E’ il giorno della Festa per Pagani. Alle 18 il santuario della Madonna delle Galline aprirà le porte a migliaia di fedeli che già nelle ore precedenti affolleranno piazza D’Arezzo e le vie circostanti. Tutti in trepida attesa per poter vedere la sacra effige, rivolgere un saluto, una preghiera, un canto, chiedere una grazia. E’ un rito catartico, è primavera, è la festa del popolo paganese, ma non solo. Perché in questi tre giorni la cittadina sarà presa d’assalto da tantissimi turisti provenienti da ogni dove, desiderosi di immergersi nella magica atmosfera tra sacro e profano, tra devozione e balli, tra riti e degustazioni culinarie. Descrivere la festa a parole diventa un’impresa improba, meglio viverla, avvolgersi nell’accoglienza che solo Pagani sa dare in occasione di un evento che attira una miriade di forestieri accolti con raro onore e gentilezza all’interno dei toselli.
Meno di venti anni fa c’era un solo tosello, quello di Cortile Califano, un nido di storia e tradizione realizzato da colui che può considerarsi il ‘padre’ di questa festa, Francesco Tiano, morto nell’aprile del 2008 ma mai dimenticato dai suoi concittadini. Forse senza di lui questa festa non avrebbe mai avuto un risvolto così popolare, non sarebbe mai stata così rinomata e amata, anche se con il passare degli anni ha assunto un sapore diverso, contemporaneo. Del resto passa il tempo, cambiano le situazioni, muta la forma, tutto si trasforma.
Con Gerardo Sinatore abbiamo cercato di ricostruire, per quanto possibile, l’ultimo mezzo secolo di storia della festa della Madonna delle Galline, per capire come cambia la storia di un paese, di una tradizione, di una società, nel bene e nel male, in meglio o in peggio.
“Ci sono punti a favore e punti a sfavore per essere sincero fino in fondo. Il tosello di Franco era l’ultimo dei toselli perché il tosello era un luogo di sosta e di ristoro per i portantini che portavano a spalla la statua della Madonna. Quello di Franco era quello che è resistito al tempo perché era in un quartiere più popolare e quindi le cose si sono mantenute in modo più incontaminato e originale. Franco ha avuto l’idea di invitare personaggi illustri, da Roberto De Simone a Annabella Rossi, fino a far esplodere la festa. Essendo quello di Franco l’ultimo tosello si presupponeva ce ne fossero altri prima – afferma lo scrittore ed ex assessore paganese -. Durante la processione molte famiglie aprivano i loro cortili, mettevano un tavolino ricoperto con una coperta di damasco al centro della strada, con un braciere e dell’incenso, in modo che la Madonna potesse essere posata lì sopra affinchè i portantini potessero riposarsi. Il tosello esisteva già, ma Franco ha dato un volto spettacolare”.
Negli ultimi quindici anni questa festa ha assunto un volto più ‘commerciale’, di massa, che forse non rispecchia in pieno il pensiero del suo ideatore.
“Franco ha sempre voluto che la tradizione del tosello continuasse, pur sempre nel rispetto della tradizione. Ovviamente la responsabilità è soggettiva. Chi ha nel cuore la tradizione la rispetta, chi non la conosce deve avere il tempo di poterla conoscere per poi trasmetterla nel modo più autentico possibile. E’ chiaro che ci sono gli speculatori, chi lo fa per vendere… ma credo che con il tempo tutto si aggiusterà”.
Il tempo guarisce tutti i mali, dice un vecchio detto, ma fino a due generazioni fa tutto era assai differente: “Prima la festa era basata su sparuti gruppi di cantori che andavano davanti alla chiesa e poi si rifugiavano da Franco, dove potevano ballare, suonare e cantare solo i maestri, solo chi poteva farlo. Oggi invece è diventata una cosa in stile discoteca, ma prima non era così. La festa della Madonna delle Galline prima non la facevano i paganesi, ma i sanmarzanesi, i sarnesi (soprattutto), i sanvalentinesi… chi sapeva suonare la tammorra si contava sulle dita di una mano ed era uno strumento suonato solo dalle donne, mentre oggi la suonano un po’ tutti. E’ diventata un fenomeno di massa perché le società si sono ristrette e non lasciano spazio a nessuno. I giovani sentono che la loro presenza viene avvertita e si rappresentano nel modo più consono, secondo la cultura e il modo di vivere. E’ diventata una festa di massa perché le tradizioni affascinano i giovani e anche loro vivono questo momento di libertà. Corre un po’ di vino, ma il vino c’è sempre stato sin dall’antichità. La festa è lo specchio della società”.
Perché Pagani si risveglia solo per la festa della Madonna delle Galline? “Perché siamo un popolo libertino sotto certi aspetti. Questa festa significa libertà, è un rovesciamento di poteri, dove le istituzioni politiche non devono intromettersi, dove prevale il popolo e non vuole nessuno tra i piedi e così deve essere. Ogni anno, quando capitano dei conflitti, penso ‘Siamo sulla strada giusta’, perché da sempre è così – ha concluso Gerardo Sinatore -. Sono i giorni della libertà del popolo”.
E adesso la festa abbia inizio, sia fatta la volontà del popolo.


