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Angri: un "morto" a capo dell'azienda, 9 milioni sotto chiave e arresti per due imprenditori

01 Aprile 2016 Author :  

ANGRI/ROMA. Maxi evasione fiscale da 9 milioni di euro, nei guai tre persone: due imprenditori angresi finiscono in manette mentre un altro professionista è indagato. L'ex prestanome deceduto, continuava anche da morto ad operare nell'illecito: ora tutto è finito nelle mani della procura. E' l'ennesima maxi evasione fiscale che svela i segreti tributari di una grande società del settore tecnologico a cavallo tra la provincia di Roma e quella di Salerno. A svelare l'arcano è la Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma di concerto con il nucleo speciale di Frascati, coordinato dal Capitano Giuseppe Pastorelli. Nel mirino dei finanzieri nel 2014 sono finite 4 persone. Si tratta di Giovanni Pizzo, imprenditore 69enne residente a Roma ma originario e domiciliato a Angri e poi di Alfonso Mauri, 65enne. L'ultimo è un imprenditore di Angri ma che operava spesso tra la Campania e la Lombardia e che già in passato aveva avuto problemi giudiziari sia di tipo tributario che di altra natura. Indagato inoltre un altro professionista di Angri. Invece, l'altro indagato, un uomo di Roma, nel frattempo è morto e di conseguenza per lui l'indagine è stata archiviata. I due imprenditori invece sono stati arrestati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Velletri nei confronti di una società di Frascati - operante nella vendita di prodotti elettronici e telefoni cellulari - che aveva sottratto al Fisco oltre 9 milioni di euro di IVA. Ad insospettire i militari era stato l’atteggiamento dell’amministratore della società il quale, alla richiesta di spiegare alcune operazioni commerciali, era “caduto dalle nuvole” confermando il sospetto della sua completa estraneità alla gestione dell’impresa ed, in buona sostanza, il suo ruolo di “testa di legno”. L'inchiesta si è conclusa nel 2014 ed intanto l'uomo è morto. Eppure, nonostante il suo decesso continuava a fare operazioni bancarie per conto della società: apriva conti, gestiva affari e si è reso colpevole di altrettanti reati. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle del Gruppo di Frascati hanno permesso di fare piena luce sugli affari della società, gestita da due uomini di Angri, oggi incriminati per emissione di fatture per operazioni inesistenti ed omesso versamento delle imposte - che erano ricorsi al collaudato meccanismo consistente di dichiararsi, in occasione delle forniture di merce, “esportatore abituale” per evitare l’addebito dell’IVA, in realtà rivendendo sul territorio nazionale, a prezzi estremamente competitivi, la merce acquistata dagli ignari fornitori. La società era, quindi, destinata “a morire”, senza che l’Erario potesse in alcuna maniera riscuotere i consistenti crediti tributari vantati. Non ancora soddisfatti dello scellerato piano, gli autori della truffa, dopo il decesso del rappresentate legale “ufficiale”, si erano presentati in banca con un altro “prestanome” – un portatore di handicap – per ottenere un’ulteriore linea di credito funzionale alla prosecuzione dell’attività commerciale. Grazie agli elementi raccolti dai militari, la Procura della Repubblica di Velletri ha chiesto ed ottenuto dal Giudice delle Indagini Preliminari l’emissione di due provvedimenti restrittivi nei confronti delle menti della truffa, nonché il sequestro preventivo di 8 immobili, denaro contante e conti correnti, per un valore di oltre 9 milioni di euro, volto alla confisca “per equivalente”, istituto che consente di cautelare l’Erario in relazione alle imposte evase, alle pene pecuniarie ed agli interessi maturati.

 

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