Non un singolo episodio, ma un sistema di criticità che, secondo il Ministero dell'Interno, avrebbe compromesso nel tempo il corretto funzionamento dell'amministrazione comunale. È questa la conclusione alla quale giunge la relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Torre Annunziata per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il decreto del Presidente della Repubblica, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 4 giugno e firmato l'8 giugno 2026, ha disposto il commissariamento dell'Ente per diciotto mesi, affidandone la gestione a una Commissione straordinaria chiamata a esercitare i poteri del sindaco, della giunta e del Consiglio comunale.
Per il Viminale, il provvedimento rappresenta l'unico strumento idoneo a interrompere una situazione ritenuta incompatibile con i principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa.
Dalle dimissioni del sindaco allo scioglimento del Consiglio comunale
L'epilogo dell'amministrazione guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo arriva dopo mesi di verifiche e approfondimenti.
Il primo passaggio si è consumato il 5 maggio 2026, con le dimissioni del primo cittadino, presentate pochi giorni dopo le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che aveva descritto un contesto caratterizzato da diffuse situazioni di illegalità e da rapporti di contiguità tra ambienti istituzionali e criminalità organizzata.
Alle dimissioni è seguita la sospensione del Consiglio comunale da parte della Prefettura di Napoli e la nomina di un commissario prefettizio per assicurare la continuità amministrativa. Lo scioglimento disposto dal Governo rappresenta quindi l'atto conclusivo di un percorso iniziato mesi prima con l'insediamento della commissione d'accesso.
L'indagine della commissione d'accesso
L'attività ispettiva è stata avviata dalla Prefettura di Napoli attraverso il gruppo interforze incaricato di verificare l'eventuale esistenza di condizionamenti della criminalità organizzata sull'attività amministrativa del Comune.
Nel corso degli accertamenti sono stati acquisiti documenti, atti amministrativi e informazioni provenienti da numerosi organismi investigativi e giudiziari, tra cui la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione Distrettuale Antimafia, la Procura Generale e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Dall'analisi sarebbe emerso, secondo il Ministero dell'Interno, un insieme di elementi convergenti capaci di delineare un quadro di infiltrazione tale da compromettere l'autonomia decisionale dell'Ente.
La relazione precisa che il giudizio finale non nasce da singoli episodi, ma dalla valutazione complessiva di una serie di fatti, comportamenti amministrativi e rapporti personali considerati sintomatici di una progressiva permeabilità della macchina comunale rispetto agli interessi della criminalità organizzata.
La continuità con le precedenti amministrazioni
Uno degli aspetti ai quali il Ministero attribuisce maggiore importanza riguarda la continuità politica e amministrativa con le precedenti esperienze di governo cittadino.
Secondo la relazione, l'amministrazione eletta nel 2024 non avrebbe rappresentato quella discontinuità che ci si sarebbe potuti attendere dopo il precedente scioglimento del Comune del 2022.
Tra gli elementi valorizzati figura la presenza, nella nuova assemblea consiliare, di cinque consiglieri già eletti nella precedente consiliatura. A questi si aggiungono due consiglieri che avevano già ricoperto il ruolo di assessore e altri amministratori legati da rapporti di parentela con esponenti politici delle passate amministrazioni.
Per il Viminale non si tratta di un semplice dato anagrafico o politico, ma di un elemento che, inserito nel quadro complessivo degli accertamenti, contribuirebbe a dimostrare la persistenza di assetti amministrativi non realmente rinnovati.
I precedenti richiamati nella relazione
Il Ministero ricorda inoltre che quello del 2026 rappresenta il terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose nella storia del Comune di Torre Annunziata.
Il primo risale al 1993, mentre il secondo è stato disposto nel 2022 con la conclusione anticipata dell'amministrazione Ascione.
La relazione richiama anche la commissione d'accesso nominata nel 2013 durante l'amministrazione Starita. In quell'occasione il Comune non venne sciolto, ma furono formulate una serie di prescrizioni finalizzate a eliminare irregolarità amministrative e rafforzare i sistemi di controllo interno.
Secondo il Ministero, molte delle criticità evidenziate allora sarebbero rimaste irrisolte o si sarebbero ripresentate negli anni successivi.
