"Dalla violenza all’amore per sé", l'incontro a Sant'Egidio del Monte Albino
A molti sembra incomprensibile che una donna rimanga con un marito o compagno che la tiene con ogni mezzo sotto il suo tallone. Vi è come una colpevolizzazione sociale della donna quando è succube di un uomo violento, in particolare quando la situazione precipita. Il peso di una tradizione millenaria, un ordine patriarcale e maschilista è ancora inciso sui corpi delle donne e sulle loro menti. I pregiudizi culturali riguardo al ruolo femminile hanno un’origine ancestrale, che grava sulle spalle di ogni donna tutte le volte in cui viene considerata la prima responsabile della tenuta del rapporto di coppia e della famiglia; o quando ci si attende che sia suo esclusivo carico la gestione domestica e familiare; quando ci si aspetta che si prenda cura con dedizione, oltre che dei figli, anche del partner; quando si pretende che sia disponibile a mettere da parte i sui bisogni per dare la priorità al benessere altrui; che sia protettiva, comprensiva, dolce e per di più attraente per compiacere il partner, ma che non sia sessualmente troppo libera ne autosufficiente. Il "ci si aspetta" non è riferito solo al partner, se lo aspettano tutti, familiari, amici, colleghi, conoscenti, la donna stessa pretende tutto questo da sé. I maltrattamenti nelle relazioni affettive indicano un grande inganno su cosa sia l'amore e, in questa prospettiva, diventa vitale rifondarne la concezione. E la testimonianza del Dr. Fabio Martino, che da anni si occupa di violenza di genere e cultura maschilista, ci aiuterà a comprendere come questo sia possibile.


