Nuovo colpo all’illegalità ambientale nel bacino del Sarno. A Poggiomarino è stata sequestrata un’officina abusiva riconducibile a Vincenzo Franzese, dove venivano gestiti rifiuti in assenza di autorizzazioni e senza alcun rispetto delle normative ambientali. Un intervento che riaccende i riflettori su una situazione ormai cronica e su un territorio che continua a pagare il prezzo di pratiche illegali diffuse.
All’interno dell’area sono stati rinvenuti rifiuti stoccati illegalmente: pneumatici fuori uso, parti meccaniche e residui di lavorazioni accumulati senza controllo. Un quadro preoccupante, che conferma ancora una volta come intere porzioni del territorio vengano trattate come discariche abusive, con gravi conseguenze per l’ambiente e la salute pubblica.
Secondo quanto emerso, l’attività operava senza i requisiti previsti e sarebbe stata addirittura cancellata dai registri, continuando però a lavorare indisturbata. Una circostanza che solleva interrogativi sulla capacità di prevenzione e controllo da parte delle istituzioni, spesso costrette a intervenire solo quando il danno è ormai evidente.
Il sequestro rappresenta un segnale importante, ma non basta. Per molti osservatori e associazioni del territorio, si tratta dell’ennesima conferma di un sistema che fatica a contrastare efficacemente l’illegalità ambientale. La lotta all’inquinamento del Sarno, infatti, rischia di ridursi a interventi episodici, incapaci di incidere realmente su un fenomeno radicato.
“Non è una notizia da celebrare – fanno sapere alcune realtà associative – ma l’ennesima prova di un sistema che continua a tollerare o ignorare pratiche devastanti. Ogni intervento arriva quando la situazione è già compromessa”.
Il tema centrale resta quello della prevenzione. In un’area già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale, servono controlli costanti, capillari e una strategia strutturata che vada oltre le singole operazioni. La gestione illecita dei rifiuti, soprattutto quelli speciali, rappresenta una minaccia continua che non può essere affrontata solo con interventi repressivi.
Intanto cresce la preoccupazione e anche la tensione sociale. Le associazioni del bacino del Sarno annunciano la possibilità di una nuova mobilitazione generale qualora non arrivino risposte concrete. Proteste, iniziative pubbliche e azioni di denuncia potrebbero tornare al centro del dibattito nelle prossime settimane.
Il messaggio è chiaro: il territorio non è più disposto a restare in silenzio. Perché ogni officina abusiva chiusa rappresenta solo una parte di un problema più ampio. E finché non verranno affrontate le cause profonde che consentono a queste attività di proliferare, il fiume Sarno continuerà a essere avvelenato, trascinando con sé il futuro di un’intera comunità.


