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Scuola, Aliberti (FI): “La rete 2026/2027 penalizza Sarno e limita il diritto allo studio”

30 Gennaio 2026 Author :  

La definizione della rete scolastica per l’anno 2026/2027 ha prodotto per il territorio di Sarno conseguenze rilevanti, che incidono sull’organizzazione dei servizi scolastici e sulle opportunità formative offerte agli studenti. In merito a tali scelte interviene la consigliera comunale di Forza Italia Maria Rosaria Aliberti, richiamando l’attenzione su criticità che ritiene non adeguatamente affrontate dall’amministrazione comunale.

«La rete scolastica 2026/2027 consegna a Sarno un bilancio grave: la perdita di una dirigenza scolastica e la bocciatura dell’attivazione del liceo artistico pubblico. Due decisioni diverse, ma unite da un filo comune: l’incapacità dell’amministrazione comunale di difendere il diritto allo studio e il ruolo della città nelle sedi istituzionali che contano.

Sul liceo artistico

La vicenda più grave riguarda il liceo artistico. Il percorso presso il Liceo “T. L. Caro” era stato regolarmente approvato dalla Provincia di Salerno, sostenuto da deliberazioni degli organi scolastici e accompagnato da open day che avevano già registrato l’interesse delle famiglie. Una prima classe era pronta a partire. Non un’ipotesi, ma un progetto concreto.

La bocciatura della Regione Campania, motivata dalla presenza di licei artistici in territori limitrofi, appare difficilmente comprensibile, soprattutto se si considera che a Sarno non esiste alcun liceo artistico pubblico. L’unica possibilità presente sul territorio è un istituto paritario, quindi a pagamento. Di fatto, chi intende restare a Sarno deve sostenere un costo; in alternativa, è costretto a spostarsi altrove.

Si tratta di una scelta che incide direttamente sull’uguaglianza delle opportunità formative e che coinvolge famiglie e studenti. Dietro queste decisioni non vi sono numeri astratti, ma percorsi di vita che vengono condizionati. Non si è trattato di una scelta tra due scuole, ma di una decisione che ha prodotto una perdita per una parte della città.

Sulla dirigenza scolastica

Rilevante è anche quanto avvenuto sul fronte della dirigenza scolastica. I presìdi dell’Istituto Amendola e del plesso di Pioppazze rappresentano entrambi punti di riferimento importanti per il territorio, in quanto servono aree diverse e rispondono a esigenze complementari.

La perdita di una autonomia non era inevitabile. Sarno disponeva di numeri, strumenti e condizioni per mantenere entrambe le dirigenze. Non si è trattato di un esito puramente tecnico né di una scelta obbligata, ma del risultato di una gestione che non ha governato adeguatamente il processo.

Sull’accorpamento

Resta un elemento che necessita di una spiegazione chiara. L’accorpamento è avvenuto in una direzione precisa: il plesso di Pioppazze, con una popolazione scolastica più ampia, è stato inglobato nell’Istituto Amendola, che negli anni presentava una condizione numericamente più fragile.

È opportuno chiarire che non si tratta di una contrapposizione tra scuole. L’obiettivo avrebbe dovuto essere il mantenimento di entrambe le dirigenze sul territorio, poiché entrambe svolgono una funzione essenziale. Quando una decisione finisce per favorire un ambito a discapito dell’interesse complessivo della città, non si è più di fronte a una mera scelta amministrativa.

Sulle responsabilità istituzionali

Questa situazione assume un peso maggiore se si considera che l’assessore alla pubblica istruzione è un insegnante e che in Consiglio comunale siedono amministratori che operano direttamente nel mondo della scuola. Per competenza professionale e conoscenza delle dinamiche scolastiche, tali figure avrebbero potuto garantire un percorso più trasparente e orientato all’interesse generale.

L’assenza di una posizione pubblica chiara, di iniziative istituzionali e di un confronto su decisioni così rilevanti rende l’esito finale tutt’altro che neutro. Non si tratta di formulare accuse, ma di richiamare una responsabilità politica che non può essere elusa.

Il contesto generale

Questi episodi si inseriscono in un quadro più ampio che evidenzia una progressiva perdita di peso politico della città. Lo dimostrano anche le recenti elezioni provinciali, nelle quali Sarno non è riuscita a esprimere alcun rappresentante nel Consiglio provinciale, nonostante il sostegno di tre consiglieri comunali.

Tutto ciò avviene pur in presenza di una filiera politica omogenea tra Comune, Provincia e Regione, che avrebbe dovuto agevolare il dialogo istituzionale. Quando nemmeno questa condizione produce risultati, il problema non può essere ricondotto a fattori esterni.

Non è Sarno a non contare. È Sarno che oggi non viene adeguatamente rappresentata. Le famiglie hanno diritto a risposte chiare. La città ha diritto a una classe dirigente capace di tutelarne gli interessi e di difendere servizi, opportunità e prospettive future.»

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