La maestra parla di sesso orale in classe, è bufera
La psicologa parla di sesso orale in classe, si scatena la polemica tra i genitori. «Oggi a scuola abbiamo studiato il sesso orale». Sarebbe stata questa frase, sfuggita a un bimbo di nove anni all’uscita della scuola elementare Rigotti di Malo, a scatenare un vero e proprio putiferio sulle lezioni di educazione “socio-affettiva-sessuale” inserite nel programma scolastico dell’istituto.
Il sesso orale nelle lezioni di educazione sessuale
A riportare la notizia i quotidiani locali. Secondo quanto riporta il Giornale di Vicenza le lezioni sono tenute da una psicologa ai bambini di quarta e quinta elementare. La professionista racconta di come viene concepito un bambino. Poi la lezione vira, su richiesta degli alunni, anche su pratiche sessuali diverse. E qui scoppia il caso: «Non pensavo si arrivasse a tanto e certe cose si insegnano per gradi – dice un papà al quotidiano vicentino – Quando ci siamo sentiti rivolgere certe domande siamo rimasti basiti».
La protesta su Fb: “Perché spiegare il sesso orale ai bimbi?”
La polemica è infuriata sui Social, quando i genitori dei bambini hanno riferito delle domande dei bambini su temi considerati più o meno da “film a luci rosse”. Secondo la versione della dirigenza scolastica i dettagli relativi alle diverse pratiche sessuali non sarebbero emersi durante la spiegazione dell’insegnante, ma come conseguenza di domande dirette da parte dei bambini. «Dalla scuola fanno sapere che dalla metà dello scorso marzo tutti erano a conoscenza del percorso formativo che sarebbe stato proposto, anche se alcuni non si sarebbero aspettati certi dettagli».
Il preside: “Le scene di sesso orale viste sul web”
Il preside Bruno Sandri, dal canto suo, ha difeso l’operato della psicologa, rimbalzando le responsabilità sui genitori. Il vero problema, secondo il dirigente scolastico, sarebbe il fatto che i bambini hanno avuto accesso a immagini a contenuto pornografico fuori dalla scuola. «Sono stati fatti riferimenti a siti hard, chiedendo conto di alcune cose viste su internet – ha spiegato il preside Sandri – A volte, la tendenza dei bambini è quella di inventare ma, dopo opportune verifiche, abbiamo capito che non si stavano inventando proprio nulla. In quali contesti familiari vivono questi bimbi per avere accesso in pochi clic a contenuti non adatti a loro che accendono dubbi di quel tipo? Quale solitudine vivono?». Il rimpallo delle responsabilità è solo all’inizio.
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