I collegamenti con ambienti criminali
Nel capitolo dedicato ai rapporti con la criminalità organizzata, la relazione richiama in particolare due consiglieri comunali già citati negli accertamenti svolti nel 2013.
Per uno di essi viene ricordata la valutazione contenuta nella precedente relazione, secondo cui avrebbe beneficiato del sostegno del clan camorristico dominante sul territorio. Il Ministero osserva che tale elemento sarebbe stato confermato anche dagli approfondimenti svolti nel corso della più recente attività ispettiva.
Per un secondo consigliere, nel frattempo divenuto presidente del Consiglio comunale, il documento richiama invece il presunto sostegno ricevuto in passato da soggetti appartenenti a un circolo privato ritenuto vicino ad ambienti della criminalità organizzata.
La relazione precisa che questi elementi vengono considerati nell'ambito di una valutazione complessiva e concorrono, insieme agli altri accertamenti, a delineare il quadro che ha portato alla proposta di scioglimento dell'Ente.
Le verifiche sulle liste elettorali
L'analisi della commissione d'accesso ha riguardato anche la composizione delle liste presentate alle elezioni amministrative.
Le verifiche hanno interessato sia le liste che sostenevano il sindaco sia quelle collegate alle forze di opposizione.
Secondo il Ministero, tra i sottoscrittori delle candidature sarebbero stati individuati soggetti ritenuti vicini, direttamente o indirettamente, ad ambienti camorristici.
La relazione sottolinea tuttavia che la firma apposta a sostegno di una lista elettorale non costituisce automaticamente prova di infiltrazione mafiosa. Tale circostanza viene considerata significativa soltanto se inserita nel più ampio contesto degli elementi raccolti durante l'attività ispettiva.
È proprio l'insieme di queste risultanze, e non il singolo episodio, che secondo il Viminale avrebbe evidenziato una permeabilità dell'Ente rispetto alle pressioni esercitate dalla criminalità organizzata.
Il personale comunale sotto la lente della commissione
Una parte consistente dell'attività ispettiva si è concentrata sulla struttura burocratica del Comune. Per il Ministero dell'Interno, infatti, la valutazione non poteva limitarsi all'azione degli amministratori, ma doveva necessariamente estendersi anche all'organizzazione degli uffici.
Dall'analisi delle posizioni dei dipendenti sarebbe emerso un dato ritenuto significativo: su 171 lavoratori, tra personale ancora in servizio e dipendenti recentemente collocati a riposo, 44 risulterebbero gravati da precedenti di polizia o da vicende giudiziarie.
La relazione richiama inoltre casi di dipendenti legati da rapporti di parentela o da frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata locale. Circostanze che, secondo il Viminale, avrebbero contribuito ad alimentare un contesto nel quale la macchina amministrativa avrebbe mostrato una vulnerabilità incompatibile con i principi di imparzialità e autonomia richiesti alla pubblica amministrazione.
Le criticità nella società partecipata che gestisce i rifiuti
Particolarmente severo è anche il giudizio espresso nei confronti della società in house incaricata della gestione del servizio integrato dei rifiuti urbani.
La relazione descrive una situazione nella quale alcuni dipendenti sarebbero risultati collegati, direttamente o indirettamente, ad ambienti della criminalità organizzata oppure destinatari di procedimenti penali.
Tra gli episodi richiamati compare quello di un lavoratore ritenuto collegato a una persona colpita da interdittiva antimafia e quello di un dipendente che, secondo precedenti attività ispettive, avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra amministrazione comunale e consorterie criminali.
Viene inoltre ricordato il caso di un dipendente condannato per associazione per delinquere e coinvolto in ulteriori procedimenti giudiziari.
Secondo il Ministero, la società partecipata non avrebbe adottato iniziative ritenute adeguate rispetto a tali situazioni, mantenendo comportamenti giudicati insufficienti sotto il profilo della prevenzione.
Il caso delle commissioni consiliari e la "Gettonopoli"
Tra gli aspetti più dettagliatamente analizzati figura il funzionamento delle commissioni consiliari.
Secondo la relazione ministeriale, il numero delle riunioni avrebbe registrato un incremento significativo, con convocazioni concentrate nella stessa giornata e sedute di durata estremamente limitata, talvolta inferiori ai trenta minuti.
