Il Professore Umberto Pappalardo e il ricorso al Tar che ha permesso la bocciatura dei 5 direttori dei Musei, il prof racconta del perchè del ricorso in un'intervista al Corriere della Sera. Umberto Pappalardo insegna Archeologia classica, archeologia pompeiana e archeologia e storia dell’arte greca e romana al Suor Orsola Benincasa. «Professore a 27 anni e poi anche funzionario ministeriale. Ho un curriculum di 50 pagine», precisa. E non lo fa per una forma di immodestia. Con quel curriculum non è riuscito neanche ad arrivare alla fase di colloquio. «Mi sono inviperito e ho fatto ricorso». Eh sì, è uno dei supertecnici che aveva partecipato al bando ministeriale per direttori di musei e poi si è rivolto al Tar Lazio per «avere giustizia». La bocciatura del Tar Lazio sta creando molte polemiche. Il ministro Dario Franceschini ha detto: «Non ci sono parole».
Ma sulla vicenda spiega Pappalardo: «Ho sessant’anni e una duplice carriera, universitaria e ministeriale. Ho un curriculum di 50 pagine e non sono neanche stato ammesso al colloquio. Ma Franceschini che ha a fare l’ufficio legale?».
«Quando ho chiesto un parere ad alcuni grandi studi legali di Roma mi hanno detto: andava impugnato già il bando, figuriamoci la selezione. I rilievi del Tar sono giusti, in Italia non esiste ancora una legge che disciplini le assunzioni degli stranieri. Perché non mettersi in regola? L’ufficio legale del ministero non lo sapeva? Se non lo sapeva è grave. Ora non possono prendersela col Tar o con noi ricorrenti».
«Io ce l’ho col ministero, mica con i colleghi. - continua Pappalardo - Non è una questione personale. Io sono stato anni al ministero e non si fanno i concorsi pubblici a porte chiuse o via Skype. Per non parlare dei punteggi: un range talmente ampio da essere assolutamente discrezionale».
Coincidenza ha voluto che nello stesso giorno della bocciatura del Tar Lazio, Claudia Ferrazzi, quarantenne bergamasca, è stata chiamata da Macron come responsabile della cultura francese. «Mi sembra una bellissima notizia. - spiega Pappalardo - L’arte è di tutti, è giusto che ci sia interscambio. Ma, ripeto, in Italia manca la legge. Non è colpa mia ma di chi le dovrebbe fare».
«Sa non arrivare neanche agli orali dopo una lunghissima carriera». Poi conclude: «Immagino che dovranno rifare il concorso. Che storia. Tra ricorsi e licenziamenti tutti sono scontenti, tranne i colpevoli, la classe politica e ministeriale. L’Italia è immobile perché non si sanno fare le leggi. Questa è solo una pagina di una vicenda amara».


