur essendo l’attore italiano più pagato, secondo solo a Sofia Loren, era una persona umile, semplice, modesta e tranquilla. Si arrabbiava solo quando lo si voleva far passare per seduttore. Era un’immagine di sé che rifiutava. A chi, ostinatamente, gli dava del seduttore rispondeva “Anche se sono sempre stato circondato da bellissime donne, nella vita non ho mai sostenuto il ruolo del seduttore. Sono stato, piuttosto, sedotto. Questa definizione proprio non mi appartiene.” Prima di sposarsi con l’attrice Flora Clarabella, nel 1950, da cui ebbe la figlia Barbara, Marcello ebbe una breve relazione, nel 1947, con la bellissima Silvana Mangano che, allora, aveva solo 17 anni ed era ancora sconosciuta nel mondo del cinema, come del resto anche lui a quel tempo. Nel 1968 Mastroianni conobbe sul set del film “Amanti” l’affascinante attrice Faye Dunaway, di molti anni più giovane di lui. Sia Marcello che Vittorio De Sica, regista del film, si resero subito conto della bruttezza del progetto ma entrambi accettarono, per soldi, di girare il film. Mastroianni per recuperare un po’ di soldi dopo l’esperienza fallimentare della sua casa di produzione (la Master film) e De Sica, da accanito giocatore qual era, per pagare i suoi debiti di gioco. All’inizio, nonostante la Duneway fosse giovane e bella e avesse ottenuto un grandissimo successo col film “Gangster story”, sulla vita dei mitici Bonnie e Clyde, Mastroianni non fu attratto da lei, anzi la considerava troppo algida e non particolarmente brava come attrice.

“Sin dall’inizio della mia carriera” racconta la Duneway nella sua autobiografia “mi ero imposta di evitare avventure sul set ma con Marcello non ci riuscii, non mi fu possibile mantenere questo mio proposito. La passione tra noi scoppiò dopo il primo bacio che ci demmo sul set.” La moglie Flora, venuta a conoscenza di questo tradimento, di cui ormai tutti i giornali parlavano, litigò furiosamente con lui. “Avevo intuito che la Dunaway gli faceva pressioni perché si separasse e divorziasse da me. Voleva sposarlo e avere dei figli da lui.! E io, conoscendo mio marito, pur se ero convinta che non l’avrebbe mai fatto, vivevo in una profonda inquietudine” raccontò Flora Clarabella in un’intervista. E, infatti, aveva ragione! La Dunaway avrebbe davvero voluto sposare Marcello e avere dei figli ma lui, cattolico, si rifiutò di chiedere il divorzio alla moglie e, per questo, dopo 3 anni la loro relazione finì bruscamente. Fu lei a lasciarlo! Mastroianni soffrì moltissimo per la fine della loro storia d’amore. “Il congedo è stato piuttosto duro” affermò “perché non me lo aspettavo. Al momento dell’abbandono ti sembra una crudeltà femminile e dopo, con il passar del tempo, scopri che è segno di una lucidità che noi uomini non possediamo.” Era il 1971. Nello stesso anno Marcello girò un film storico diretto da Luigi Magni, grande regista romano scomparso da poco. In questo film, intitolato “Scipione, detto anche l’Africano”, Marcello si trovò a recitare insieme al fratello Ruggero (nel ruolo di Scipione l’emiliano n.d.r), alla sua prima e unica esperienza da attore con Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Sul set c’era un’atmosfera cupa e aleggiava, tutt’intorno, una malcelata tristezza. Mastroianni, abbandonato dalla Duneway piangeva sulla spalla di Ruggero, cercando il suo conforto e Gassman cominciava già a manifestare i primi segni di quella grande depressione che lo accompagnò, purtroppo, per tanti anni. Raccontò Mastroianni “ Mentre giravamo passò una mosca. L’operatore intimò lo stop! E Gigi Magni, perplesso, domandò: che è successo? C’era una mosca fu la risposta e la Mangano, pronta: e per questo tu hai interrotto la ripresa? Quella mosca era l’unica cosa viva della scena!”

Naturalmente gli spettatori non si accorsero di niente durante la visione del film e ritrovare per la prima volta insieme 3 grandi attori, quali Mastroianni, la Mangano e Gassman, fu per tutti un grande piacere. Il film era perfetto e, come tale, ottenne un grande successo di critica e di pubblico.

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