Per il Viminale, una simile organizzazione difficilmente troverebbe giustificazione nelle esigenze dell'attività istituzionale e sarebbe invece compatibile con un sistema volto ad aumentare il numero dei gettoni di presenza e dei rimborsi spettanti ai consiglieri comunali.
La vicenda, già al centro dell'inchiesta giornalistica denominata "Gettonopoli", viene richiamata come uno degli esempi più evidenti delle carenze nei meccanismi di controllo interno.
I controlli che, secondo il Ministero, sarebbero mancati
Nel documento trova spazio anche il ruolo degli organi politici nella vigilanza sull'attività amministrativa.
Secondo il Ministero, sindaco, giunta e Consiglio comunale non avrebbero esercitato in maniera efficace i poteri di controllo loro attribuiti dall'ordinamento.
La relazione richiama la nota con la quale il segretario generale aveva segnalato il sensibile aumento dei costi di funzionamento delle commissioni consiliari. Nonostante quella comunicazione fosse stata trasmessa ai vertici istituzionali dell'Ente, il Viminale osserva che non sarebbero seguiti interventi capaci di correggere le anomalie riscontrate.
Per gli ispettori, questa inerzia avrebbe contribuito a consolidare un sistema amministrativo privo di efficaci strumenti di autocorrezione.
La "legalità debole" descritta nella relazione
Tra le espressioni che ricorrono nel documento ministeriale ve n'è una destinata a sintetizzare l'intero giudizio sull'Ente: "legalità debole".
Con questa definizione il Ministero descrive un'amministrazione caratterizzata, secondo gli accertamenti svolti, da diffuse irregolarità procedimentali, da una gestione ritenuta poco rigorosa degli atti amministrativi e da una struttura organizzativa incapace di prevenire situazioni di rischio.
Il quadro delineato non riguarda soltanto la sfera politica, ma investe uffici comunali, società partecipate, patrimonio pubblico e servizi, descrivendo un sistema nel quale le criticità amministrative si sarebbero progressivamente stratificate nel tempo.
Imprese, affidamenti e rapporti economici con il Comune
La relazione dedica particolare attenzione anche ai rapporti economici tra l'Ente e alcune imprese private.
Tra gli episodi richiamati figura quello di una società riconducibile, attraverso rapporti di parentela, a un amministratore comunale. Secondo il Ministero, l'impresa avrebbe ottenuto affidamenti di servizi per un valore complessivo di circa 282 mila euro.
Il documento richiama inoltre ulteriori rapporti economici tra il Comune e soggetti gravati da precedenti penali ritenuti significativi.
Per il Viminale, tali circostanze, considerate nel loro insieme, delineerebbero una rete di relazioni suscettibile di incidere sulla trasparenza dell'azione amministrativa e sulla corretta gestione delle risorse pubbliche.
Interdittive antimafia e controlli sulle imprese
Un ulteriore capitolo riguarda l'attività di prevenzione antimafia.
La relazione ricorda il numero particolarmente elevato di interdittive emesse nella provincia di Napoli nei confronti di imprese considerate esposte al rischio di infiltrazione criminale.
Tra queste vengono richiamate ventuno aziende operanti nel settore delle onoranze funebri, sette delle quali con sede a Torre Annunziata.
Secondo il Ministero, gli uffici comunali non avrebbero svolto controlli adeguati sulle attività interessate dai provvedimenti prefettizi, circostanza che avrebbe limitato l'efficacia delle misure adottate per contrastare possibili infiltrazioni dell'economia legale.
Urbanistica e abusivismo: un settore ritenuto particolarmente vulnerabile
Le verifiche della commissione d'accesso hanno interessato anche il comparto urbanistico.
Secondo la relazione, sarebbero emerse lentezze nella repressione degli abusi edilizi, ritardi nella conclusione dei procedimenti amministrativi e condotte omissive attribuite sia alla componente politica sia agli uffici tecnici.
Per il Viminale, tali criticità avrebbero favorito il consolidarsi di situazioni di illegalità sul territorio, incidendo negativamente sulla capacità dell'amministrazione di esercitare un efficace controllo del territorio.
