Salerno. Muore per una trasfusione sbagliata per omonimia: nei guai medici e infermieri
Morì nel 2009, ma la morte di Gerardo Fasolino, che nel 2009 giunse al Ruggi d’Aragona per sottoporsi a un intervento a un’anca e ne uscì cadavere dopo una trasfusione sbagliata, poteva essere evitata secondo i giudici della Corte d’appello. Se medici e infermieri fossero stati più accorti nel verificare le sacche di sangue, sarebbe ancora vivo. Era il luglio di sette anni fa quando il 75enne di Camerota fu ricoverato nel reparto di Ortopedia. Ieri la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado per concorso in omicidio colposo, che ha condannato a 1 anno e 6 mesi il medico ortopedico, a 1 anno e 3 mesi il collega e l’anestesista, a 1 anno e 2 mesi l’infermiere . Il processo ha ricostruito che l’operazione chirurgica era andata bene, ma nella successiva trasfusione le sacche con il gruppo sanguigno del pensionato furono scambiate con quelle di un altro paziente, registrato con lo stesso cognome ma ricoverato in un altro reparto, quello di Cardiochirurgia. L’incompatibilità dei gruppi scatenò una “Abo”, una reazione immunitaria che portò rapidamente Fasolino alla morte.


