di Gaetanina Longobardi
A Salerno, presso la Galleria d’arte “Il Catalogo”, in via Antonio Maria De Luca lunedì 9 marzo, il premio Alfonso Gatto edizione 2026 viene conferito a Franco Buffoni, poeta, traduttore e critico letterario. Il professore Vincenzo Salerno, Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca “Alfonso Gatto” e docente di letterature comparate presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno, intraprende un viaggio nel mondo di Franco Buffoni che definisce con commozione suo maestro universitario e amico fraterno.
La Galleria “Il Catalogo”, fondata da Lelio Schiavone insieme ad Alfonso Gatto organizza in collaborazione con la Fondazione Alfonso Gatto e con il Centro Interdipartimentale di Ricerca “Alfonso Gatto” dell’Università degli Studi di Salerno un evento in grado di diffondere un messaggio, che si sente forte e chiaro. Lo avvertirai nel cuore e nella testa e fin tra le labbra. Perché è la stratificazione della poesia che sceglie te per questa sinergia di intenti e più di una volta smetterai di immaginare. La voce di Franco Buffoni ha dentro di sé un entroterra che gira intorno al nostro contemporaneo che muta. Dalla sua voce ascolterai alcune delle sue poesie sulla dimensione della memoria: Come un polittico e potrai assaporare quel messaggio. In fondo, ciò che ognuno desidera è lasciare aperto il polittico. Oppure chiudere gentilmente nell’intensità rappresentata dalla stessa composizione: Come un polittico che si apre / E dentro c'è la storia / Ma si apre ogni tanto / Solo nelle occasioni, / Fuori invece è monocromo / Grigio per tutti i giorni, / La sensazione di non essere più in grado, / Di non sapere più ricordare / Contemporaneamente / Tutta la sua esistenza - / Come la storia che c'è dentro il polittico / E non si vede - / Gli dava l'affanno del non-essere stato / Quando invece sapeva era stato, / Del non avere letto o mai avuto. / La sensazione insomma di star per cominciare / A non ricordare più tutto come prima, / Mentre il vento capriccioso / Corteggiava come amante / I pioppi giovani, / Fino a farli fremere.
Durante la serata in dialogo con il professore Vincenzo Salerno e Filippo Trotta della Fondazione Gatto, Franco Buffoni racconta il primo incontro con un libro di Alfonso Gatto. Quel giorno era il suo diciottesimo compleanno e gli venne regalato La Storia delle Vittime del 1966. Il poeta raffigura un disegno del suo passato e la narrazione mantiene fresco il ricordo che sembra quasi di toccarlo. Dunque le tematiche buffoniane giungono nell’opera Guerra del 2005 che onora le vicende del padre durante la Seconda guerra mondiale. Un libro monotematico sulla guerra che parte dal ritrovamento di un diario, scritto dal padre con il metodo della stenografia in campo di concentramento. Il poeta, il traduttore, il critico letterario ha gli occhi che brillano mentre racconta l’impegno di tradurre più velocemente dei segni stenografici sui fogli e stringere con forza la matita.
Sei nuovamente di fronte al polittico e poco importa sapere quali emozioni sono legate agli oggetti e alle cose. Franco Buffoni legge un primo frammento di una poesia e poi un’altra: Ho pensato a te, contino Giacomo del 2013.
Ho pensato a te, contino Giacomo, vedendo / Su una rivista patinata / Le foto degli scavi in Siria a Urkish, / A te e ai tuoi imperi e popoli dell'Asia / Quando intuivi immensamente lunga / La storia dell'umanità. / Altro che i Greci il popolo giovane di Hegel / O il mondo solo di quattromila anni della Bibbia / Credendo di dir tanto, fino a ieri. / Tu lo sapevi che sotto sette strati stava Urkish / La regina coi fermagli / L'intero archivio su mille tavolette / Già indoeuropea nella parlata / L'accusativo in emme. Capitale urrita / Dai gioielli legati all'infinita pazienza / Dei ricami in oro. Tu lo sapevi che poi gli Hittiti / Sarebbero giunti a conquistarla, / Già loro vecchi e di vecchi archivi nutriti... / Sono stufo di preti e di poeti, conte Giacomo. / E di miti infantilmente riadattati.
E ancora in Di Leopardi che ritorna col pensiero a Roma.
Di Leopardi che ritorna col pensiero a Roma / Dalle pendici del Vesuvio: “Anco ti vidi / de’ tuoi steli abbellir l’erme contrade / che cingon la cittade”. Desolazione per desolazione, / Naturale per intellettuale, deserto per deserto… / Di Leopardi suddito dello stato pontificio / Liberale clandestino in ideologico isolamento / - Il ridicolo e il grottesco delle Operette / Per eccellenza armi illuministiche / Contro antropocentriche metafisiche - / In quell’angusto regno del silenzio / Dalle mostruose tipologie censorie / Che fu il governo della / Reverenda Camera Apostolica. / Roma desertica.
Tutto è un non detto, come un ciclo vitale sospeso. Il premio Alfonso Gatto è regalato a Franco Buffoni, ma siamo noi a ricevere gli insegnamenti più preziosi. Persino la Galleria d’Arte “Il Catalogo” apprezza. Questo luogo non invecchierà mai, basta la vita in questa sala a preparare l’esperienza di una poesia.
Prima di salutare il maestro, gli chiedo se ricorda la stenografia tradotta dalle lettere del padre. Nella risposta affermativa, ritrovo la consapevolezza di una poesia che ha un sapore particolare e non ha bisogno di apparire. Come la consistenza di una libertà provata in tante forme diverse nel messaggio che illustra un polittico. E oggi che mi trovo a ragionare / Di machine learning e reti neurali / Provo adulte fitte di rimpianto / Per le certezze di mio padre:/ Ciò che nell’uomo / Dell’animale è il segno / È la sua natura mortale./ Ciò che lo trascende è la parola.
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