Il documento richiama inoltre il ricorso a proroghe contrattuali nella gestione di alcuni servizi collegati al ciclo dei rifiuti, ritenendo che, in alcuni casi, esse abbiano superato i limiti consentiti dalla normativa vigente.
Il caso del polo florovivaistico
Tra gli episodi esaminati compare anche il progetto di riqualificazione dell'ex area industriale destinata alla realizzazione del polo florovivaistico.
Secondo il Ministero, la richiesta di proroga della concessione edilizia sarebbe stata accolta senza che risultasse adeguatamente documentata la prosecuzione delle opere.
La vicenda viene richiamata come ulteriore indice delle criticità riscontrate nella gestione dei procedimenti amministrativi e nella verifica del rispetto delle condizioni previste dai titoli autorizzativi.
Pur riguardando un singolo intervento, il caso viene inserito nel quadro complessivo delle carenze organizzative individuate dalla commissione d'accesso.
Videosorveglianza e sicurezza urbana: le lacune evidenziate nella relazione
Tra gli aspetti presi in esame dalla commissione d'accesso rientra anche il sistema di videosorveglianza cittadino, considerato uno degli strumenti fondamentali per il controllo del territorio e la prevenzione dei fenomeni criminali.
Secondo il Ministero dell'Interno, il quadro emerso avrebbe evidenziato criticità significative. In alcune aree considerate particolarmente sensibili sotto il profilo dell'ordine pubblico mancherebbero impianti di videosorveglianza, mentre altre telecamere installate sul territorio risulterebbero inattive o non pienamente funzionanti a causa di interventi manutentivi ritenuti insufficienti.
Per il Viminale, tali carenze avrebbero limitato la capacità dell'amministrazione di supportare concretamente le attività di prevenzione e controllo svolte dalle forze dell'ordine.
Il servizio parcheggi mai decollato
Tra le anomalie amministrative richiamate nella relazione figura anche la gestione del servizio dei parcheggi a pagamento.
Secondo il Ministero, il procedimento per l'affidamento del servizio si sarebbe progressivamente arenato senza arrivare alla pubblicazione della gara pubblica. Il documento attribuisce tale situazione alla mancata individuazione della stazione appaltante, passaggio ritenuto indispensabile per avviare la procedura.
Il risultato, sempre secondo la relazione, sarebbe stato duplice: da un lato il mancato avvio di un servizio atteso dalla città e dall'altro la perdita di entrate economiche per le casse comunali.
Anche questo episodio viene richiamato come esempio delle difficoltà organizzative che, secondo il Viminale, avrebbero caratterizzato diversi settori dell'attività amministrativa.
Lo stadio Giraud e la gestione del patrimonio comunale
Nel documento trova spazio anche la vicenda dello stadio comunale "Giraud".
La relazione evidenzia come l'impianto sportivo sarebbe stato utilizzato, a partire dal luglio 2025, senza che fosse stato formalizzato un valido atto convenzionale capace di disciplinarne modalità, durata e condizioni di utilizzo.
Secondo il Ministero, l'assenza di un titolo giuridico idoneo per l'utilizzo dell'impianto da parte della società calcistica e di altri soggetti privati rappresenterebbe un'ulteriore criticità nella gestione del patrimonio pubblico, inserita nel più ampio contesto delle irregolarità amministrative riscontrate durante gli accertamenti.
Opere pubbliche e urbanizzazione: i cantieri finiti sotto osservazione
La relazione torna più volte anche sul settore urbanistico, soffermandosi su alcune opere pubbliche rimaste in una fase di sostanziale stallo.
Tra queste vengono richiamati gli interventi di urbanizzazione collegati a un centro commerciale, già oggetto di approfondimenti durante la precedente commissione d'indagine del 2022.
Secondo il Viminale, i ritardi accumulati nella realizzazione delle opere e la mancata definizione dei procedimenti amministrativi costituirebbero un ulteriore indice delle difficoltà organizzative dell'Ente nel seguire interventi particolarmente rilevanti per il territorio.
Servizi sociali e patrimonio abitativo
Un altro settore analizzato dagli ispettori riguarda la gestione dei servizi sociali e degli immobili destinati all'assistenza.
Tra gli episodi richiamati compare quello di una struttura concessa per l'accoglienza temporanea di persone senza dimora e cittadini stranieri che, secondo quanto riportato nella relazione, sarebbe stata utilizzata prevalentemente per attività ricettive e commerciali, accompagnate dalla realizzazione di opere edilizie abusive.
Il documento richiama inoltre la situazione di un immobile assegnato in via provvisoria a un nucleo familiare in attesa dell'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Anche in questo caso gli ispettori segnalano presunte irregolarità edilizie e il protrarsi dell'occupazione dell'immobile.
Secondo il Ministero, tali vicende rappresenterebbero ulteriori segnali delle difficoltà incontrate dall'amministrazione nella gestione del patrimonio comunale.
I beni confiscati alla criminalità
Particolare attenzione viene riservata anche ai beni confiscati, considerati strumenti fondamentali nella restituzione alla collettività del patrimonio sottratto alle organizzazioni criminali.
Secondo la relazione, uno degli immobili assegnati al Comune per finalità sociali sarebbe stato destinato ad attività diverse rispetto a quelle previste, perdendo così la funzione originaria di accoglienza.
Un secondo bene confiscato, destinato inizialmente all'ospitalità di cittadini extracomunitari, sarebbe invece rimasto nella disponibilità di un nucleo familiare assegnatario in via temporanea.
Per il Ministero, queste situazioni evidenzierebbero carenze nella gestione e nel controllo di un patrimonio particolarmente delicato sotto il profilo istituzionale e simbolico.
Occupazioni abusive e procedure di sgombero
La relazione affronta anche il tema delle occupazioni abusive degli immobili pubblici.
Secondo quanto riportato nel documento, le forze di polizia avrebbero più volte segnalato la necessità di intervenire per ripristinare la legalità in alcuni immobili occupati senza titolo.
Tra gli elementi acquisiti dagli ispettori viene richiamata anche la circostanza secondo cui alcuni amministratori comunali, «fra cui anche il sindaco», avrebbero chiesto informazioni sull'andamento delle procedure di sgombero, prospettando la possibilità di valutarne un eventuale rallentamento.
Il Ministero inserisce questo episodio nel più ampio contesto delle valutazioni sulla gestione del patrimonio comunale e sull'efficacia delle iniziative adottate per il ripristino della legalità.
Perché il Governo ha scelto lo scioglimento
Nelle conclusioni della relazione, il Ministero dell'Interno individua nella sommatoria delle criticità riscontrate l'elemento decisivo che ha portato alla proposta di scioglimento del Consiglio comunale.
Secondo il Viminale, le anomalie emerse non costituirebbero episodi isolati né semplici irregolarità amministrative, ma rappresenterebbero il sintomo di un sistema che avrebbe progressivamente perso la capacità di garantire autonomia, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa.
La relazione parla di un Ente che, nel tempo, avrebbe mostrato una crescente vulnerabilità rispetto ai condizionamenti esercitati da soggetti collegati direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata.
Per questo motivo il Ministero ritiene che prescrizioni, diffide o interventi correttivi non sarebbero stati sufficienti a superare le criticità riscontrate.
La nuova fase amministrativa
Con il decreto del Presidente della Repubblica si apre ora una nuova fase per Torre Annunziata.
Per i prossimi diciotto mesi il Comune sarà amministrato dalla Commissione straordinaria composta dal prefetto a riposo Gianfranco Tomao, dal viceprefetto Roberto Esposito e dal dirigente di seconda fascia Gianluca Orlando.
Ai tre commissari sono stati attribuiti tutti i poteri del sindaco, della giunta e del Consiglio comunale. Il loro compito sarà quello di ripristinare condizioni di piena legalità amministrativa, rafforzare i controlli interni, riorganizzare gli uffici e rimuovere le criticità evidenziate nella relazione ministeriale, preparando l'Ente al ritorno alle urne al termine del periodo di commissariamento.
Il terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose nella storia del Comune rappresenta un passaggio destinato a segnare profondamente la vita amministrativa della città. La relazione del Viminale consegna un quadro che investe politica, apparato burocratico, società partecipate, patrimonio pubblico, urbanistica, servizi e gestione dei beni confiscati. Sarà su tutti questi fronti che si misurerà il lavoro della Commissione straordinaria nei prossimi diciotto mesi.

